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Cronaca

Torino, P38-La Gang indagati dalla procura: le accuse

Torino, P38-La Gang indagati dalla procura di Torino: le accuse. La polizia e i carabinieri hanno eseguito quattro perquisizioni nei confronti dei componenti della band musicale «P38-La Gang», (sciolta lo scorso giugno). I membri del gruppo sono indagati dalla procura di Torino per apologia di terrorismo. Nel corso dell’operazione è stato sequestrato materiale informatico.

Il blitz è scattato nelle prime ore di questa mattina, venerdì 25 novembre, quando sono entrati in azione militari dell’Arma e agenti della questura di Torino, coadiuvati dai colleghi di Bologna, Bergamo e Nuoro. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Enzo Bucarelli, risale al dicembre scorso, ma è emersa nel maggio di quest’anno in seguito a un esposto presentato da Bruno D’Alfonso, il figlio di Giovanni, il carabiniere di 44 anni ucciso dalle Brigate Rosse il 5 giugno 1975.

Nel mirino degli inquirenti sono finiti i testi delle canzoni che la band presentava sui palchi di piazze e locali italiani. A maggio, i P38, che è anche il nome della pistola divenuta il simbolo degli anni di piombo, si erano esibiti all’Arci Tunnel di Reggio Emilia, portando sul palco, con il volto coperto da passamontagna, la stella a cinque punte delle Brigate rosse e brani sugli anni di piombo.

Torino, P38-La Gang indagati dalla procura

Tra gli autori di esposti presentati contro la band c’era anche Maria Fida, figlia di Aldo Moro, il presidente della Dc rapito e assassinato dai brigatisti. Uno dei brani più famosi parla infatti del rapimento Moro, s’intitola «Renault» ed è un chiaro riferimento alla vettura in cui venne ritrovato il corpo del leader della Dc: «Presidente mi sembra stanco, la metto dentro una Renault 4».

Dopo gli esposti, in cui si sottolineava che le loro canzoni inneggiavano alle Br e al terrorismo, molti concerti sono stati annullati. A giugno, poi, è stata la stessa band ad annunciare su Instagram il ritiro dalla scena musicale: «Il progetto P38 è giunto al termine», denunciando appunto i concerti cancellati e la stretta sorveglianza della Digos, che aveva reso la vita, professionale e non, impossibile.

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