Leonardo Manera: “Zelig? A Campobasso capimmo che qualcosa era cambiato. I giovani comici oggi hanno un linguaggio diverso”. Leonardo Manera su Zelig, i giovani comici di oggi, e non solo. Il comico e conduttore radiofonico lombardo, 58 anni, ne parla in una intervista rilasciata a ‘Tv Sorrisi e Canzoni’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Tornare oggi sul palco di “Zelig 30” ha riportato l’artista alle sue origini, suscitando in lui un misto di emozione e familiarità. Racconta infatti: «Lavoro a “Zelig” dal 1993, quando era ancora solo un locale e non c’era la televisione. È come ritrovarsi ogni anno, rivedersi e constatare quanto siamo invecchiati… Diciamo così. “Zelig”, per me, è casa».
Leonardo Manera: “Zelig? A Campobasso capimmo che qualcosa era cambiato”
Ripensando agli inizi, la memoria corre subito al suo primo provino, un passaggio che lui stesso ricorda con precisione. «Il primo provino. Era il 1989: venni scartato. Poi tornai nel 1993 e andò bene. Il provino si faceva il lunedì mattina, davanti a Gino e Michele, Giancarlo Bozzo e agli altri comici. Un vero esame. All’epoca portavo un numero da mago comico, un po’ nello stile di Mr Forest. La prima volta andò male, quattro anni dopo funzionò. Da lì iniziai a lavorare nel locale di viale Monza, facendo settimane intere: io aprivo, i Fichi d’India chiudevano».
Con il passare degli anni, alcuni momenti si sono rivelati decisivi, sorprendendolo per l’impatto sul pubblico. Tra questi, uno in particolare è rimasto impresso: «Sì, una puntata di Natale del 2002, registrata a Campobasso. Fu lì che capimmo che Zelig stava diventando davvero un fenomeno. Quando andò in onda, le reazioni furono fortissime. Poco dopo arrivò la prima serata. Quella puntata ci fece percepire chiaramente che qualcosa era cambiato».
Leonardo Manera: “I giovani comici oggi hanno un linguaggio diverso”
Guardando all’evoluzione della comicità, l’artista osserva come oggi il panorama sia radicalmente diverso, soprattutto per l’influenza dei social. A questo proposito afferma: «Oggi web e televisione si alimentano a vicenda. Un tempo si pensava che internet avrebbe distrutto la comicità televisiva. In realtà accade l’opposto: i pezzi tv vivono una seconda vita online e molti comici nati sul web trovano poi spazio in televisione. Sono diventate fonti complementari».
Infine, riflettendo su ciò che è cambiato e ciò che resterà immutato nel mondo dello spettacolo, offre una considerazione lucida e nostalgica: «Non tornerà più il varietà classico, quello che nasceva dal teatro e che poi è diventato il grande varietà televisivo degli anni Settanta. I giovani comici oggi hanno un linguaggio diverso. Quello che invece resterà sempre è il bisogno di ridere: la risata è necessaria, serve anche a esorcizzare i problemi della vita. Cambia la forma, ma non la sostanza».
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