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Spettacolo

Sanremo 2026, il trionfo totale di Sal Da Vinci e l’annuncio di Conti: De Martino prossimo conduttore

Sal Da Vinci ha vinto la 76esima edizione del Festival di Sanremo al termine di una finale intensa, che ha confermato le previsioni della vigilia e ha trasformato un percorso artistico lungo decenni in una consacrazione definitiva. Sul palco dell’Ariston si è compiuta una traiettoria che affonda le radici nella gavetta, nella disciplina, nella tenacia di chi conosce la fatica del mestiere e non ha mai smesso di crederci. E ora è giusto che sia godi questo meritato successo.

Ma torniamo al Festival. Fin dalla prima serata è apparso evidente che qualcosa fosse diverso: Sal Da Vinci stava giocando un campionato a parte. In un’edizione che per molti osservatori procedeva su binari prevedibili, la sua presenza ha spezzato la linearità, imponendo un ritmo emotivo alternativo. Ogni esibizione è stata costruita come un piccolo spettacolo nello spettacolo, capace di fondere ironia e pathos, teatralità e autenticità. Il pubblico ha reagito con un coinvolgimento crescente, fino alla consacrazione finale.

La sua interpretazione ha saputo intercettare una dimensione popolare senza scadere nella banalità. C’era il melodramma, certo, ma anche la consapevolezza di chi sa dosare registri diversi, passando dal sorriso alla commozione nel giro di poche battute. In platea e davanti agli schermi, l’effetto è stato quello di un racconto condiviso, di una partecipazione collettiva che raramente si avverte con tale intensità (incredibile la reazione del pubblico dell’Ariston ad ogni ingresso di Sal Da Vinci).

Il trionfo

Quando il suo nome è risuonato in sala, Sal Da Vinci è letteralmente esploso di gioia. Un’esultanza spontanea, intensa, fatta di abbracci, risate e urla di felicità, seguita da applausi fragorosi. Non si è trattenuto: ha sollevato le braccia, ha guardato il pubblico come per condividerne l’emozione, e ha sorriso con un entusiasmo che ha contagiato l’intero teatro. La reazione autentica di chi vede riconosciuto un percorso lungo e non sempre facile. In quell’istante si è condensato il significato del suo trionfo: non un successo improvviso, ma l’approdo naturale di una carriera costruita passo dopo passo.

Il successo assume un valore simbolico anche per ciò che rappresenta sul piano identitario. La napoletanità, cifra espressiva che ciclicamente viene messa in discussione sul palco dell’Ariston, è tornata protagonista. E proprio quell’energia, fatta di creatività, arte, musicalità e istinto scenico, ha fatto la differenza. La vittoria arriva in barba agli odiatori da tastiera che non hanno fatto mancare le solite schifezze razziste sui social contro i napoletani. Commenti velenosi, stereotipi stanchi, polemiche pretestuose: tutto dissolto dal responso del pubblico e della giuria.

Perché non è solo una questione di campanile, ma di tradizione culturale. Una tradizione che affonda le sue radici ben prima della nascita del Festival nella sua forma attuale. Del resto, prima di diventare l’appuntamento simbolo della Riviera ligure, la storia della canzone italiana ha conosciuto il Festival di Napoli del 1931, trasferito a Sanremo nel 1951. Un passaggio storico che oggi sembra tornare d’attualità alla luce di un’edizione segnata in modo così netto da un artista partenopeo.

Il filo con Napoli non si interrompe qui

Il trionfo di Sal Da Vinci, dunque, non è soltanto una vittoria personale, ma un segnale che attraversa la manifestazione e ne ridefinisce il racconto. E il filo con Napoli non si interromperà qui. È già stato annunciato che la conduzione della prossima edizione sarà affidata a Stefano De Martino, altro volto napoletano, chiamato a scrivere un nuovo capitolo nella storia del Festival. Una scelta che guarda avanti, ma che al tempo stesso conferma come quella matrice culturale continui a incidere in modo determinante sull’identità della kermesse.

Dalla consacrazione sul palco alla guida futura della manifestazione, il segno lasciato quest’anno appare destinato a durare. E se la vittoria ha un’immagine simbolo, è quella di un artista che, con la mano sul petto e gli occhi lucidi, ringrazia un teatro in piedi, consapevole di aver trasformato una serata di canzoni in un momento di memoria collettiva.

La classifica finale

1. Sal Da Vinci
2. Sayf
3. Ditonellapiaga
4. Arisa
5. Fedez & Masini
6. Nayt
7. Fulminacci
8. Ermal Meta
9. Serena Brancale
10. Tommaso Paradiso
11. LDA e AKA 7even
12. Luché
13. Bambole di pezza
14. Levante
15. J-Ax
16. Tredici Pietro
17. Samurai Jack
18. Raf
19. Malika Ayane
20. Enrico Nigiotti
21. Maria Antonietta e Colombre
22. Michele Bravi
23. Francesco Renga
24. Patty Pravo
25. Chiello
26. Elettra Lamborghini
27. Dargen D’Amico
28. Leo Gassmann
29. Mara Sattei
30. Eddie Brock

Carmine Gallucci
direttore@brevenews.com

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