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Saviano: “Io ministro? Ho rifiutato per un motivo. La destra ha fallito sulla cultura. Vi spiego perché i gioovani se ne vanno dall’Italia”

Saviano: “Io ministro? Ho rifiutato per un motivo. La destra ha fallito sulla cultura. Vi spiego perché i gioovani se ne vanno dall’Italia”. Roberto Saviano ministro della cultura? Lo scritto di Gomorra, 50 anni, rivela di aver rifiutato l’offerta, e non solo, in una intervista a ‘La Stampa’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Roberto Saviano riflette innanzitutto sul rapporto con i lettori più giovani, spiegando che la risposta non è univoca. «Dipende. C’è un pezzo di mondo giovanile che è meraviglioso agganciare perché non c’è, almeno da parte mia a 50 anni suonati, il tentativo di motteggiare, di imitarne il linguaggio». Racconta che soprattutto sui social, in particolare su YouTube, percepisce un desiderio di approfondimento più lento e meditato: «Però, per esempio, quando aggancio i più giovani sui social, soprattutto YouTube, sento che cercano un tempo più lungo di approfondimento, quasi che stanchi dell’immediatezza di social come Instagram e TikTok volessero una dilatazione della riflessione. Si vede anche qui al Salone».

Il discorso si sposta poi sulla partecipazione al recente referendum, che secondo Saviano ha avuto caratteristiche particolari. «Non si votava per un partito e questo ha fatto la differenza. Quindi attenzione all’entusiasmo, bisogna lavorare ancora molto per avere il consenso delle fasce più giovani, deluse da una politica che secondo me è senza idee». A suo avviso, oggi non basta più l’idealità: «C’è stato un momento in cui l’idealità poteva bastare, ora no, serve progettualità». E per chiarire il contesto aggiunge un dato che ritiene significativo: «Prendiamo un dato per tutti: l’Italia non è solo, come ripetono le destre, la meta dell’immigrazione dal Nord Africa, dall’Italia si emigra».

Saviano: “Io ministro? Ho rifiutato per un motivo”

Da qui nasce la domanda sul perché tanti ragazzi scelgano di lasciare il Paese, e Saviano risponde senza esitazioni. «È semplice, non ci sono soldi. La qualità della vita in Italia continua a essere ottima, ma ti pagano a tre mesi, a quattro, precariato assoluto, segnalazioni necessarie da parte della politica». Richiama anche un pensiero di Bertrand Russell per spiegare la distorsione del sistema: «Bertrand Russell diceva che quando c’è un raccomandato che non vale niente il sistema è sano ma quando chi è capace deve cercare una protezione, come in Italia, allora non va bene più». Per questo, osserva, molti guardano agli Stati Uniti: «Ecco perché le persone vanno negli Stati Uniti, dove la qualità della vita è insopportabile però se sei abile e ti impegni lo stipendio arriva». E aggiunge un confronto sul mondo accademico: «Oggi forse è diverso ma fino a poco tempo fa non era impossibile entrare all’università americana mentre è proibitivo in quella italiana. E i partiti non ne parlano».

La conversazione tocca poi il tema della criminalità organizzata e della sua presenza nel dibattito pubblico. Saviano nota che «anche i media parlano pochissimo di criminalità organizzata che invece sa utilizzare i social per fare proselitismo, occupare un territorio da conquistare».

Saviano: “Vi spiego perché i gioovani se ne vanno dall’Italia”

Si arriva così a un punto personale, quello del peso che Gomorra ha avuto sulla sua vita. Saviano ammette che negli ultimi vent’anni ha spesso pensato ai romanzi che avrebbe voluto scrivere e non ha scritto: «Tantissimi. Ma è quasi una vita parallela, nel senso che prima o poi sbarcherò sul romanzo storico, il genere che in questi anni ho tenuto sempre in un piano parallelo, secondario rispetto all’urgenza della ferita». Spiega cosa significhi essere identificato per sempre con un libro come Gomorra: «Quando parlo di Gomorra come della mia rovina è perché a un certo punto un libro come quello ti fissa in un ruolo in cui chi ti segue, in cui ti riconosce quando sei in battaglia. È o un grande peso, perché non sei solo quello, o a volte non ne puoi più». E sottolinea la solitudine che accompagna certe battaglie: «Qui ci siete voi ma poi in tribunale sei solo, perché gli attacchi che si ripetono da parte dei populisti non si rivolgono ai tuoi nemici ma ai tuoi sostenitori, agli amici per instillare loro il dubbio che sbaglino».

Saviano: “La destra ha fallito sulla cultura”

Quando gli viene chiesto se sarebbe capace, da giornalista e scrittore, di fare il ministro della Cultura, Saviano ricorda un episodio passato: «Mi è stato proposto una volta, ho detto di no. Il mio lavoro è un altro, ovviamente affascina sempre poter avere le leve in un paese come il nostro per poter cambiare qualcosa in ambito culturale, ma continuerò a scrivere».

Infine, il ragionamento si allarga al tentativo della destra di scardinare l’egemonia culturale. Saviano non ha dubbi sul risultato: «È un fallimento assoluto ma è un male, non è un bene». Tiene però a precisare che non è la destra in sé il problema: «Sono un grande lettore di destra, anche di estrema destra, Spengler, Jung, Kashmir, ho stima per Giordano Bruno Guerri, ho letto il libro di Veneziani su Vico, l’ho trovato molto bello». Il nodo, secondo lui, è un altro: «Il problema non è la destra. È che hanno dato tutto, l’arte, il cinema, tutto in mano ai peggiori, non hanno dato tutto in mano alla destra, hanno dato tutto in mano a non professionisti, a persone non capaci».

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