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Allegri aveva due caratteristiche positive: a Napoli ha perso anche quelle

Massimiliano Allegri aveva due caratteristiche positive: la difesa e la gestione delle difficoltà, ma a Napoli ha perso anche quelle. Sì, perché dopo la quarta sconfitta in campionato contro una Juve in evidente difficoltà, all’ombra del Vesuvio ci si chiede quale sia l’utilità di questo tecnico, arrivato sulla panchina del Napoli senza particolari pretese e con un’idea di calcio diametralmente opposta a quella proposta in precedenza.

Il problema, ormai, non riguarda soltanto i risultati. Dopo dieci giornate di campionato e tre partite di Champions League, il Napoli non ha ancora un’identità riconoscibile. Non si capisce quale sia il progetto tecnico, quali siano i principi di gioco e soprattutto dove voglia arrivare questa squadra. Allegri non è riuscito a lasciare un’impronta, a costruire un meccanismo riconoscibile o a trasmettere quelle certezze che dovrebbero rappresentare il primo patrimonio di un allenatore. La squadra appare spesso disordinata, fragile, prevedibile e incapace di reagire quando le partite prendono una piega complicata.

La peggiore tra le big

Il dato più imbarazzante riguarda proprio la fase difensiva, quella che avrebbe dovuto rappresentare il principale punto di forza del tecnico toscano. Tra le big, il Napoli è infatti la squadra con la peggior difesa, con 13 reti incassate in appena dieci giornate di campionato. Numeri che raccontano un fallimento difficile da nascondere dietro qualsiasi giustificazione. Se Allegri doveva portare solidità, equilibrio e capacità di soffrire, finora ha ottenuto esattamente il contrario. E perdere anche questa caratteristica significa mettere seriamente in discussione una delle ragioni principali per cui è stato scelto.

Naturalmente esiste un’attenuante importante e sarebbe ingeneroso ignorarla: gli infortuni. Le continue defezioni hanno inevitabilmente complicato il lavoro dell’allenatore, privandolo di uomini importanti e impedendogli di trovare continuità nelle scelte. Tuttavia, anche questo capitolo è diventato un mistero difficile da comprendere. A Napoli si continua a fare i conti con indisponibilità, ricadute e assenze che condizionano ogni tentativo di costruire una formazione stabile. Una situazione che merita approfondimenti, perché non può essere considerata una normale casualità quando si ripete con questa frequenza.

Troppo aziendalista?

Ma Allegri non può chiamarsi fuori dalle proprie responsabilità. Ha accettato una squadra senza ottenere quei rinforzi che sarebbero serviti per affrontare adeguatamente una stagione impegnativa su più fronti. Ha scelto di sposare le decisioni societarie, mostrandosi fin troppo aziendalista e rinunciando, almeno apparentemente, a pretendere gli interventi necessari sul mercato. Un allenatore della sua esperienza avrebbe dovuto comprendere i limiti della rosa e farli presente con maggiore determinazione. Accettare tutto senza battere ciglio significa anche assumersi le conseguenze delle scelte.

La stagione è ancora lunga e sarebbe prematuro pronunciare sentenze definitive. Ci si augura che Allegri riesca a invertire la rotta, recuperare gli indisponibili e restituire al Napoli una fisionomia all’altezza delle ambizioni della società e della tifoseria. Ma le premesse, purtroppo, non sono affatto incoraggianti. E a questo punto non bastano più il curriculum, l’esperienza e la reputazione: servono risposte concrete, possibilmente in tempi brevi.

Carmine Gallucci
direttore@brevenews.com

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