Tiromancino: “Nuovo disco? Ci sono ricascato. Ho visto la morte in faccia ma oggi sono sereno. Sanremo? Ogni anno ho il freno a mano tirato”. Tiromancino sul nuovo disco, i problemi di salute, Sanremo, e non solo. Federico Zampaglione, cantante della band, presenta «Quando meno me lo aspetto», in uscita domani, venerdì 6 febbraio, in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Federico Zampaglione racconta che la sua intenzione iniziale era quella di non pubblicare più dischi, e invece è arrivato «Quando meno me lo aspetto», quattordicesimo lavoro dei Tiromancino, in uscita il 6 febbraio e seguito da un tour teatrale al via da Roma il 10 aprile. Ripensando a come abbia cambiato idea, spiega: «Avevo pensato che quello del 2021 sarebbe stato l’ultimo album e invece ci sono ricascato di nuovo. Credo che questo sia il disco più libero che ho fatto, è nato come quando ti viene un figlio che non ti aspetti, senza progettualità. Sono entrato in studio solo con l’idea di buttare giù delle cose che avevo nel cassetto, ma a volte proprio quando non fai programmi la musica riesce a essere più sentita e sincera».
Proseguendo nel racconto, Zampaglione sottolinea come questo sia un disco molto suonato e aperto a diversi generi musicali. A questo proposito osserva: «Le chitarre erano arrabbiate con me, mi guardavano e mi chiedevano di uscire, quindi ce ne sono più del solito. Ci ho messo dentro varie influenze musicali legate soprattutto al blues e al rock».
Tiromancino: “Nuovo disco? Ci sono ricascato”
Il discorso si sposta poi sull’ipotesi di partecipare a Sanremo, un pensiero che negli anni è tornato ciclicamente: «Sì, ma ogni anno da 10 o 12 anni faccio la stessa cosa: a inizio estate dico “bisogna andarci”, poi entro in paranoia. Nel 2008 fu catastrofico, tragicomico, andò male: mia madre mi fece promettere di non andarci più. Poi lei è venuta a mancare e ogni anno ho il freno a mano tirato. Emotivamente subisco quel palco, vedo giovani che ci vanno come se niente fosse, ma a me mette l’ansia. Ci sono tornato da ospite ed è stata un’altra cosa, ma in gara quello è un palco difficile in cui tutti ti giudicano per quei tre minuti. Forse dovrei risolvere dei blocchi interiori e magari un giorno ci tornerò, mai dire mai».
Parlando invece della scrittura dei testi, l’artista conferma che la collaborazione con suo padre Domenico prosegue da sempre. Lo racconta così: «Non è mai finita, lui in qualche modo è sempre stato un elemento della band. Abbiamo iniziato a scrivere insieme con “Amore impossibile” nel 2004 e qui ci sono due testi suoi: “Una vita” e “Gli alieni siamo noi” che abbiamo finito di scrivere al telefono, mentre gli facevo gli accordi al piano. Lui è un professore di storia e filosofia e la nostra collaborazione è una delle cose più stimolanti».
Il disco si apre anche con due brani che guardano all’attualità, un aspetto che Zampaglione ritiene inevitabile. Lo spiega così: «Facendo un disco oggi non si può evitare di parlare di quel che vediamo. Negli ultimi giorni, parlo dei file di Epstein, ci sono temi che vanno oltre l’horror, non ci si potrebbe neanche fare un film. Ma in generale la società oggi è difficile, sbrigativa nel giudicare e nella voglia di sentenziare, legata spesso all’apparenza. Ci si può perdere ed è facile sentirsi inadeguati».
Tiromancino: “Ho visto la morte in faccia ma oggi sono sereno”
Riflettendo sul panorama musicale contemporaneo, aggiunge che la sua non è una critica generalizzata: «C’è tanta roba in giro e ci sono anche tante cose che a me piacciono, non tutti scrivono cavolate o lo fanno per soldi. Kid Yugi ha delle cose da dire, così come Franco 126 o Calcutta. Come in tutte le epoche ci sono cose che resteranno e altre no, lo scopriremo vivendo».
Il discorso si allarga poi al cinema, che per lui rappresenta un’altra forma di espressione importante. Zampaglione lo descrive così: «Sono due lavori diversi, la musica la puoi fare anche in maniera isolata, con il cinema connetti più persone. Quando faccio il regista esce la parte più meticolosa di me, non è così rilassante. Ora uscirà il mio sesto film, “The Nameless Ballad”, legato anche alla musica, e poi ne ho altri due da fare, sempre horror-thriller».
Infine, parlando dello stato d’animo con cui ha lavorato a questo album, riconosce che qualcosa è cambiato profondamente dopo un grave problema di salute. Lo racconta senza filtri: «In questo modo sì, due anni fa ho rischiato la pelle, ho visto la morte in faccia per il problema di salute che ho avuto e da lì sono cambiate delle cose sostanziali, mi sento già grato di fare una cosa che mi piace e quindi ho fatto questo disco per il piacere di condividerlo e non perché qualcuno lo debba comprare».
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