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Spettacolo

Noa: “Ultimo album? Una frase è diventata tossica. Ho inciso canzoni napoletane soprattutto per un motivo”

Noa: “Ultimo album? Una frase è diventata tossica. Ho inciso canzoni napoletane soprattutto per un motivo”. Noa sull’ultimo album ‘The Giver and the See’, le canzoni napoletane, e non solo. La cantante israeliana con cittadinanza italiana, 56 anni, ne parla in una intervista a ‘La Stampa’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Noa esordisce parlando del suo ultimo album The Giver and the See, un ribaltamento semantico della frase From the River to the Sea, slogan politico riferito alla terra tra il Giordano e il Mediterraneo: per alcuni un’invocazione all’autodeterminazione palestinese, per altri un incitamento all’odio. L’artista sceglie invece di parlare di “giver”, colui che dona, e di “see”, un luogo sicuro dove trovare protezione. Da qui parte la sua riflessione su come cambi il messaggio: «Quella frase è diventata tossica, simbolo di conflitto. Io la interpreto al contrario: dal fiume al mare tutti i bambini devono essere liberi, tutti devono poter vivere, condividere, avere diritti. È un messaggio chiaro, ma raccontato in modo delicato, annidato in ogni canzone, in ciascuna si troverà il fiume, il mare o entrambi».

A ispirare questo lavoro, racconta, è stato il clima globale e la situazione del suo Paese. Noa osserva come «vediamo forze molto negative creare tensione, paura, instabilità, incertezza» e ricorda che Israele e Palestina stanno attraversando una fase difficilissima iniziata il 7 ottobre 2022. Da qui la domanda che si è posta: cosa fa un’anima davanti a tutto questo? La risposta, per lei, è arrivata attraverso la musica: «Io cerco sempre la luce, attraverso la musica. Questo significa andare in profondità, per trovare umanità condivisa, compassione, dialogo, gioia. Anche dolore, ma senza paura. Sostituire la paura con l’amore».

Noa: “Ultimo album? Una frase è diventata tossica”

Il nuovo album segna anche una svolta nella sua carriera, essendo il primo senza lo storico collaboratore Gil Dor. Noa spiega di aver lavorato con Ruslan Sirota, «pianista straordinario di origine Ucraina, che ha anche vissuto in Israele, in America. Un genio», sottolineando come sentisse il bisogno di cambiare e ritrovarsi anche musicalmente.

Questa trasformazione si intreccia con un percorso personale più ampio. L’artista racconta che «ho 56 anni, 3 figli e da quando avevo 20 anni mi sono prodigata per loro, per il lavoro, per diffondere parole di pace, una missione per me dalla morte Yitzhak Rabin nel 1995». Come molte donne, dice, ha sempre messo se stessa all’ultimo posto, finché, arrivata a 50 anni, ha deciso di fermarsi: «Ok, basta. I ragazzi sono cresciuti, ho fatto tanto nel lavoro e ho dato tanto di me. Ora devo scoprire chi è questa donna che vive dentro di me. La pace è qualcosa che va cercata anche dentro se stessi. Altrimenti è impossibile trovarla fuori».

Il legame con l’Italia, che l’album la riporta a frequentare, nasce nei primi Anni ’90 grazie all’agente e amico Pompeo Benincasa. Noa ricorda che la prima volta fu a Catania, un vero colpo di fulmine: «Ho fatto centinaia di concerti, la mia carriera qui è cresciuta dal basso. Poi ci sono stati momenti fondamentali».

Noa: “Ho inciso un album di canzoni napoletane soprattutto per un motivo”

Tra questi, un ruolo speciale lo ha avuto la musica napoletana: «Ho inciso un album di canzoni napoletane con il Solis String Quartet. Ci ho messo il cuore, ho cercato di rendere omaggio a quella tradizione con grande rispetto». E altrettanto importante è stato l’incontro con Pino Daniele: «Abbiamo scritto Desert in My Head. Mi ha chiese di scrivere il testo in inglese. È stato molto divertente, abbiamo anche fatto dei concerti. Era una persona dolce. E Quando è una delle mie canzoni italiane preferite».

Oggi Noa è impegnata anche nell’organizzazione del festival Re-Imagine Peace, a Firenze, un progetto che definisce impegnativo: «E che fatica organizzarlo. Oggi perfino parlare di pace può essere divisivo. Scegliere l’odio è facile, ci vuole coraggio a scegliere l’amore». Saranno tre giorni di incontri, musica, cinema, testimonianze e perfino cucina, tutti gratuiti, un’occasione per confrontarsi davvero. L’artista aggiunge: «Avremo anche l’onore di avere il cardinale Pizzaballa, che ha accettato con entusiasmo. Gli italiani hanno una particolare sensibilità per il messaggio di pace che ho sempre cercato di lanciare, anche questo rende speciale che il rapporto con il questo Paese».

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