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Stacy Martin: “Nymphomaniac? Non accetterei oggi, per un motivo. Un sogno che ho riguarda Tom Cruise”

Stacy Martin: “Nymphomaniac? Oggi non accetterei per un motivo. Ho un sogno che riguarda Tom Cruise”. Stacy Martin su Nymphomaniac e non solo, l’attrice francobritannica, 34 anni, ripercorre le tappe più significative della sua carriera in una intervista a ‘Io Donna’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

[…] È nata a Parigi; suo padre è francese, sua madre inglese; oggi vive a Londra… Con quale Paese si identifica?
“Ho un interesse per le persone che mi pare molto francese (rimarrei ore sulla terrazza di un caffè a immaginare l’esistenza di uno seduto vicino a me o di chi passa laggiù per strada) e un sense of humour molto inglese. Però, francamente, mi sento soprattutto un’attrice fortunata a parlare due lingue: posso esprimermi senza monotonia, il cinema in Francia è così differente da quello negli Stati Uniti e da quello in Gran Bretagna!”.

Per complicare la situazione, ha trascorso gli anni della formazione in Giappone.
“Sì, sono stata là dai sette ai tredici anni, un periodo che mi ha definito da parecchi punti di vista. La cultura è lontana dalla nostra: è assai basata sulla tradizione, sulla famiglia, sull’etica del lavoro, eppure estrema. Mi colpì la capacità di “empowerizzare” i bambini”.

In che senso?
“Un esempio: nelle classi sono gli allievi a distribuire i vassoi, a ripulirli e rimetterli sul carrello, non ricorrendo all’aiuto di adulti. Un’abitudine che ha contribuito a rendermi indipendente presto”.

Stacy Martin: “Nymphomaniac? Oggi non accettere”

[…] Ricorda la prima “scintilla” per la recitazione?
“Oddio, proprio la prima no, l’ho sempre fatto a scuola. Ricordo vividamente una recita in particolare, però, una di quelle a cui i tuoi genitori devono assistere e di cui sghignazzano per il resto della vita. (sorride) Ero sul palco come Cyrano de Bergerac (insensato, lo capisco) e dovevo fare un cambio di costume veloce per ricomparire nelle vesti di un’infermiera. Ma quella sera c’è stato poco tempo e alla fine, più che un’infermiera, c’era una suora. Per di più con il naso finto ancora in mano. (ride) La mia reazione fu duplice: “Terribile, ho sbagliato tutto!”. E: “Sono qui, nulla mi fermerà!””.

Non l’hanno fermata. E quando aveva 21 anni è arrivato Nymphomaniac. Lo rifarebbe?
“All’epoca avevo un’energia ribelle e la nudità, il contenuto sessuale esplicito non mi intimorivano. Adesso, a 34 anni, non accetterei d’apparire sempre senza vestiti”.

Oggi come sceglie i film?
“Onestamente, scelgo i registi. Mi incuriosiscono i colleghi che affermano: “Voglio interpretare questo ruolo…”. “Ok, va bene, ma cosa dici dello scambio con la troupe, delle riprese?”. Amo così tanto il cinema perché sono interessatissima a vedere come viene realizzato. Brady Corbet, con cui ho girato tre volte (per L’infanzia di un capo nel 2015, Vox Lux nel 2018 e The Brutalist nel 2023, ndr ), ha uno stile radicalmente diverso rispetto a Provost (anzi, sono uno l’opposto dell’altro) e qui è il bello!”.

Sta meditando di passare alla regia? Potrebbe dirigerla lei la pellicola su Rose Wylie.
“Ci ho pensato, e tanti sostengono che sia una progressione naturale, ma non sono ancora pronta. E poi, come attrice, ho l’opportunità di collaborare con tre o quattro registi all’anno, mentre se mi concentrassi sul mio film ne farei uno ogni quattro o dieci…”.

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