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Emma Stone: “Scena porno come coreografia grazie all’intimacy coordinator. Povere creature? Ho imparato una lezione”

Emma Stone: “Scena porno come coreografia grazie all’intimacy coordinator. Povere creature? Ho imparato una lezione”. Emma Stone sulla scena porno in un episodio di Kind of kindness, e non solo l’attrice statunitense, 35 anni, ne parla in una intervista a ‘Io Donna’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

“Tipi di gentilezza”, è chiaramente ironico. Per lei qual è la forma di gentilezza più importante?
“L’onestà è la mia preferita. Che di per sé non è sempre gentile, a volte comporta un po’ di durezza, comunque alla fine ti ripaga”.

Il filo conduttore del plot?
“Le interpretazioni sono aperte, io stessa cambio opinione: quando la moglie di Jesse (Kirsten Dunst, ndr) l’ha visto, mi ha illuminato su un altro aspetto che non avevo considerato… Però credo che i temi centrali siano quelli presenti in gran parte del lavoro di Yorgos: il potere, il controllo, la sottomissione, il bisogno di essere amati e accettati e quale sia il prezzo che siamo disposti a pagare. Sono presenti pure in Povere creature!, un personaggio è addirittura chiamato God (Dio, quello di Dafoe, ndr). Bella è quello tra i miei ruoli cui sono più affezionata”.

[…] Di The Curse è produttrice, assieme a suo marito. Come è stato tornare a un progetto di cui non è in controllo?
“Non è il caso dei progetti con Lanthimos: a lui comunico la mia visione, non importa se il mio nome figura o meno fra quelli dei produttori. Il suo metodo di lavoro non è imporre come le cose dovrebbero essere fatte, ma avvertire quando non funzionano. È bello trovarsi in una simile comfort zone. Certo, non nego che d’ora in poi sarà più complicato tornare a essere solamente l’attrice, avendo assaporato il piacere di poter seguire ogni aspetto del processo ed esprimere un’opinione al riguardo”.

Emma Stone: “Scena porno come coreografia grazie all’intimacy coordinator”

Dopo i quattro Oscar di Povere creature! e gli incassi di quasi 120 milioni di dollari (a fronte di un budget di 35), non eravate intimoriti?
“Ci eravamo riproposti: passiamo immediatamente a questa impresa, tutti staranno ancora pensando che sia folle Povere creature! (sorride). Ecco perché l’abbiamo concluso così in fretta, in nove settimane! Dopo l’esperienza precedente ho imparato a evitare le aspettative e i tentativi di valutare, di prevedere. Ogni giorno dopo il set, chiedevo a Yorgos: “Come credi che stiano andando le riprese?”. Rispondeva: “È un disastro, un colossale disastro!”. E io: “Quello che immaginavo, volevo essere sicura!”… Invece, la risposta del pubblico è stata strabiliante. Ho fatto tesoro della lezione: puoi aspettarti che non tutti lo capiranno, non tutti proveranno gioia, eppure insperabilmente è proprio quello che succede”.

Il segreto di Lanthimos?
“Quello degli autentici artisti, in qualsiasi campo siano: l’urgenza di esprimere qualcosa senza inseguire il ritorno commerciale. Più una cosa è personale, più diventa universale”.

Nel film c’è una sorprendente scena porno. Complicata?
“No. Abbiamo avuto una straordinaria intimacy coordinator (il coordinatore di intimità, figura introdotta grazie alla sensibilizzazione del movimento #MeToo, ndr): è stata attrice prima di assumere questo ruolo. Erano previste conversazioni con lei, ci siamo confrontati su ogni singolo aspetto prima delle riprese, poi è rimasta lì accanto a noi: il suo unico compito era assicurarsi che non avessimo disagi e che, in caso, potessimo elaborarli assieme. La sua presenza era chiave: “Sì, ha senso. Oppure: non sembra realistico. Meglio muoversi così”… Ha reso le azioni quasi una coreografia”.

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