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Cronaca

Lombardia, l’ingegnosa tangente sul finto risarcimento e la donazione a Padre Pio…

Lombardia, l’ingegnosa tangente sul finto risarcimento:

Una tangente ingegnosa, impiantata su una sentenza di condanna di risarcimento per 125.000 euro. In parole molto povere, un imprenditore ed politico fanno finta di farsi causa, uno di questi vince in Tribunale e percepisce il pagamento dalla parte sconfitta. Finanche le spese processuali pari a 36 mila euro, aggiunte a mo di bonus. Tutto pulito, tutto perfetto, se non fosse per il fatto che dietro quel pagamento si nascondeva, secondo l’ accusa, uno scambio di favori. La singolare teoria di uno degli indagati, è emersa nel corso dei primi interrogatori. A raccontare nei dettagli la vicenda, è l’ edizione odierna de ‘Il Corriere della Sera’.

Secondo il quotidiano, un rinnovato «vogliamoci bene», motivato dal non voler infierire sulla nonna del politico, proprietaria dell’unico bene aggredibile per il risarcimento. Il tutto condizionato da una sola richiesta dell’imprenditore al politico: la grazia. In pratica, in cambio della grazia ricevuta, ovvero l’esenzione dal versamento all’imprenditore parte civile, i 125.000 euro imposti dalla sentenza definitiva di condanna. E con un po’ di quei soldi risparmiati, almeno una donazione di 5.000 euro a Padre Pio. Impegno al quale però, a detta ora dell’imprenditore, il politico sarebbe venuto meno, replicandogli di fare già beneficenza ogni giorno.

È la singolare spiegazione proposta nell’interrogatorio (dopo l’arresto di martedì), da un imprenditore interrogato ieri, e poi scarcerato. E non perché sia stato creduto dalla gip Raffaella Mascarino, ma perché ha documentato gravi problemi di salute legati all’età. L’ indagato ha infatti ottenuto la sostituzione della custodia cautelare in carcere, con gli arresti domiciliari. Mentre sono già tre gli imprenditori presentatisi spontaneamente in Procura, per raccontare nuovi fatti e giocare d’ anticipo su possibili sviluppi delle indagini.

E i pm interrogano fine a sera numerosi altri testimoni. Dagli arresti domiciliari chiede intanto di tornare libero Fabio Altitonante. Il consigliere regionale forzista è accusato di finanziamento illecito e corruzione per 20.000 euro. Sono i soldi che l’ imprenditore Daniele D’Alfonso avrebbe anticipato come tramite di Luigi Patimo, cioè del top manager della multinazionale spagnola Acciona.

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