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Spettacolo

Teo Teocoli si racconta: “Devo tutto alla somiglianza con Celentano. Derby? Gino Paoli faceva scappare tutti”

Teo Teocoli si racconta nel suo intervento ai microfoni del format “I Lunatici” in diretta dal lunedì al venerdì su Rai Radio2

Teo Teocoli si racconta: “Devo tutto alla somiglianza con Celentano. Derby? Gino Paoli faceva scappare tutti”. Il comico è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format “I Lunatici”, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta dal lunedì al venerdì dalla mezzanotte e trenta alle sei del mattino.

Teocoli ripercorre alcune tappe della sua carriera: “Ho compiuto pochi giorni fa 75 anni, diciamo che 60 li ho passati di notte. Prima come cantante, poi al Derby di Milano, dove finivamo alle due di notte e poi si andava sui Navigli a sentire il Jazz. Nella mia vita di mezzo c’è sempre Celentano. Forse è stato un premio diventare bravo imitando lui. O magari un freno. Quando eravamo giovani eravamo molto simili. Volevano far fare a Celentano una commedia al Sistina di Roma. Lui non ne aveva voglia e suggerì ai produttori di prendere me. Diceva che ero forte e sottolineava che gli assomigliavo”.

Poi il retroscena. “Una volta mi mandò anche al Festival di Napoli. Devo tutto alla somiglianza con Celentano. Poi è nata anche una bella amicizia. Ci conosciamo da sessant’anni. Io lo aspettavo sotto casa, in via Gluck. Lui mi salutava, chiacchieravamo, poi mi diceva di non andarci tutte le sere. Alla fine mi invitò a casa sua, dove abitava la mamma. Vidi che c’era molta povertà. Quello mi ha incoraggiato. Vidi che anche lui era povero come la mia famiglia o come la famiglia dei miei amici”.

Teo Teocoli si racconta: “Quando arrivava Gino Paoli scappavamo via tutti

A proposito del Derby: “Era una grande famiglia, formata da artisti e frequentatori. Un centinaio di persone che giravano tutte le sere. Quando arrivava Gino Paoli scappavamo via tutti. Faceva tutto il suo repertorio alle tre di notte. Quando arrivava lui, andavamo al Bar. Abatantuono? Racconta storie che ha sentito, a quell’epoca aveva 15 anni. Io gli facevo sempre uno scherzo brutto allo stadio. Era seduto sotto di me, quando segnava il Milan si girava e io guardavo da un’altra parte”.

Sulle sue imitazioni: “Non so se qualcuno ci sia mai rimasto male. Sono legato all’imitazione dell’avvocato Prisco ma l’imitazione con maggiore successo fu quella di Cesare Maldini. Ero con Tosatti e Galeazzi in un programma, io avevo preparato una cosa banale. Mi misi a leggere in diretta la formazione dell’Italia come la leggerebbe il Ct Maldini. Venne giù il mondo e imbastimmo ‘Quelli che il calcio’, che fece di numeri pazzeschi. E’ stato il momento più alto della mia carriera. Poi mi stancai un po’, ora ho ricominciato un po’ di televisione, ma ormai sono quasi vent’anni che faccio spettacoli teatrali dal vivo”.

Sulla comicità: “E’ un po’ in ribasso perché tutti i giovani attori e cabarettisti che si affacciano non hanno avuto la fortuna di stare con i più grandi di tutti i tempi”.

Sul suo rapporto con le donne: “Ero un bel ragazzo, assomigliavo a Celentano, ed era un pregio. Adriano era come Elvis, se camminava per strada arrivavano tremila persone. Ero un bel ragazzo, spiritoso, cantavo, ballavo bene, utilizzavo tutti questi mezzi. Per questo ho avuto tante avventure”.

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