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Spettacolo

Rita Pavone: “Elvis mi diede un pizzicotto e disse una frase. Resilienza? È tutto ciò che avrei voluto cantare…”

Rita Pavone ed Elvis Presley, il retroscena, e non solo, raccontato dalla cantante in una intervista rilasciata ai microfoni di ‘OFF’

Rita Pavone: “Elvis mi diede un pizzicotto e disse una frase. Resilienza? È tutto ciò che avrei voluto cantare…”. La cantante racconta il retroscena in una intervista rilasciata ai microfoni di ‘OFF’, l’inserto de ‘Il Giornale’. Ve ne proponiamo alcuni stralci.

Il suo brano a Sanremo Niente (Resilienza74) parla di un momento difficile e della resilienza. “Tutta la mia vita è stata una resilienza, un ascensore che sale e che scende, una grande gioia e poi magari un dolore. Tutti noi durante il corso della nostra esistenza passiamo dei momenti in cui avremmo bisogno di un bosco che ci circondi e che ci protegga in qualche maniera, e delle volte invece è proprio il bosco che ci toglie il respiro perché i rami sono intricati.

Ogni persona passa dei momenti difficili, e la resilienza è saper accettare questi momenti, affrontarli, combatterli e qualche volta anche vincerli. Io ho amato profondamente questo testo perché mi ci identifico, ma ho anche capito che avendolo scritto lui qualche problemino doveva averlo vissuto. E questa cosa mi ha fatto anche molto riflettere”.

Sull’importanza del brano. “Mio figlio ha scritto una cosa per sé che io condivido in pieno. Inoltre mi ha riportato alle mie origini musicali, quelle che non sono riuscita a proporre durante gli anni del grande successo. È stato un passo in dietro che in realtà è un passo in avanti. Questa canzone è tutto ciò che avrei voluto cantare quando ero ragazzina, anche se quelle del passato sono state scelte di grande successo”. 

Il retroscena al Cinema. “Un giorno, ad esempio, è capitato che sono andata al cinema con mio marito a vedere Jesus Christ Superstar e mi sono accorta che Erode cantava una canzone che conoscevo. Poi mi sono ricordata: originariamente l’avevo incisa io!”.

La differenza tra l’Italia e il resto del mondo. “Negli altri paesi quando si è raggiunto un apice non devi dimostrare più nulla. Da noi come diceva Eduardo De Filippo “gli esami non finiscono mai”. Bisogna entrare in questa ottica, e dirò che non è neanche male perché se a Sanremo mi avessero invitata come ospite io non mi sarei divertita come mi sono divertita”.

Rita Pavone: “Quando ho conosciuto Elvis…”

Sul futuro. “Se la voce mi tiene, ed è fresca come adesso, io sono ultra felice perché posso fare ancora delle cose che non sono riuscita a fare prima e che arriverò a fare dopo i settantacinque anni. A settantacinque anni si comincia a belare come le pecorelle, il diaframma non regge più. Invece, grazie a Dio, il diaframma funziona benissimo, e spero di fare cose che mi possano divertire e che possano divertire gli altri”.

Quando ha conosciuto Elvis Presley negli Stato Uniti, durante una sessione di registrazione. […] “In un momento di pausa, ho sentito il nome “Presley”. Allora ho detto: me lo fate conoscere? Mi è stato risposto di no: era difficilissimo perché il colonnello Parker, il suo manager, non permetteva di avere nessun contatto con l’artista prima di un’incisione. A quel punto ho fatto il piantino (avevo diciannove anni, ma sembrava ne avessi dodici fisicamente). Così, inteneriti mi hanno detto: se fai la brava bambina ora vediamo come fare”.

Poi il retroscena. “Hanno cercato di convincere il colonnello Parker per farmi presentare Elvis. E la sera, a mezzanotte, quando lui è venuto ad incidere, io ero lì. Entrando ha salutato tutti, poi si è fermato e mi ha fatto: io ti conosco, tu sei la ragazza italiana! Si è avvicinato, mi ha dato un pizzicotto sulla guancia e ha detto: you’re great!”.

La reazione. “Avevo le ginocchia che andavano per i fatti loro, ho biascicato qualcosa in inglese per chiedergli se potevo avere una sua foto. Lui ha fatto di più: mi ha regalato una tela con una sua dedica e mi ha lasciato con un sorriso dicendo: fai un buon lavoro!”.

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