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Spettacolo

Ivano Marescotti si ritira: “Mi godo la vita da pensionato. Meglio che recitare in commediole insulse…”

Ivano Marescotti si ritira: “Mi godo la vita da pensionato. Meglio che recitare in commediole insulse…”. Ha scritto su Facebook: «Seguendo l’esempio di Jack Nicholson che a 73 anni s’è ritirato dalle scene per godersi la vecchiaia, comunico che mi ritiro dalle scene e non faccio più l’attore».

Come mai questo addio alle scene e ai set?
«Sono stanco. Ora finalmente potrò dedicarmi alla lettura e alle questioni della vita normale».

Lei ha iniziato tardi a recitare.
«A quarant’anni, più o meno. Ero impiegato all’ufficio urbanistica del Comune di Ravenna, ho partecipato al piano regolatore della città. Mi sono licenziato nel 1981, dopo dieci anni: non volevo più fare un lavoro fisso, inchiodato tutti i giorni alle stesse mansioni».

E ha iniziato a fare teatro?
«Sì, in teatrini che non mi garantivano una sopravvivenza decente. Recitavo un mese e stavo fermo per tre o quattro. Sono stati anni di vera gavetta. Poi è arrivato Albertazzi e c’è stato il primo salto professionale, nel teatro, con una continuità di lavoro. Nel 1990 sono stato il protagonista del primo film di Soldini, L’aria serena dell’Ovest: quello è stato il mio vero lancio».

Ivano Marescotti si ritira: “Mi godo la vita da pensionato”

[…] E i film italiani che ricorda?
«Strane storie di Sandro Baldoni del 1994, uno dei primi, divertente, più attuale oggi di trent’anni fa. E molti altri e le tante fiction: ho fatto una carriera che non mi sarei mai sognato di fare. La critica mi ha trattato sempre con i guanti di velluto. A teatro ho molto amato l’ultimo spettacolo, interpretato due anni fa, prima del Covid, uno Zio Vanja allo Stabile di Torino con Paolo Pierobon e la regia di una giovane ungherese, Kriszta Székely. Perfino Masolino D’Amico, che spesso storce il naso nelle sue recensioni, mi ha osannato».

Lei è noto anche per le sue prese di posizione politiche.
«Io prima di tutto sono un cittadino. Sono sempre stato socialista, comunista, ma oggi non c’è più un movimento che mi rappresenti. Dopo Berlusconi tutto è andato in vacca. Per un periodo ho votato Movimento 5 Stelle, perché il Pd, che era stato il mio partito, era andato al potere con tutti gli altri: volevo far cadere quel guazzabuglio di compromessi. Oggi di nuovo sono tutti insieme, e io credo che siamo nella merda fino al collo: non so chi voterò la prossima volta e forse non andrò a votare del tutto».

C’entra il Covid con il suo ritiro?
«Ero già stanco. Zio Vanja l’ho accettato perché non c’era da fare tournée: siamo andati solo a Budapest, ma è stata una specie di gita. I recital mi hanno appassionato ancora: quest’anno, per il centenario dantesco, ho fatto varie letture dal poeta. Per quarant’anni, comunque, mi sono impegnato tanto: ora mi godo la vita da pensionato. Meglio che recitare in commediole insulse, magari rimanendo mezza giornata in una roulotte aspettando di girare due scene».

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