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Giovanni Allevi: “Mia sorella morta e diagnosi di tumore ma non mi sono posto quella domanda. Nuova sinfonia? Nasce da una vicenda intima. Ho solo un rimpianto”

Giovanni Allevi: “Mia sorella morta e diagnosi di tumore ma non mi sono posto quella domanda. Nuova sinfonia? Nasce da una vicenda intima. Ho solo un rimpianto”. Giovanni Allevi sulla sorella morta la nuova sinfonia (Lost Time Symphony) il mieloma, e non solo. Il pianista e compositore marchigiano, 57 anni, ne parla in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Giovanni Allevi racconta che supera il dolore creando e combattendo, e la sua nuova Sinfonia nasce proprio da questa necessità interiore: «Questa mia nuova Sinfonia è breve, un tempo unico di soli 10 minuti, come la K.181 di Mozart, ma nonostante i suoi 10 minuti è complessa e nasce da una vicenda intima e personale». Una vicenda che affonda le radici nella perdita di sua sorella Stella, come ricorda al Corriere: «Scomparsa quattro anni fa. Morta poche settimane dopo la diagnosi del mio tumore incurabile. In pochi giorni ho conosciuto il buio, l’esistenza nella sua veste più cruda. E dal buio ha origine la melodia straziante, l’urlo di dolore che ho compresso per tre anni, ora manifestato in musica. Ma la disperazione cede il passo al ricordo dell’infanzia».

Ripercorrendo quei giorni, Allevi torna al giugno 2022, quando tutto è cambiato: «Il 2 giugno, alla fine di un concerto a Vienna, ho accusato dolori fortissimi. Ho fatto i controlli ed è arrivata la diagnosi del tumore. Dopo poco è morta mia sorella. Ci sentivamo tutti i giorni». Stella riuscì comunque a condividere con lui la notizia del mieloma, lasciandogli parole che sono diventate un faro: «Facciamoci forza».

Giovanni Allevi: “Nuova sinfonia? Nasce da una vicenda intima. Ho solo un rimpianto”

Quando ha saputo che Stella non c’era più, la disperazione lo ha colpito in un momento già segnato dalla malattia: «Tra lo sgomento della sua perdita e il mio tumore non ho versato una lacrima , poi il dolore si è manifestato in questa sinfonia». Apparentemente cercò di mantenere il controllo, ma il crollo era vicino, come gli fece notare la psichiatra dell’Istituto dei Tumori: «Come stai?», gli chiese. E lui rispose: «Tutto bene, tutto sotto controllo». Lei insistette: «Giovanni come stai?». E ancora: «Davvero bene». Fino a quando la psichiatra gli disse: «Guarda, lavoro da 30 anni e riconosco quando una persona sta per cadere dentro un baratro dal quale non esce più».

Aveva ragione, ammette oggi Allevi: «Sì. Ho cominciato un percorso intenso. Era una situazione impossibile da gestire». Un percorso che lo ha portato a comporre la Sinfonia, anche se non per una scelta razionale: «Sì, anche se non è stata una decisione razionale. Proust ha dimostrato che il tempo perduto non si recupera con la logica, ma con l’epifania sensoriale. La musica è stata la mia Madeleine. Ha aperto un interruttore dentro di me».

Giovanni Allevi: “Mia sorella morta e diagnosi di tumore ma non mi sono posto quella domanda”

Nel buio della disperazione non si è mai chiesto “perché proprio a me?”, ma un’altra domanda lo ha attraversato mentre era ricoverato: «Cos’è questa vita? Una valle di lacrime?». E aggiunge che non ha mai pregato Dio di guarirlo, perché non gli sembrava giusto verso chi viveva lo stesso dramma: «Ho chiesto: aiutami a superare e attraversare e accogliere tutto questo».

Quella preghiera, dice, è stata esaudita: «Sì perché sono uscito da questo buio con un amore sconfinato per la vita. Nonostante il dolore fisico cronico che mi è rimasto addosso, la paura del futuro, lo sgomento per una perdita così importante come quella di Stella, sento un amore per la vita mai provato».

La Sinfonia del tempo perduto porta con sé anche un rimpianto: «Non aver detto a mia sorella “ti voglio bene”. Credo colga tutte le persone che hanno subìto una perdita». E mentre la Lost Time Symphony verrà eseguita insieme alla Sinfonia n.7 di Beethoven, Allevi riflette sullo scontro che per anni lo ha contrapposto al mondo musicale colto: «Per tutta la vita io ho commesso un parricidio verso i grandi del passato. L’Accademia mi ha accusato di eresia. Quel ribelle dentro di me non ha mai smesso di celebrare il presente, con la differenza che il dolore ha smussato la rabbia della ribellione: ora c’è bisogno di pace. C’è sì la ferita, ma bisogno di condivisione e di pace. E poi non voglio riaccendere una disputa che non ha più motivo di esistere. Quelle discussioni ora mi appaiono infinitesimali».

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