Per Gerry Scotti le strade in Bangladesh sono come a Napoli. Il conduttore ha sciorinato il più classico dei luoghi comuni nel corso della puntata dello scorso lunedì, 9 febbraio. In un attimo, zac, eccola lì: la battuta geniale, il paragone sbrigativo, la solita frecciatina travestita da ironia. Napoli uguale caos, Napoli uguale giungla urbana. Una frase buttata lì con l’aria di chi pensa di aver detto qualcosa di brillante, quando in realtà ha solo riesumato un luogo comune che persino i varietà in bianco e nero avevano smesso di usare.
E viene il sospetto che non sia solo pigrizia: quando da mesi ti trovi addosso il fiato di ‘Affari Tuoi’ e di Stefano De Martino — che è napoletano, guarda caso — e gli ascolti ti fanno venire il torcicollo a furia di voltarti verso l’Auditel, certe “battute” iniziano a suonare meno casuali e più stizzite. Perché qui il punto non è l’ironia. L’ironia richiede intelligenza, tempismo, bersagli che stiano in piedi.
Coincidenze?
Qui siamo al riflesso condizionato, al tic nervoso: strada caotica? Napoli. Carri per strada? Napoli. Disordine? Sempre Napoli. Un automatismo talmente elementare che sembra quasi un mantra ripetuto per autoconvincersi di qualcosa. E se proprio vogliamo dirla tutta, fa un certo effetto che a evocare quel cliché sia chi oggi si ritrova a inseguire negli ascolti proprio un conduttore napoletano che macina numeri e consensi e che in pochi anni di televesione si è messo in tasca chi pensava di essere un veterano. Coincidenze? Forse. Ma la tempistica, diciamo, non aiuta.
Viene da chiedersi cosa scatti davvero nella mente di chi, davanti a un video girato in Bangladesh, senta l’urgenza di tirare in ballo sempre la stessa città. È solo stanchezza? È un repertorio arrugginito? O è quel logorio sottile che ti rode quando il competitor ti supera, ti incalza, ti mette pressione sera dopo sera? Perché la televisione è spietata: gli ascolti non mentono e le classifiche neppure. E allora magari la battuta scappa. Magari è involontaria. O magari è quella piccola ripicca che esce quando senti che il terreno sotto i piedi non è più solido come una volta.
La cosa davvero sorprendente, però, non è nemmeno la frase in sé. È la sua pochezza. È il livello bassissimo di creatività. È il “classico” dei classici, ma nel senso peggiore del termine: prevedibile, scontato, stanco. Non fa arrabbiare, non scandalizza: annoia. Sa di minestra riscaldata, di repertorio da fine carriera, di battuta che prova a fare rumore perché sul piano degli ascolti il rumore lo sta facendo qualcun altro. E quando l’arguzia si riduce a questo, più che una risata scappa un’alzata di spalle.
Già pronte le (finte) scuse?
E adesso? Adesso aspettiamo il copione successivo. Perché se c’è una cosa ancora più prevedibile della battuta, è la retromarcia. Il comunicato. La precisazione. Il tono contrito. Il celebre: “No, ma io volevo dire…”, seguito da una spiegazione creativa su come fosse solo una metafora, un modo di dire, un riferimento affettuoso, un omaggio travisato. Magari ci verrà raccontato che Napoli è una città “piena di energia”, che il commento era “bonario”, che “si è frainteso lo spirito”.
Napoli non ha bisogno di essere difesa da ogni battuta, ma forse meriterebbe qualcosa di più sofisticato di un paragone automatico con il traffico del Bangladesh. Anche perché, a ben vedere, ridurre una metropoli a un’immagine caricaturale dice più di chi parla che del luogo evocato. Il pubblico non è più quello di una volta. Ascolta, commenta, reagisce. Non si limita a ridere a comando. E quando percepisce un odore di déjà-vu, lo segnala. Non per fare il processo a nessuno, ma perché certi meccanismi iniziano a scricchiolare.
Alla fine, probabilmente, tutto si sgonfierà in poche ore. Un chiarimento, un sorriso in più in puntata, un “se qualcuno si è sentito offeso, non era mia intenzione”. Sipario. Fino alla prossima scivolata, alla prossima battuta da archivio polveroso. Resta però una domanda semplice: davvero, nel 2026, il massimo dell’arguzia televisiva è ancora questo? Se la risposta è sì, allora forse il problema non è il traffico di una città o di un’altra. È il traffico di idee ferme in doppia fila, che non riescono a fare spazio a qualcosa di nuovo (CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO con la battuta geniale al minuto 3.00).
Carmine Gallucci
direttore@brevenews.com
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