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Perché il tempo sembra scorrere più velocemente con l’avanzare dell’età? La risposta da uno studio

Perché il tempo sembra scorrere più velocemente con l’avanzare dell’età? La risposta da uno studio. L’idea che la misurazione del tempo sia una variabile soggettiva è qualcosa che tutti conosciamo per esperienza personale. Uno studio pubblicato sulla rivista Memory & Cognition, condotto da un team guidato da Alice Teghil, ha studiato 120 persone di età compresa tra i 20 e i 91 anni, analizzando la loro percezione del trascorrere del tempo nell’ultimo decennio.

La ricerca ha approfondito il legame tra invecchiamento, memoria autobiografica e capacità cognitive, cercando di individuare i fattori associati alla sensazione che gli anni passino più rapidamente con l’avanzare dell’età. I partecipanti, 60 uomini e 60 donne, provenivano dall’Italia, dalla Germania e dalla Svizzera.

L’obiettivo

I ricercatori hanno valutato la percezione soggettiva del tempo riferita agli ultimi dieci anni e all’ultimo anno, la quantità e le caratteristiche dei ricordi personali e il funzionamento cognitivo generale. L’obiettivo era verificare se la sensazione di un tempo accelerato fosse collegata alla difficoltà di recuperare esperienze autobiografiche oppure a un declino delle capacità cognitive.

Per misurare la percezione temporale, i partecipanti hanno compilato un questionario, indicando quanto velocemente fosse sembrato trascorrere il tempo nei periodi considerati. Attraverso un test sulla memoria autobiografica, hanno inoltre avuto 90 secondi per ricordare il maggior numero possibile di eventi personali relativi all’ultimo anno e al decennio precedente. I ricercatori hanno valutato anche la positività, la rilevanza personale e la vividezza dei ricordi. Le capacità cognitive sono state esaminate attraverso prove di memoria immediata e differita, attenzione, linguaggio, orientamento e funzioni esecutive.

I risultati

I risultati hanno confermato un’associazione tra l’età e la percezione di un trascorrere più rapido del tempo nell’arco di dieci anni. Questa relazione, tuttavia, non è emersa considerando esclusivamente l’ultimo anno. Contrariamente alle ipotesi iniziali, la velocità soggettiva del tempo non risultava significativamente associata né al numero di ricordi autobiografici recuperati né alla loro positività, importanza o vividezza.

È emerso, invece, un legame tra il funzionamento cognitivo generale e la percezione temporale. I partecipanti con punteggi cognitivi inferiori tendevano a riferire un’accelerazione più marcata del tempo nell’ultimo decennio. In particolare, la capacità di ricordare informazioni nuove dopo un intervallo di tempo risultava associata alla percezione temporale, mentre la memoria immediata, la memoria di lavoro e la fluenza verbale non mostravano correlazioni significative.

L’analisi statistica ha evidenziato che il declino cognitivo spiega parzialmente il rapporto tra età e percezione accelerata del tempo. In particolare, una minore capacità di apprendere e conservare nuove informazioni potrebbe contribuire alla sensazione che il decennio trascorso sia stato più breve. Secondo i ricercatori, la ridotta formazione di nuovi ricordi episodici potrebbe influenzare la valutazione retrospettiva del tempo, indipendentemente dalla possibilità di recuperare esperienze significative della propria vita.

La ricerca ha inoltre rilevato che le persone più anziane tendevano a descrivere i propri ricordi come più vividi e importanti, pur riuscendo a recuperarne un numero inferiore. Nell’ultimo anno, la percezione del tempo risultava invece associata soprattutto alla positività degli eventi vissuti, senza un legame significativo con l’età o con le prestazioni cognitive complessive.

Il rapporto tra invecchiamento e accelerazione temporale non è necessariamente lineare

Gli autori sottolineano che il rapporto tra invecchiamento e accelerazione temporale non è necessariamente lineare. L’effetto potrebbe infatti attenuarsi nelle età più avanzate. Inoltre, escludendo i partecipanti più giovani, l’associazione tra età e velocità percepita del tempo non risultava più statisticamente significativa, suggerendo cautela nell’interpretazione dei risultati.

Lo studio presenta alcuni limiti, tra cui il numero relativamente contenuto di partecipanti, la natura trasversale dell’indagine e la mancata valutazione diretta della velocità di elaborazione delle informazioni. I dati, pertanto, non consentono di stabilire un rapporto di causa ed effetto. Saranno necessarie ulteriori ricerche su campioni più ampi per approfondire i meccanismi coinvolti.

Nel complesso, i risultati offrono elementi per comprendere perché il tempo sembra scorrere più velocemente con l’avanzare dell’età. La ricerca indica che la minore capacità di memorizzare nuove informazioni potrebbe avere un ruolo nella percezione soggettiva del trascorrere degli anni, più della quantità o delle caratteristiche dei ricordi autobiografici. Gli studiosi suggeriscono di approfondire anche l’influenza delle esperienze quotidiane, delle abitudini e dei fattori emotivi sulla percezione temporale.

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