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Finestra sulla scuola

Finestra sulla scuola – La maestra in nero, storia di una simbiosi

La maestra in nero, storia di una simbiosi, per il nostro appuntamento con la rubrica Finestra sulla scuola:

Nell’immaginario di ogni bambino, quello della maestra non è un vero lavoro. La maestra fa la maestra e basta. Spiega, corregge, sorride, alza la voce, sussurra, accarezza, passa tra i banchi, a volte si arrabbia, si copre di pittura, di gesso, di colori. È strano per loro pensare che una maestra abbia una vita al di fuori dell’aula. Sentir parlare di genitori, mariti, figli, fratelli suscita sempre una strana curiosità. Si stupiscono, quando sentono parlare dei problemi quotidiani che ognuno di noi ha.

Quelle sono le cose di cui si discute a casa: le bollette da pagare, le discussioni tra la mamma e il papà, i problemi di lavoro o quelli di salute. La classe diventa una piccola oasi, quasi staccata dalla realtà esterna, dal quartiere e dai problemi della città. Questo è il modo in cui provo a creare tutti i giorni un ambiente sereno per gli alunni di Scampia, un luogo che sia protetto e accogliente, nel quale possano essere solo bambini che vanno a scuola.

Troppo spesso mi capita di sentirli fare discorsi che dovrebbero appartenere solo al mondo degli adulti. Perché la scuola diventa un po’ la seconda casa e la maestra è lì anche per questo. Per ascoltare e provare a dare risposte alle domande più impensate. Poi un giorno capita che la maestra abbia un problema familiare di una certa importanza, uno di quelli che te lo si legge in faccia che qualcosa non va. Ci provi ad essere quella di tutti i giorni, cerchi di non lasciar trasparire le preoccupazioni, sei costretta ad assentarti e loro non ci sono abituati.

Ogni mattina sei al tuo posto, pronta ad accoglierli con il sorriso. Ti conoscono bene ormai, seguono con lo sguardo, in silenzio, i tuoi movimenti, i gesti per capire cosa sta succedendo. Sono ragazzini svegli e acuti, lo sanno che hai la testa da tutt’altra parte. Ma sei la loro maestra e non è possibile che tu non sia quella di sempre. All’improvviso diventi una donna che vive un momento buio e così provano ad esserti di conforto, perché a volte non è facile lasciare i pensieri fuori dalla porta dell’aula e comportarti come al solito.

Così il viso diventa accigliato e scuro, nonostante gli sforzi. Lo stato d’animo è perfettamente intonato all’abbigliamento. Tutti i miei alunni lo sanno: io vesto sempre di nero. Non saprei spiegarne il motivo. Mi piace e basta. Da sempre mi sento dire che ogni tanto dovrei indossare abiti colorati, che ho i capelli scuri e che il rosso mi starebbe bene e altre amenità del genere. Loro, i miei bambini, ancora ricordano che tre anni fa quando erano in seconda, indossai un abito bianco con dei fiori azzurri, come il colore del loro fiocco.

Fu un caso, un abito intonato al grembiulino bianco delle bambine, indossato per sorprenderli e iniziare il nuovo anno con una risata. Io mi sento a mio agio vestita di nero, non ho bisogno delle tinte accese, il mio intento è quello di mostrare loro che i colori sono ovunque, basta guardarsi intorno. Ma questi sono i giorni in cui il nero lo porti dentro, anche se tenti di nasconderlo. Ed è in quel preciso istante che quel buio viene squarciato da una vocina, che ti riporta con i piedi per terra.

Lei, Giovanna, si avvicina per dirti che ha inventato uno “slogan” per te, ma che ha vergogna di dirlo ad alta voce. La cosa dovrebbe sorprendermi, perché lei è una bambina ironica e spigliata, ma io non sono molto presente e le rispondo un po’ distrattamente che può scriverlo su un foglio. Dopo pochi minuti sulla cattedra appare un foglietto su cui c’è scritto: “Nel tuo nero impenetrabile, c’è il tuo arcobaleno inconfondibile”.

Lei ha solo 10 anni ed una sensibilità straordinaria. Non ho saputo far altro che abbracciarla più forte che potevo, mentre lei mi guardava con aria sorpresa. Per lei è stata una frase come tante, una cosa che le è venuta in mente così, semplicemente, mentre su di me ha avuto un effetto folgorante. La luce si è riaccesa, una nuova energia mi è stata trasmessa da una piccola donna, con lo sguardo vivace dietro un paio di occhiali, che è riuscita a scovare il mio arcobaleno mettendo in fuga le tenebre.

Ho conservato questo pezzetto di carta come se fosse un gioiello ed oggi più che mai so che il mio compito è stato portato a termine. Posso lasciarli andar via, sicura che sapranno affrontare il nuovo ciclo di studi, osservando il mondo e la realtà oltre le apparenze. Sono una maestra fortunata e non ho bisogno di indossare il rosso, il giallo, il blu. Continuerò ad essere la maestra in nero e loro, i miei bambini, resteranno impressi per sempre, come colori indelebili, nella mia anima.

Silvia Selo

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