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Renzo Arbore: “Quelli della notte? Ho lanciato 40 sconosciuti poi ho avuto paura. C’è l’ho a morte con l’Auditel”

Renzo Arbore: “Quelli della notte? Ho lanciato 40 sconosciuti poi ho avuto paura. C’è l’ho a morte con l’Auditel”. Renzo Arbore su Quelli della notte e non solo il cantante e conduttore foggiano, 84 anni, ripercorre i suoi grandi successi in una intervista al settimanale ‘Oggi’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

«[…] Ho fatto quel che ho fatto solo perché sono nato a Foggia. Volevo sprovincializzarmi e, facendolo, ho sprovincializzato il pubblico. Volevo scoprire com’era il mondo e l’ho mostrato agli altri. Raccontavo lo Studio 54 e il CBGB, il locale di New York dove nacque il punk, mostravo i seni nudi del burlesque a Parigi, le gare tra brutti in Romagna. A chi lavorava con me ripetevo che l’obiettivo era razzolare nell’inconsueto. Avendo come molla la noia della provincia e come stile la “chiacchiera disutile” che a Foggia facevamo nei bar».

[…] 1985, giovane e di successo. Che cosa temeva?
«Di essere percepito come vecchio. Dopo il successo dell’Altra Domenica mi chiesero un programma sui 60 anni della radio. Feci le 5 puntate di Cari amici vicini e lontani, con picchi di 18 milioni di spettatori. Ospitai i piu grandi giornalisti e cantanti, feci rifare l’annuncio dell’armistizio da chi lo aveva fatto all’epoca. Pensai: “Ce l’ho fatta”, ma subito dopo iniziai a temere che mi si percepisse come uno con lo sguardo al passato, io che in radio facevo Per voi giovani. Andai da Giovanni Minoli e dissi: “Voglio fare un programma con facce mai viste”. E cosi fu Quelli della notte: 40 sconosciuti tra cui Stefano Palatresi, Antonio e Marcello, Nino Frassica, il Maestro Mazza, Gege Telesforo, Maurizio Ferrini, Riccardo Pazzaglia, Roberto D’Agostino, Dario Salvatori, Simona Marchini, Marisa Laurito. Un botto che mi mise addosso un timore piu grande: quello del flop».

Ancora paura. Stavolta come l’ha esorcizzata?
«Facendo qualcosa di ancora diverso, Indietro tutta!, che lancio Francesco Paolantoni, le ragazze coccode col loro cacao Meravigliao, e lo sfotto sull’Auditel. Io con l’Auditel ce l’ho a morte».

Renzo Arbore: “Quelli della notte? Ho lanciato 40 sconosciuti”

Che cos’e che non le piace?
«Non sono mai stato comunista, ho sempre creduto nel mercato, da liberale. Ma i prodotti culturali non sono come gli altri, per la creativita dovrebbero valere altre leggi, non quella dei numeri. L’Auditel valuta la quantita non il valore di un’opera. Penalizza contenuti e creativita. E quello che in fondo ho teorizzato in Speciale per me, meno siamo meglio stiamo, che poi invece fece ascolti altissimi».

Rivendica le donne parlanti, ma in tv ha portato anche donne “decorative”. Una contraddizione?
«La conferma che non c’era niente di politico e che il solo obiettivo erano l’inconsueto e il disutile. Le cose utili le facevano gia gli altri. Prenda Lory Del Santo. Io e De Crescenzo la notammo in un ristorante romano frequentato da craxiani e gente dello spettacolo. Ci sembro perfetta per fare la segretaria che distraeva i discorsi di noi due, prototipi di maschi italici, in Tagli, ritagli e Frattaglie, nel 1981. Con lo stesso spirito, pero, nel 1969 avevo messo in piedi il primo talk show, Speciale per voi, con uno studio pieno di ragazzi liberi di chiedere qualsiasi cosa a chiunque, da Luciano Salce a Paolo Poli, che parlava di omosessualita in una Rai per la quale neanche esisteva. Li lanciai Lucio Battisti, Cochi e Renato e Gabriella Ferri, che era stata la mia prima fidanzata romana».

Che coppia siete stati?
«Libera, beat, per 2 anni. Nel 1964 partii da Napoli verso Roma con la mia 500 targata Foggia. Arrivato in Piazza del Popolo, vidi Gassman, Manfredi… Scoprii che gli artisti si incontravano al Caffe Rosati, al pomeriggio. Scesi dalla macchina la Ferri urlo: “E tu chi sei? Annamo a balla”. La seguii in via Margutta, ci fidanzammo quella sera. Una donna straordinaria».

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