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Marco Masini: “Sfiga? So chi è stato a mettere in giro la voce. Flirt? L’ultima che mi ha lasciato mi ha fatto un favore”

Marco Masini: “Sfiga? So chi è stato a mettere in giro la voce. Flirt? L’ultima che mi ha lasciato mi ha fatto un favore”. Marco Masini sulla sfiga e non solo, il cantante toscano, 58 anni, rivela tra le altre cose alcuni retroscena sulla vergognosa voce messa in giro su di lui. Di seguito alcuni passaggi dell’intervista rilasciata a ‘Il Corriere della Sera’.

[…] Mollò un ceffone a suo padre Giancarlo.
«Lo sbaglio più grande della mia vita. Avevo 18 anni, volevo andare a suonare con la band, sarei stato fuori per tanti giorni, viaggiando in auto di notte. Papà aveva paura. “Tu non ci vai”. “Io fo quel che mi pare”, urlai. E prima che lo facesse lui, gli diedi quello schiaffo. Rimase immobile, incredulo. Non mi punì nemmeno e fu quasi peggio. Gli ho chiesto scusa tante volte, però il rimorso mi resta ancora dentro».

Eppure eravate molto legati, tra sentimenti opposti («Eri il mio più grande eroe/Eri il primo vero amico/Eri assente e irraggiungibile/ Io ti odiavo e te lo dico», da «Caro Babbo»).
«Papà faceva il rappresentante di prodotti per parrucchieri, spesso lo accompagnavo nei suoi giri: era capace di entrare in un negozio per un caffè e uscire con 700 mila lire di ordine. Io stesso ho frequentato un corso tecnico su permanenti e colore».

[…] I primi concerti.
«Nelle piazze, nei paesi, alle fiere. Una volta arrivammo in ritardo perché sulla strada c’erano tre tori che non volevano spostarsi».

Nel 1987 fece da voce guida per «Si può dare di più» del trio Morandi, Ruggeri, Tozzi.
«Nello staff di Bigazzi, curavo gli arrangiamenti, ero il più intonato, perciò Giancarlo mi chiese di cantarla, per sentire com’era la melodia».

Marco Masini: “Sfiga? Oggi mi sono evoluto”

Nel 1990 vinse il Festival di Sanremo, categoria Nuove Proposte, con «Disperato».
«Vendetti 850 mila copie, tantissime. Però non me la sono goduta come avrei dovuto. Purtroppo gli anni più belli e felici sono anche quelli consumati più in fretta. Sul momento non apprezzi ciò che hai, se li potessi rivivere sarei diverso».

Incontri vip nel backstage del suo primo Festival?
«Non tanti, perché eravamo tutti esordienti. Però ho conosciuto i Pooh, che vinsero con “Uomini soli”. Mi hanno incoraggiato come degli zii, sono tuttora dei fratelli maggiori. E mi hanno insegnato dei trucchi per stare sul palco.

[…] L’anno dopo arrivò terzo tra i Big con «Perché lo fai», dietro Riccardo Cocciante e Renato Zero.
«Renato fu carinissimo, un amico anche lui. Mi disse: “Se io smetto, continui tu per me”».

Ma sono tutti amici suoi?
«Molti. Di recente ho legato con Francesco De Gregori, simpaticissimo. Sono stato a vederlo in concerto con Venditti. Mi ha riempito di complimenti, quella sera sono andato a letto felice. Con Antonello ci conosciamo dagli anni ‘90».

Cantava storie tristissime: «Perché lo fai, disperata ragazza mia/ perché ti sdai, come un angelo in agonia».
«Mi accusarono di parlare di droga senza competenza. In quel periodo ricevevo 400 lettere al giorno, in molte c’era scritto: “Sai Marco, dopo averti ascoltato, da domani provo a smettere”. La musica è un linguaggio universale, ero contento di poter fare qualcosa di buono per gli altri».

Marco Masini: “Flirt? L’ultima che mi ha lasciato mi ha fatto un favore”

Dopo di che inanellò altri successi ma con titoli poco televisivi o radiofonici: «Vaffan…o» e «Bella str..za».
«Erano mooolto televisivi invece. Pippo Baudo ci giocò e su Raiuno mi presentò di getto: “E ora Marco Masini Vaffan…o!” All’inizio le radio mi censurarono, poi una sera a mezzanotte Radio Italia, la più conservatrice e politicamente corretta, lo mandò in onda. E da lì tutte le altre».

Chi era la bella str..a? Era forse dedicata a una ex?
«Non ho mai dedicato canzoni a nessuno, scrivo e canto le storie di tutti. Comunque chi nella vita non ha mai incontrato una bella str..a o un bello str…o?».

In effetti. «Ci vorrebbe il mare per andarci a fondo». «Se la malinconia con tutti i suoi ghiacciai/ti paralizza il cuore/se tutti questi se/ li senti dentro te/hai voglia di morire». Fu dopo versi così che cominciarono a girare le voci assurde che lei portasse sfortuna. Nel 2001 annunciò che non avrebbe cantato più: «Non mi rovineranno la vita come a Mia Martini».
«Non volevo ritirarmi, solo avvisare i miei fan che non era colpa mia se non mi si vedeva più in giro. Le tv non mi volevano ospitare. Quelli della mia casa discografica mi comunicarono: “Ci spiace, ma sei un prodotto invendibile”».

Chi era stato a far partire la vergognosa catena?
«Un addetto ai lavori. Lo stesso che, ogni volta che mi si nominava, faceva le corna o altri scongiuri. I colleghi, gli amici, per fortuna mi sono rimasti vicini. Eros Ramazzotti è tra quelli che più mi hanno difeso».

La musica è un ambiente particolarmente cattivo?
«No, è come tutti gli altri. E in ogni campo quel che ti succede dipende anche da te».

Marco Masini: “Sfiga? So chi è stato a mettere in giro la voce”

Non vorrà mica dire che è stata colpa sua.
«Qualche sbaglio posso pure averlo fatto. Nella scrittura, nel modo di socializzare. L’ho capito e sono cambiato. Mi sono evoluto. Non è stato facile, però avevo la certezza che il tempo aggiusta tutto. C’è chi non arriva a fine mese, quelli sono problemi, io nel complesso mi ritengo molto fortunato».

[…] Della sua vita amorosa si sa poco.
«E continuerete a saperne poco. Ho una compagna da qualche anno, punto e basta».

Ci faccia un riassunto.
«Non mi sono fermato, sistemato, non ho famiglia. Ho amato e sono stato amato, ho tradito e sono stato tradito, ho lasciato e sono stato lasciato».

Qual è più facile, delle ultime due?
«Da giovane si è più bravi a lasciare, dopo c’è sempre l’affetto e quindi diventa più complicato. L’ultima che mi ha lasciato mi ha fatto un favore, risparmiandomi di doverlo fare io».

Ha avuto anche lei le sue groupie, ammiratrici pronte a tutto?
«Anni fa sì. Una volta me ne trovai una in casa, alle quattro di notte, che dormiva nel mio letto. Sul momento, stanco com’ero dopo il viaggio, credevo di essere in hotel e di aver sbagliato stanza. Era entrata da un buco nella recinzione, scavalcando la finestra».

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