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Sofia Goggia: “Regalo di compleanno? A cena con una star americana. Nella vita ho sofferto un aspetto”

Sofia Goggia: “Regalo di compleanno? Ceno con una star americana. Nella vita ho sofferto un aspetto”. Sofia Goggia sul regalo di compleanno, la campionessa di sci compie 30 anni e si racconta ripercorrendo le tappe della sua vita privata e professionale in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Immaginiamo che a Copper Mountain, dove siete in allenamento, ci sarà una festa per il Sofia’s birthday.
«Anche l’anno scorso in questo periodo eravamo in Colorado: le compagne mi prepararono un tiramisù. Questa volta arriverà Lindsey Vonn, andremo a cena. Ci siamo sentite, le ho ricordato del compleanno e mi ha detto: “Let’s go out together”. Ecco, mi regalo una serata con lei».

Ci descrive com’era la bambina Sofia Goggia?
«È sempre stata attiva e con una testa da competizione. Ero tenace e anche un po’ ansiogena: volevo dimostrare di essere brava ed era un modo per essere accettata. Sono sempre stata più “vecchia”: tra i 10 e i 14 anni ho vissuto con una maturità diversa, probabilmente a causa delle scelte fatte per inseguire lo sport. Nella mia vita non ho mai conosciuto la leggerezza e un po’ l’ho sofferto. Anzi, meglio: mi è mancata la spensieratezza e mi sono dovuta difendere dall’ansia».

[…] Com’era messa con amicizie e socialità?
«Non ho trascorsi super-felici. Per conciliare le mie scelte ho inevitabilmente messo da parte le relazioni che si instaurano da giovani. L’esperienza del liceo, ad esempio, quasi non la ricordo: non c’ero mai, ho dovuto iscrivermi in un istituto privato, ero presa di mira da parte di chi frequentava regolarmente».

Intende bullizzata?
«Non dico questo, per carità. Ma non ero ben vista: ero in giro per le gare, come tipo ero “scialla”. Uscivo raramente al sabato sera, non sono mai andata a ballare: un po’ per scelta, perché alla domenica dovevo essere sulle piste, e un po’ per indole».

Ma Sofia a scuola andava bene?
«Sì, lo studio mi è sempre piaciuto. E non mi sono mai sentita dare della secchiona».

Sofia Goggia: “Regalo di compleanno? Ceno con una star americana”

Da bambina, così ha raccontato, non giocava con le bambole.
«Non le ho mai avute. I bambolotti mi fanno anzi paura: quando entro nelle pensioni austriache, dove abbondano, crepo di terrore. È la mia fobia e ignoro da che cosa dipenda».

Se non giocava con le bambole, con che cosa si divertiva?
«Con i Lego e con le trottole. E andavo molto in bicicletta».

Le donne spesso vanno in caccia dei loro difetti: lo fa anche lei?
«Vivo nei difetti. Ma con il lanternino cerco di identificare i miei pregi. Accettarsi, per una donna, è sempre complicato».

Quanti i flirt giovanili?
«Nella mia vita non ho mai avuto tante relazioni. L’amore è sempre stato un capitolo sporadico».

Da bambina pensava ad altro per il futuro o lo sci è sempre stato dominante nei progetti?
«Vedevo solo quello: a 9 anni, in un tema, ho scritto che di mestiere volevo fare la campionessa di sci. Ho avuto la forza e il coraggio di inseguire l’obiettivo nonostante gli infortuni e le difficoltà del percorso, perché provengo da una famiglia che ha un buon imprinting culturale ma non ha una matrice sportiva».

[…] Ci traccia il bilancio dei primi 30 anni?
«Se mi guardo indietro, dico che la Sofia dei 20 anni non avrebbe pensato di ottenere così tanto: ai Giochi ho un oro e un argento, ho vinto gare, medaglie mondiali, tre Coppe del Mondo di discesa; e in questo Paese sono qualcuno. Non immaginavo questo, ma questo è quello che mi ha motivato nel tempo».

Si vede mamma, un giorno?
«Ora che sbarco nei 30 mi guardo indietro. Ma il prossimo decennio sarà densissimo di cose e una donna, tra i 30 e i 40 anni, se pensa alla maternità deve programmarla. Non so che cosa il destino mi riserverà dopo il ritiro: mi piacerebbe laurearmi e vivere una vita appagante e ambiziosa, ma senza lo sci. E un figlio potrebbe completare il mio essere donna».

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