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Marracash: “Elodie? La amo soprattutto per un motivo. Mi chiamavano marocchino, è stata la mia forza”

Marracash su Elodie e non solo, l’intervista a ‘Vanity Fair’

Marracash: “Elodie? La amo soprattutto per un motivo. Mi chiamavano marocchino, è stata la mia forza”. Il cantante rap si racconta ripercorrendo le tappe della sua vita in una intervista a ‘Vanity Fair’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

[…] Nel disco canta «è la mia ribellione che vogliono vendere». A 41 anni ne ha ancora di ribellione?
«La mia ribellione è essere chi sono, e rivendicarlo. Nel rap l’epopea di quello che da zero ha avuto successo l’abbiamo cantata tutti, e francamente ha anche rotto i coglioni. Adesso non mi interessa più raccontare la strada da cui vengo, ma che effetto ha avuto quella strada su di me, che ferite ha lasciato. Quindi sì, mi ribello da solo. Anche perché la ribellione come dimensione collettiva non esiste nemmeno più, i ragazzi di oggi, che sono molto meglio di noi perché sono aperti, non bulli, fluidi, non vogliono sovvertire niente. Forse perché non credono in niente».

Marracash: “Clima tema caldo ma la vera rivoluzione la fanno le donne sui diritti”

Voi, invece, in che cosa credevate?
«In tante cose, alcune certamente anche sbagliate. Credevamo che manifestando avremmo potuto cambiare il sistema, che nella droga si potesse trovare qualcosa, che viaggiare fosse un modo importante per conoscere se stessi e il mondo. Riguardavo i film di Salvatores, che adesso sembrano favolone un po’ ingenue, e pensavo a quanto raccontano dei sogni della mia generazione. Io ancora ci credo al potere del viaggio: quando ho rimesso insieme i pezzi di me che avevo dimenticato, mi sono ricordato che da bambino avevo una passione per le spade e i samurai, allora sono andato in Giappone a vedere come si fanno. Sono stato felice».

I ragazzi, però, si mobilitano per l’ambiente.
«È vero. Il cambiamento climatico è uno dei temi del momento, anche se quello più caldo, la vera rivoluzione, è quella che stanno facendo sui diritti le donne. Da quasi boomer penso che sull’ambiente come singoli possiamo fare ben poco, che è una questione sociale. Faccio la mia bella raccolta differenziata, cerco di ridurre il mio impatto sul pianeta, ma se non cambiano le cose a monte, se non vengono prese delle decisioni dai governi, non si va lontano. La gente lavora, si fa un culo così, paga le tasse: mi sembra un miracolo che abbia anche la voglia di separare l’umido dal secco. Ormai, ovunque, siamo chiamati a fare cose che dovrebbe fare qualcun altro. Anche al supermercato: dici ah che figata la cassa automatica. Ma non l’hanno fatto per te, l’hanno fatto per risparmiare uno stipendio e tu devi passarti i tuoi prodotti sullo scanner».

Marracash: “Io e Elodie riconosciuti nella nostra normalità”

Come diceva Marilyn Monroe, puoi togliere la ragazza dalla provincia, ma non la provincia dalla ragazza. Quanto della Barona (non provincia ma periferia, sempre di radici parliamo) è rimasto dentro?
«Io alla Barona ci vivo ancora, e anche mia mamma abita sempre lì. È il posto dove sono cresciuto e dove credo che le persone mi rispettino e mi vogliano anche bene perché non sono cambiato. Certe cose lì non si dicono, ma le capisci dai gesti. Alcuni mi salutano con un cenno impercettibile della testa, alla Fight Club. Un buon segno».

Si è sentito diverso dai ragazzi che aveva intorno?
«Sulla copertina del mio primo disco ci sono delle antilopi e, dietro, le case popolari. E io credo di essermi sentito come loro: una specie rara, lì dentro. Avevo fatto le elementari in via Bramante: casa popolare con il bagno fuori, ma a scuola se sapevi qualcosa potevi alzare la mano e dirla, ed era anche una bella cosa. Quando sono arrivato in Barona, la scuola, il mondo, erano al contrario: se sapevi le cose dovevi stare zitto, se leggevi libri non potevi raccontarlo a nessuno, se provavi emozioni era meglio non farle vedere, se no sembravi un debole. Per tanto tempo ho dovuto tenere nascoste delle parti di me; poi ho capito che potevo riappropriarmi della mia diversità. E anche trasformare quel nome “marocchino” con cui mi chiamavano con disprezzo e usarlo come un punto di forza. Marracash, appunto».

Marracash: “Elodie? Ecco perché l’amo”

Quando un ragazzo della Barona incontra una ragazza del Quartaccio, che succede?
«Io e Elodie ci siamo riconosciuti nella nostra normalità. È la prima volta che sto con una persona come me. Le famose le ho sempre evitate, le mie fidanzate sapevano a mala pena chi fossi quando ci conoscevamo. Io e lei facciamo lo stesso mestiere, ma lei ama me, non Marracash. E io amo Elodie, la persona Elodie».

In che modo siete riusciti a salvarla, questa normalità?
«Sia io sia lei abbiamo avuto una lezione fondamentale: la sconfitta, il fallimento. Io l’ho imparata bene questa lezione perché ho avuto successo a 28 anni, prima ho fatto in tempo a fare di tutto, a mandare giù merda, a sentirmi invisibile. Anche per lei non è stata facile. La sconfitta è un’esperienza che ti cambia la vita».

[…] Sembra un uomo felice. Lo è?
«Il lavoro va bene, la mia vita privata va molto bene – mi sento amato, accolto, spronato e supportato – e questo fa bene a tutto il resto. Mi sento come se avessi tutta la forza del mondo per poter fare quello che voglio. Ho tirato fuori Fabio, e Fabio piace. È una cosa molto bella sentirsi accettati».

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