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Cochi Ponzoni: “A Milano c’era la malavita romantica, oggi bisogna fare i conti con un altro aspetto. E sui migranti…”

Cochi Ponzoni: “A Milano c’era la malavita romantica, oggi bisogna fare i conti con un altro aspetto. E sui migranti…”. Cochi Ponzoni su Milano, e non solo. Il comico e attore milanese, 85 anni, parla dei problemi attuali del capoluogo lombardo in una intervista a ‘Il Giornale’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Cochi Ponzoni parla di Milano, la sua città da sette generazioni, e spiega perché continua ad apprezzarla. Racconta infatti che «Trovo che sia una città comoda, agevolissima per gli spostamenti. Non uso l’auto, mi muovo in metropolitana. È una città in divenire, è quasi una metropoli, con i pro e i contro di ogni metropoli, gestirla non è facile. E poi ultimamente l’amministrazione ha problemi, sta un po’ scalcagnando…».

A questo punto chiarisce meglio a cosa si riferisce, entrando nel merito di alcune scelte amministrative che non condivide: «A certe vendite artefatte e alla cessione dello stadio di San Siro: non mi è piaciuta. E neppure la decisione che porterà ad abbattere per intero o in parte, un monumento storico dedicato a Meazza. Un simbolo del Dopoguerra, testimonianza di un periodo impeccabile dal punto di vista politico, quando la gestione dello sport era trasparente e il grande calcio era consolatorio per la gente. Non parlo da milanista perchè sono un tifoso all’acqua di rose».

Proseguendo, Ponzoni evidenzia altri aspetti che lo preoccupano, soprattutto sul piano sociale ed economico: «La sperequazione economica che non è solo milanese ma qui è più evidente: il mondo della finanza ha invaso il mercato edilizio e questo inficia la vita equilibrata di una società. I giovani non fanno figli perché non riescono a pagare un affitto. Questa deve essere la prima cosa da risolvere, bisognerebbe cominciare a mettere un freno».

Cochi Ponzoni: “A Milano c’era la malavita romantica, oggi bisogna fare i conti con un altro aspetto”

Da qui nasce la domanda se questa sia una strada inevitabile o se la politica possa intervenire. Ponzoni risponde con decisione: «Chi sta al governo può decidere tutto delle nostre vite, la politica investe la società in modo totale. Si prendano i grandi grattacieli: gli appartamenti sono acquistati da miliardari come se fossero azioni, rivenduti dopo pochi mesi fruttano il 10% in più. Milano sta diventando un sedicesimo di New York quando lo stesso sindaco della grande Mela comincia a rendersi conto dei danni, le politiche edilizie legata alla finanza stanno creando disagi ai residenti che non possono più acquistare neppure un monolocale».

Il discorso si sposta poi sulla sicurezza, tema che affronta con realismo: «Non ho avuto mai problemi personalmente ma come in tutte le città in evoluzione la delinquenza esiste ed è impossibile non avere problemi del genere. La diseguaglianza economica come quella che stiamo vivendo accentua gli episodi di microcriminalità. A Londra, nelle periferie, è molto peggio. Una volta da noi c’era la malavita romantica, c’erano ladri che riuscivano a organizzare rapine senza far male a nessuno. Poi si apre un altro capitolo, quello di chi ruba un panino per fame».

Ponzoni riconosce anche l’esistenza di una violenza gratuita, fenomeno che secondo lui è peggiorato nel tempo: «Sì, e se una volta la malavita cittadina era sotto controllo, la polizia conosceva i giri del malaffare, oggi non è più così e bisogna fare i conti anche con questo. In una grande città le storie si sommano, talvolta chi vive sotto la soglia di sopravvivenza come nel film Ladri di biciclette ruba per mangiare, in questi casi occorre uno sguardo pietoso».

Cochi Ponzoni: “Migranti? Una parte è indolore e ci dà una grande mano”

Il tema dell’immigrazione viene affrontato con una visione pragmatica e concreta: «C’è un’immigrazione indolore che ci dà una grande mano. Cosa farebbero l’industria alberghiera, i ristoranti, gli anziani senza camerieri e badanti? A Dergano avevo accanto la fabbrica del Fernet Branca, ho visto integrarsi operai di ogni nazionalità, ho visto cinesi, peruviani e magrebini investire in locali e ristoranti e convivere in modo pacifico. Se gli immigrati hanno la possibilità di costruirsi una vita accettabile, ben vengano anche perchè poi arricchiscono anche la nostra. Noi rispettiamo la loro cultura e loro la nostra, questa è l’uguaglianza delle responsabilità, chi delinque resta fuori senza essere connotato dal Paese di appartenenza o dal colore della pelle».

Infine, parlando della Milano culturale, Ponzoni sottolinea la vitalità della città ma anche le fragilità del settore: « […] Penso anche alla fatica di chi gestisce i teatri, dal Pier Lombardo all’Elfo al Piccolo che creano un indotto importante ma penso anche ai cinema di parrocchia come l’Ariosto, il Mexico o il Palestrina che riescono a presentare film alternativi rispetto a quelli della grande distribuzione. Poi ci sono locali come lo Spirit de Milan che rischiano la chiusura. Ricordo quando ci andai la prima volta, mi commosse vedere gli anziani che ballavano e sorridevano, ho rivisto la Milano di quando ero bambino. Questo locale come il Derby, gestito da ragazzi volenterosi, è sotto la spada di Damocle della finanza. Sono posti che fanno gola a chi vuole investire nell’edilizia, il fantasma del profitto inficia anche la cultura. Non voglio negare l’importanza del profitto ma ci deve essere un equilibrio, non si può distruggere tutto ciò che di buono si fa per la comunità solo per tanto denaro».

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