Charlotte Casiraghi: “Primo libro? Parla di una crepa di particolare sensibilità. La morte di mio padre mi ha segnato l’infanzia”. Charlotte Casiraghi sul suo primo libro, la morte del padre quando aveva 4 anni, e non solo. La scrittrice monegasca, 39 anni, figlia di Carolina di Monaco e di Stefano, ne parla in una intervista a ‘7’ per ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.
Charlotte Casiraghi presenta il suo primo libro, La fêlure (Julliard), e racconta che la sua passione per la filosofia nasce già al liceo, quando incontra il professore dell’ultimo anno, Robert Maggiori. Ricorda infatti: «Al liceo, grazie all’incontro con il mio professore dell’ultimo anno, Robert Maggiori. Ma l’interesse per questi temi esisteva già prima. Dall’infanzia mi sono sempre posta molte questioni esistenziali, ero una bambina con una forma di inquietudine, mi interrogavo molto sul senso della vita».
Quell’inquietudine infantile, spiega, non era casuale, e lei stessa ammette quanto fosse lontana dall’essere una bambina spensierata. Racconta: «No, in effetti, per niente. Quando si perde un genitore così piccoli si è confrontati subito alla fragilità della vita. Il tragico dell’esistenza fa irruzione di colpo, e questo contribuisce a sviluppare una certa tendenza a interrogarsi, e ad avere certi gusti, anche in letteratura. Da adolescente leggevo molta poesia. Baudelaire, soprattutto, a suo modo un filosofo».
Charlotte Casiraghi: “La morte di mio padre mi ha segnato l’infanzia”
Col tempo, questo interesse si è trasformato in un impegno pubblico, che l’ha portata a organizzare un festival filosofico nel Principato. Casiraghi ricorda come tutto sia nato dal dialogo continuo con Maggiori e con altri filosofi: «Anche quando Robert non era più il mio professore, abbiamo continuato ad avere conversazioni su temi filosofici, e ho incontrato altri filosofi come Raphael Zagury-Orly. Non mi piaceva restare chiusa a fare ricerche in università, e poi ero cosciente di certi miei privilegi, della possibilità che io avevo, e che non era data a tutti, di fare qualcosa a beneficio del pubblico. L’ho sentito come un dovere: io ho avuto la fortuna di incontrare un professore straordinario, sarebbe giusto che altri possano avere la stessa fortuna e cambiare, se vogliono, le loro vite. Ecco come è nata l’idea di organizzare gli Incontri filosofici di Monaco. La filosofia non è riservata al mondo accademico, entra nella vita di ognuno».
Quest’anno, la Semaine PhiloMonaco è dedicata al tema del desiderio, un concetto che per Casiraghi richiede di essere distinto da ciò che gli assomiglia solo in apparenza. Come spiega: «La filosofia permette di distinguere tra desiderio e piacere, desiderio e bisogno, desiderio e pulsione. Ma il desiderio può essere oscuro anche a noi stessi, può metterci in pericolo. Oggi c’è un’erosione del desiderio, tendiamo a confonderlo con soddisfazioni immediate facilmente accessibili, che rappresentano una specie di sollievo. Ma il vero desiderio è più profondo, è un’altra cosa».
Charlotte Casiraghi: “Primo libro? Parla di una crepa di particolare sensibilità”
Tra i dibattiti in programma ce n’è uno al quale partecipa anche lei, intitolato Non cedere sul proprio desiderio. Un tema che tocca la capacità di affermarsi senza rinunciare a sé stessi. Casiraghi osserva: «Sì, non cedere sul proprio desiderio è una frase che viene da Lacan, e che è alla base del lavoro psicanalitico su sé stessi. Si è tentati di ignorare o tradire il proprio desiderio per fare piacere agli altri, ma anche perché talvolta il desiderio non è confessabile a noi stessi. Il desiderio può portare a rompere con l’ambiente di origine, con la famiglia, o con gli archetipi della sessualità, pensiamo per esempio a quanti trovono difficile vivere in modo sereno la propria omosessualità. Poi c’è il desiderio che i genitori proiettano sui figli, che finiscono per essere strumenti della realizzazione altrui… Il desiderio è una questione complessa».
Il tema del desiderio ritorna anche nel suo libro La fêlure, dove Casiraghi evoca The Crack-Up di Francis Scott Fitzgerald, ma propone una lettura personale della “crepa”. Spiega infatti: «La crepa che mi interessa, di cui ho voluto parlare, è quella particolare sensibilità che ci rende unici. Non è l’evento traumatico, la perdita di una persona cara, l’abbandono. È quel modo di essere che precede il trauma, che ci rende permeabili al mondo, e che ci accompagna dalla nascita, frutto di mille variabili, il milieu sociale, la storia famigliare, come funziona il nostro cervello… È l’atmosfera speciale che ritroviamo in un autore grazie al suo stile unico, il suo modo speciale di rapportarsi al mondo».
Charlotte Casiraghi: “L’Italia fa parte della mia storia”
Nel libro, inoltre, racconta la sua esperienza in un reparto di pedopsichiatria, accanto a ragazze che soffrono di anoressia. Anche qui emerge una riflessione sul desiderio, come lei stessa afferma: «L’anoressia è una condizione molto complessa, che ha molti risvolti, uno dei quali è il desiderio di controllo, e anche il desiderio di rivolta, di manifestare al mondo con il corpo e il rifiuto di cibarsi il proprio dolore e la propria ribellione. Con le ragazze leggiamo Maya Angelou, George Sand, Simone de Beauvoir. Attraverso la letteratura arriviamo a parlarci, a riflettere assieme».
Infine, parlando del suo rapporto con l’Italia, Casiraghi rivela un legame profondo, radicato nella sua storia familiare. Dice: «È un rapporto speciale, evidentemente. Sono cresciuta in Francia e ho studiato in Francia, ma la mia famiglia paterna è italiana, l’Italia fa parte della mia storia quanto Monaco. Credo di avere un buon livello di italiano, lo leggo perfettamente e mi piace guardare i film italiani nella loro lingua originale, sono solo un po’ timida nel parlarlo. Sarò molto felice di praticarlo per parlare del mio libro, e della mia passione per la filosofia».
Seguici anche su Facebook. Clicca qui












Aggiungi Commento