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Claudia Cardinale: “Li chiamarono Briganti unico film dalla parte dei vinti. Squitieri aveva studiato molto la Storia”

Claudia Cardinale: “Li chiamarono Briganti unico film dalla parte dei vinti. Squitieri aveva studiato molto la Storia”. Claudia Cardinale su Li chiamarono Briganti, l’attrice 85enne parla del film di Pasquale Squitieri che ha rivelato la vera storia del Risorgimento, in una intervista a ‘Il Giornale’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

[…] Sua figlia Claudia Squitieri ha scritto un libro che ripercorre la sua carriera, i suoi grandi incontri artistici, la personale lotta per i diritti delle donne. Da cosa sono state dettate le sue scelte?
“Sì, Claudia, mia figlia ha curato un volume che si intitola L’indomabile. Ha scelto la mia “indomabilità” come guida per ripercorrere vita e arte. Per quanto riguarda il discorso delle lotte per la difesa delle donne e dell’ambiente, lo portiamo avanti con la Fondazione Claudia Cardinale, che dirige mia figlia. Questa Fondazione nasce proprio dalla nostra volontà comune di proseguire alcune delle mie battaglie. Penso di averle trasmesse a lei”.

“La più bella invenzione italiana dopo gli spaghetti” disse di lei David Niven sul set de La Pantera Rosa (1963). E’ stata al fianco anche di Marcello Mastroianni, Orson Welles, Alain Delon, Marlon Brando, Jean-Paul Belmondo. Con chi ha avuto maggiore intesa?
“Con ciascuno di loro ho avuto dei rapporti splendidi. Certo, con alcuni ho avuto l’occasione di vivere più avventure e dunque il legame è diventato più profondo. Penso ad Alain, a Jean-Paul e anche a Marcello…”.

Claudia Cardinale: “Li chiamarono Briganti unico film dalla parte dei vinti”

Fellini, Visconti, Germi, Leone, Monicelli, li ha conquistati tutti diventando la loro musa. Ognuno di loro che lezione gli ha lasciato?
“Lezioni molto diverse. I primi a formarmi sono stati Zurlini e Bolognini. Con loro ho imparato molto. Ho imparato un rigore che poi Luchino ha amplificato. Con Fellini, la spontaneità. Con Sergio Leone un modo completamente diverso di lavorare. Ognuno di loro è stato un mondo. Ognuno di loro aveva tanto da insegnare”.

Poi, l’incontro di vita e d’arte con Pasquale Squitieri. Ci racconta il vostro legame? Nel 1999, con lui ha girato Li chiamarono…Briganti!: che ricordo ha di quel set?
“Pasquale è stato ed è il mio grande amore. L’uomo che ho scelto e che mi ha cambiato la vita. Era un legame profondo. Di grande complicità nella vita e nel lavoro. Pasquale era un uomo libero come in fin dei conti ce ne sono pochi. Come descrivere un rapporto così lungo in poche righe? Impossibile. O forse, basta solo dire “amore”. Briganti è stato un set pazzesco. Con un budget limitato ha fatto un film da milioni. Pasquale era creativo in tutto. Aveva studiato anni per fare quel film. Letto molto. Fino ad oggi è uno dei pochissime pellicole che torna sull’unità d’Italia dalla parte dei vinti. Sul set c’è stata grande coesione. E stato un set molto bello”.

Il tema del Risorgimento e l’Italia che diventa una nazione unita nel segno di un Tricolore è al centro anche del kolossal Il Gattopardo. Il ruolo di Angelica l’ha resa ambasciatrice della Sicilia nel mondo. Quanto sente il suo legame con questa terra e con l’Italia?
“Un legame molto forte. Io comunque sono siciliana. La mia famiglia veniva da Trapani e Palermo. Sono le mie origini. Essendo nata e crescita in Tunisia ho un legame molto forte con il Mediterraneo”.

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