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Nino Frassica: “Arbore mi diede del napoletano e sbocciò l’amore. Quella volta che stavo affogando in diretta”

Nino Frassica: “Arbore mi diede del napoletano e sbocciò l’amore. Quella volta che stavo affogando in diretta”. Nino Frassica su Arbore e non solo, l’attore è comico siciliano, 71 anni, racconta i retroscena che l’hanno portato alla ribalta nei primi anni di carriera in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Nino Frassica, raccontiamo finalmente il contenuto della famosa telefonata che fece a Renzo Arbore, grazie alla quale entrò nella sua squadra. Che vi siete detti?
«Premetto che, quando ho iniziato, la tv era in bianco e nero, non esistevano i social e come era possibile farsi conoscere? Citofonando ai produttori, ai registi, agli attori famosi o… mandando messaggi dentro le bottiglie di vetro? Io ero cresciuto a pane e Alto gradimento, la mia scuola, la mia luce, ne ero un ammiratore sfegatato. L’idea di chiamare Arbore, il numero lo avevo trovato semplicemente sull’elenco telefonico, mi era venuta leggendo che Andy Luotto gli aveva telefonato e lo showman, dopo averlo ascoltato, lo aveva convocato e poi scritturato.

All’epoca non esistevano i cellulari e non ci fu una vera e propria telefonata, mi limitavo a lasciargli vari messaggi sulla segreteria del telefono di casa. Per esempio, gli dicevo: sono un mio ammiratore, e questa è la mia segreteria telefonica… conto fino a tre, al tre stacco… Oppure: sono un comico dilettante e non cerco lavoro… Lui, incuriosito, mi richiama e dice: se ti trovi a passare da Roma, vieni a trovarmi. Io vivevo a Messina e, guarda caso, il giorno dopo mi capita di passare per Roma».

Tra voi, amore a prima vista?
«Mi guarda ed esclama: sembri un napoletano… non ho mai capito il perché della sua affermazione, ma era un complimento, i napoletani sono simpatici. Di sicuro, Renzo era colui che poteva capirmi meglio».

Nino Frassica: “Arbore era colui che poteva capirmi meglio”

Rispetto a chi?
«Quando cercavo lavoro, non sono andato da Pippo Baudo, come facevano i siciliani cercando una complicità regionale e chiedendogli un aiuto… La mia era una comicità diversa, simile a quella degli attori di cui si serviva Arbore e con lui, Gianni Boncompagni, Mario Marenco, Bracardi, iniziai alla radio, nel programma Radio anche noi, poi in tv: Quelli della notte e Indietro tutta!».

Dove impersona il frate Antonino da Scasazza…
«Sì, mi propone di fare questo fratacchione, personaggio di cui non sapevo nulla, ma ho subito accettato: avrei detto sì anche se mi avesse proposto di impersonare un astronauta o un pompiere… Però dovevo prepararmi perché l’improvvisazione, che mi ha insegnato Renzo, non è mai veramente improvvisata. Nei suoi programmi non esisteva un copione, ma un canovaccio, sulla base del quale creare le tue battute. Insomma, il fascino della diretta, che però una volta poteva farmi finire davvero molto male».

Che cosa accadde?
«Mentre ci esibivamo in Cacao Meravigliao, mi metto in bocca una fetta di limone che, cantando e ballando, mi va per storto: stavo soffocando, ma gli altri pensavano che scherzassi, che facesse parte della scenetta. Per fortuna uno dei tecnici si accorge che non era uno scherzo, mi assesta due botte sulla schiena e mi ha salvato».

Ma la sua vis comica, Frassica, dove, come e quando nasce? Da chi l’ha ereditata?
«Più da parte di padre, molto spiritoso, che di madre, ma soprattutto nasce come reazione alla noia della provincia dove sono nato, Galati Marina, alla periferia di Messina. Sono sempre stato pigro e nell’ozio mi piaceva organizzare degli scherzi. La mia carriera ha preso il via come “scherzista” nel bar Suaria del mio quartiere: lo scherzo, di per sé, è già una forma di teatro».

Nino Frassica: “Arbore mi diede del napoletano e sbocciò l’amore”

[…] Che scuola ha frequentato?
«Mio padre voleva che facessi il geometra, a me non piaceva perché l’istituto era frequentato tutto da maschi, mentre la vicina scuola di ragioneria era piena di femmine».

E allora: geometra o ragioniere?
«Per ubbidienza frequentai il primo anno da geometra, venni bocciato per le assenze, perché la mattina mi chiudevo nei cinema a guardare film a ripetizione. Poi passai a ragioneria».

[…] Ma lei ha recitato anche in un film diretto da Sofia Coppola, Somewhere, e in The Tourist, con Johnny Depp e Angelina Jolie.
«Sì, quest’ultimo diretto da un regista tedesco con un nome difficilissimo: Florian Henckel von Donnersmarck… pronunciarlo, una fatica».

Coppola la scelse proprio per aver visto «Indietro tutta».
«Mi offrì un piccolo ruolo, dovevo impersonare un presentatore italiano pacchiano e lei pensava che lo fossi veramente! Solo che non aveva capito una cosa fondamentale: io per fare quel personaggio nel programma di Arbore, mi ero ispirato proprio ai presentatori pacchiani delle tv americane. Insomma, americaneggiavo, era una presa in giro della tv americana, e la Coppola volendo prendere in giro la tv italiana aveva scelto me: un circolo vizioso».

[…] La più grande soddisfazione avuta nella sua carriera?
«Una piccola medaglia, che però ricordo con piacere. Erano i primi anni ‘80, vado ai Giardini Naxos per assistere ai premi della regia televisiva. Per ben tre anni di seguito non riesco a entrare come spettatore, perché non avevo il biglietto, né un invito e, non essendo conosciuto, senza una raccomandazione non potevo essere ammesso. Ma nel 1985 succede il miracolo. Là dove non mi facevano entrare, quella sera c’era una marea di gente che inneggiava Nino! Nino! Nino! Ero diventato famoso in tv e… anch’io tra i premiati».

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