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Spettacolo

Lino Banfi: “Checco Zalone si inginocchiò per farmi una richiesta. Mi chiamano Maestro per darmi del rincogl***”

Lino Banfi: “Checco Zalone si inginocchiò per farmi una richiesta”. L’attore pugliese senza freni nel suo intervento a ‘I Lunatici del week end’

Lino Banfi: “Checco Zalone si inginocchiò per farmi una richiesta. Mi chiamano Maestro per darmi del rincogl***”. L’ attore pugliese senza freni nel suo intervento a ‘I Lunatici del week end’, trasmissione radiofonica in onda su Rai Radio 2 ogni sabato e domenica dall’1 alle 5, condotta da Andrea Santonastaso e Roberta Paris.

Sulla notte. “Per lavoro ho fatto le notti tutta la vita, ci sono voluti anni prima che mi abituassi. Ad esempio, come potevo cenare alle 8 di sera quando per tutta la vita ho cenato dopo mezzanotte? Poi piano piano ti abitui”.

Sui nonni. “Non mi aspettavo tutta quella gente al Palazzo dei Congressi di Rimini, vederli in piedi. Io sono anche il nonno di tutti i ragazzi che stanno a San Patrignano e che attraversano questi tunnel difficilissimi, dai quali auguriamo di uscirne al più presto. E loro mi hanno mandato un messaggio che ha commosso e intenerito tutti i presenti, compreso Salvini che era lì e che non si aspettava una cosa del genere, come del resto nessuno. Essendo il nonno d’ Italia non potevo mancare a questa riunione di migliaia di nonni. In presenza di Salvini che, discusso o non discusso, è un politico attuale ho detto che voglio fare un movimento alle prossime elezioni che si chiama NOLINC, Nonni Liberi Incazzeti. In Italia abbiamo 14milioni di nonni, se prendo almeno 2milioni di voti sono a posto”.

Sulla figura del comico. “Io a farmi prendere sul serio ci ho messo poco, nel mio cervello volevo che le cose andassero lisce senza forzarle e che quindi un giorno tutti avrebbero capito. Adesso siamo al punto che ci sono giornalisti pentiti di non aver parlato bene di alcuni film miei. Uno mi disse che andava a vedere i miei film di nascosto perché lavorava per Repubblica e gli avrebbero sputato in faccia, non per me ma per il genere che non era di intelligentia giornalistica come altri”.

Il retroscena. “Una volta un giornalista e critico di Napoli mi chiamò da Mosca per dirmi che nella Piazza Rossa facevano tutti film italiani e c’erano film di grandi autori, ma tutti stavano a guardare L’allenatore nel pallone. Allora io gli dissi di scriverlo e dall’altra parte il silenzio. Adesso lui è uno di quelli pentiti. Quindi ho aspettato il destino, ho aspettato che le cose andassero da sole e sono andate bene”.

Sulla comicità. “La mia comicità è stata come un ferro fatto male che tu pian piano devi levigare, devi sistemare secondo la direzione che prende la lava. Devi capirlo da solo, è un fatto che sta nel DNA. Ad esempio, io da solo mi dicevo che le pause sono importanti, addirittura proporrei alle università di fare la Laure Honoris Pausa, perché se non segui le pause, non entri in tempo e non sei quadrato non puoi fare comicità, è una cosa che viene automatica”.

Sui suoi film. “Ho saputo che usano molti miei film come terapia, in alcune cliniche di malati di Alzheimer o Parkinson guardano Vieni avanti cretino e altri film miei, tipo Spaghetti a mezzanotte. Questi film stimolano molto i muscoli facciali che non muovono mai e quindi è come una buona medicina, questo mi fa molto piacere”.

I film oggi. “Nei film di oggi vedo che alcuni ragazzi vanno in apnea, perché hanno la disposizione di 3 o 4 minuti per far ridere, quando invece basterebbe parlare come si parla normalmente. Quando devono fare il monologo fanno un lungo respiro come se dovessero andare sott’ acqua. Sembra anche che per far ridere debbano dire almeno 3 parolacce. E non è così che si fa il cinema o la televisione”.

Il maestro. “Mi stanno dando troppi oneri, addirittura mi chiamano Maestro e questi sono i momenti in cui uno sta diventando vecchio. Non ti vogliono dire rincoglionito e allora ti chiamano Maestro. Per fortuna ancora la mia testa funziona benissimo, io mi ricordo tutto e allora metto sempre alla prova. Io codifico, memorizzo tutto perché ho sempre allenato il mio cervello. Il resto del corpo non ve lo posso garantire”.

I progetti futuri. “Sto scrivendo anche delle sceneggiature, una è quella per Amico Charlie ed è una cosa a cui tengo perché ho notato che il regista è uno difficilissimo da capire ma facilissimo da intuire, nel senso che è uno che ha delle sofferenze continue e le mette nei personaggi che scrive. La cosa bellissima per me è che può essere un Banfi completamente inedito, lo stiamo sistemando insieme cucendomelo addosso”.

Su Checco Zalone. “Checco è il mio maestro, quando si fanno queste cifre non si è eredi ma docenti. Però fu carino quando si inginocchiò per chiedermi la piccola parte nel suo film. Lui mi vuole molto bene, è affezionato a me e mi auguro di cuore che questa sua impresa vada bene”.

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