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Ramazzotti: “Io e Hunziker abbiamo voluto dimostrare una cosa. Social? Molti torneranno nell’oblio”

Ramazzotti: “Io e Hunziker abbiamo voluto dimostrare una cosa. Social? Molti torneranno nell’oblio”. Eros Ramazzotti su Hunziker e non solo, il cantante romano si racconta ripercorrendo le tappe più significative della sua carriera in una intervista a “7” de ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Sui social.
«Mi colpisce oggi il desiderio delle persone di guardare ogni cosa con uno sguardo nero, pieno di sospetto e di rancore, carico di pregiudizi e di giudizi, spesso ingiustificati. Gli uni e gli altri. I social sembra stiano diventando il festival del negativo: non capisco perché le persone amino usarli non per comunicare gioia e pensiero, ma livore e odio. Spesso sui social gli esseri umani vengono aggrediti per le loro idee o per quello che hanno fatto o, semplicemente, per come sono.

Qualche volta vorrei vederli in faccia, i leoni da tastiera che insultano chi è grasso, magro, alto, basso! Vorrei controllare se loro sono perfetti. Non mi importa tanto per noi, che facciamo parte del rutilante mondo dei media. Mi importa per la ragazza che viene derisa, per il bambino che viene bullizzato e ne soffre da cani. Possibile che nessuno possa difendere i più deboli da questo tribunale improvvisato, autonominato, che emette sentenze arbitrarie e può distruggere la serenità di un essere umano?»

Sulla gavetta.
«A me non piacciono le semplificazioni estreme e non mi piace che tutto sia appiattito, che nel grande calderone, siano messi sullo stesso piano chi si improvvisa musicista e chi ha studiato per anni composizione al Conservatorio. Tutti uguali? Manco per niente. Ognuno è figlio della fatica che ha fatto nella vita, del suo talento, della determinazione del suo carattere. Vedo gente spuntata dal nulla che viene, con la stessa velocità, idolatrata e dimenticata».

Ramazzotti: “Io e Hunziker abbiamo voluto dimostrare una cosa”

Sul peso dei social sul successo.
«Un grande palcoscenico virtuale in cui un giorno sei una star e il giorno dopo quello che pulisce i gabinetti. Proprio perché questo appiattimento, questa idea che tutti siamo uguali, che non conta nulla né lo studio, né il lavoro che si sono fatti, ha finito col rimuovere ogni metro di giudizio ogni riferimento. Io non sono geloso di questi che hanno successo in un attimo, ma lo trovo ingiusto. Per loro, che domani saranno riconsegnati all’oblio, e per tutti quelli che nella vita si sono fatti un mazzo così…».

Sulla storia con l’ex moglie Michelle Hunziker.
«Ho, abbiamo, voluto dimostrare una cosa semplice e bellissima: che un amore, per quanto grande e per quanto profondo, può finire senza che sparisca l’affetto, la condivisione, il desiderio che l’altro sia felice. Quando ho invitato Michelle a fare il video con Aurora e con me lei è stata felice. La mia canzone è un inno all’amore senza regole imposte, senza codici da rispettare. L’amore integrale, quello che non consente pregiudizi e barriere. Quando leggo di mariti che uccidono le loro compagne o di padri che ammazzano i figli, penso che davvero viviamo in un mondo capovolto, in cui il rapporto più bello, più nitido, quello che, quando cambia natura, può trasformarsi in affetto eterno, può diventare invece annientamento dell’altro o possesso fragile ed egoista».

Su passato e presente.
[…] «Ero, e sono rimasto, onnivoro di musica. Oggi mi piace Tommy Emmanuel, un chitarrista australiano, e, dei giovani, amo Ultimo, Irama, Cesare Cremonini, insomma quelli che con la loro musica ti dicono qualcosa. Non capisco la trap, ma deve essere un problema mio. Se potessi fare come Nathalie Cole, che ha potuto mettere la voce di suo padre Nat King Cole in un suo disco, sceglierei senza dubbio Pino Daniele. Lo amavo molto. Facemmo una tournée con lui e Jovanotti nel 1994, trenta concerti. Ma Pino non volle registrare nulla. Un peccato. Era bellissimo».

[…] I suoi brani.
«La mia canzone che più amo è Musica è . Volevo da sempre fare una suite, amando i Genesis. Se invece devo scegliere un brano scritto da altri faccio fatica. Sono mille: quelli di Concato, di De André, di Dalla, di De Gregori. Se proprio devo prenderne una dico Emozioni di Lucio Battisti. Anche perché ora mi sembra che sia così difficile gestirle, le emozioni. Veniamo da anni spaventosi, carichi di paura, gravidi di pericoli e mi pare che ci stiamo smarrendo e forse inaridendo. Il rischio è l’indifferenza, quella generata dalla sfiducia. Ma l’indifferenza è l’altra faccia dell’odio. Anche per combattere questi pericoli io continuo a fare il mio mestiere. Con lo stesso entusiasmo, la stessa gioia, la stessa voglia di quando ero ragazzo. Con la mia chitarra scrausa».

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