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Claudio Lippi: “Problemi finanziari? Ho perso tutto due volte. Nessuno ha più chiamato dopo l’episodio del 2006”

Claudio Lippi: “Problemi finanziari? Ho perso tutto due volte. Nessuno ha più chiamato dopo l’episodio del 2006”. Claudio Lippi sui problemi finanziari e non solo, il conduttore milanese, 76 anni, rivela alcuni retroscena legati all’inizio e alla fine della sua carriera in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Claudio, lei sembra una persona serena.
«Sì, è così. Sono marito, padre, nonno. E poi come potrebbe non essere felice una persona che a soli nove anni ha visto accendersi la televisione per la prima volta?»

Il 3 gennaio 1954 Fulvia Colombo diede avvio alle trasmissioni televisive del Programma nazionale, così si chiamava la prima rete Rai.
«Che delusione quando venni a sapere che quell’annuncio era stato registrato».

Però all’epoca era strano ritrovarsi in casa una scatola parlante.
«Molto. Era tutto nuovo, tutto possibile. Avevi la sensazione che entrare a far parte di quel mondo fosse una cosa tutto sommato semplice. È per questo che poi le televisioni private ebbero così tanto successo: tutti volevamo “entrare” lì. Io sono di Varese, e nella provincia lombarda le televisioni hanno avuto un ruolo capillare».

Dunque lei già si immaginava conduttore?
«No, volevo fare il cantante. Cosa che poi farò davvero perché fino al 1972 io mi sono guadagnato da vivere con la voce. Ma da bambino il canto mi procurò uno choc: mia madre mi accompagnò a fare un provino alla Rai di Milano. Il maestro mi ascoltò per qualche secondo, poi mi interruppe e prese la mamma da parte. “Signora — le disse — suo figlio è un mostro”. Mia madre pensava ad un complimento, ma lui si spiegò meglio: “No, signora, è un mostro perché ha un vocione, è troppo forte”. Lei si mise a piangere e io ne ricavai un senso di colpa che mi accompagnò per anni».

Claudio Lippi: “Problemi finanziari? Ho pagato 20 miliardi di lire in 20 anni”

Che cosa faceva suo padre?
«Prima lavorava in una grande azienda e, in sostanza, risanava le imprese. Era spesso via, lo vedevo poco ma ero molto legato a lui. Poi, quando io ero ormai adulto, si fece convincere da un tizio a entrare in un affare, una specie di burrificio. Peccato che poi quel tizio sparì e lasciò sulle spalle di mio padre un buco finanziario enorme».

E lei?
«Io decisi di accollarmi quel debito. Fu la prima volta che capii di aver perso tutto, fu come sentirsi mancare la terra sotto ai piedi. Ma reagii con forza e, credo oggi, con limpidezza. Non potevo lasciare la famiglia in quel baratro, non è da me. Risultato: venti miliardi di vecchie lire da ripagare in vent’anni. È stata dura, ma ce l’ho fatta».

[…] Proposte che ha rifiutato?
«L’isola dei famosi e il Grande Fratello. Ma mi creda, non è finto snobismo e nemmeno vuol dire che io non abbia bisogno di soldi, anzi. È semplice coerenza: vado ogni tanto in qualche talk show e mi fa piacere, ma non mi si può chiedere di entrare in quelle dinamiche dove le liti, le riconciliazioni, i dissidi sono fatti per fare spettacolo. Non fa per me. Senza contare che io ho quattro bypass addosso».

[…] Forse è giunto il momento di rivedere bene certi miti. Secondo lei Mike Bongiorno non ha assunto spesso atteggiamenti maschilisti?
«Una volta l’ho visto fare una scenata orribile ad Antonella Elia, la quale aveva osato dire qualcosa a proposito della scelta di indossare una pelliccia, sponsor del programma. Era un uomo durissimo, lo so, ma ha avuto un’intuizione geniale: ha valorizzato la mediocrità, facendone un caposaldo comunicativo. Il contrario di quello che oggi fa, per esempio, Paolo Bonolis, che la sottolinea, la addita, magari guardandola dall’alto. Non è una critica, sono scelte espressive, professionali».

Claudio Lippi: “Problemi finanziari? Negli anni 90 investimenti sbagliati”

Claudio, a partire dal 1980 lei è stato una presenza fissa e molto popolare in televisione. Da «Giochi senza frontiere» alla «Corrida», dopo l’addio di Corrado. Come ha vissuto il successo?
«Sarò sincero: sempre con un senso di precarietà, come uno che sta saldando un conto con coscienza e meticolosità, come se fossi stato ancora lì a ripagare il buco finanziario capitato a mio padre. Non vivo le cose con superficialità, non penso che tutto mi sia dovuto. Dicono che le sciagure capitino alle persone più sensibili e infatti, negli anni Novanta, ho di nuovo perso tutto, questa volta a causa di un agente-avvocato che ha fatto investimenti sbagliati, pasticci finanziari insomma. Ma vede, ogni volta che mi succede qualcosa io ritrovo quel ragazzo che scelse di accollarsi il debito familiare con impegno e dedizione. Torno a essere così».

È vero che con Berlusconi eravate molto legati?
«L’ho sempre ritenuto un grande uomo di televisione. Quando prese a girare la voce che sarebbe sceso in campo, ci incontrammo a Porto Rotondo e lo supplicai di non fare politica. Mi rispose che era un passo necessario. “Anche per voi”, aggiunse».

[…] Un altro «strappo» clamoroso lei lo ha fatto con «Buona Domenica». Dopo cinque puntate decide di andarsene. Ci sono state conseguenze?
«Be’, non lavoro in televisione da quell’ottobre 2006. Faccia lei».

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