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Cronaca

Mafia, intercettazioni shock: “Messina Denaro come Padre Pio. Riina fece bene col piccolo Di Matteo…”

Mafia, intercettazioni shock:

Nella scelta dei fedelissimi a cui affidare la gestione delle attività illecite, da parte di Matteo Messina Denaro, compare una una costante: il legame di sangue. È quanto emerge dall’inchiesta della Dda di Palermo che ha portato al fermo di 22 tra boss e favoreggiatori del clan di Messina Denaro tra i quali diversi suoi familiari.

Secondo quanto ricostruito nel tempo dalle indagini, al vertice delle cosche c’era Filippo Guttadauro, cognato del capomafia, poi il fratello Salvatore Messina Denaro, quindi l’altro cognato Vincenzo Panicola, il cugino Giovanni Filardo. E ancora, Lorenzo Cimarosa, cugino acquisito, poi pentitosi, la sorella Patrizia Messina Denaro, i nipoti Francesco Guttadauro e Luca Bellomo.

Le intercettazioni shock: “Una statua gli devono fare… una statua allo zio Ciccio. E ci devono mettere allo zio Ciccio e a quello accanto… Quelli sono i Santi”. Così uno dei mafiosi fermati dalla Dda di Palermo che ha messo in cella boss e favoreggiatori del latitante Matteo Messina Denaro a marzo scorso parlavano, non sapendo di essere intercettati, del super latitante e del padre Francesco, capomafia di Castelvetrano morto nel 1998.

Don Ciccio e il figlio vengono accostati ai santi e a padre Pio e vengono idolatratati. Uno dei due interlocutori, cognato del boss ricercato, afferma: “Io ho le mie vedute… che minchia vuoi? Significa essere colpevole? Arrestami. Che spacchiu (cavolo ndr) hai? Che fa? non posso dire quello che penso? È potuto essere stragista… cosa minchia sia a me? le cose giuste”, spiega uno dei due che fa un paragone tra i boss alla classe politica. “Voialtri tanto mangiate. State facendo diventare un paese… l’Italia è uno stivale pieno di merda… uno stivale pieno di merda… le persone sono scontente? questo voi fate? e? glielo posso dire? Arrestami… che minchia vuoi?”

“Allora ha sciolto a quello nell’acido, non ha fatto bene? Ha fatto bene”. Il drammatico riferimento alla vicenda del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino, rapito, tenuto sotto sequestro per 779 giorni, ucciso e sciolto nell’acido per indurre il padre a ritrattare. “Se la stirpe è quella… suo padre perché ha cantato?”, conviene l’interlocutore. Il mafioso rincara la dose, esaltando la decisione di Riina di eliminare il bambino di soli 13 anni come giusta ritorsione rispetto al pentimento del padre, colpevole di avere danneggiato Cosa nostra.

“Ha rovinato mezza Palermo quello… allora perfetto. Il bambino è giusto che non si tocca, però aspetta un minuto … perché se no a due giorni lo poteva sciogliere … settecento giorni sono due anni … tu perché non ritrattavi tutte cose? se tenevi a tuo figlio, allora sei tu che non ci tenevi”, aggiunge l’altro. “Giusto! perfetto!…e allora … fuori dai coglioni, dice: ‘io sono in una zona segreta, sono protetto, non mi possono fare niente’…si a te… però ricordati coglione che una persona la puoi ammazzare una volta, ma la puoi far soffrire un mare di volte”. Conclude l’altro.

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