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Intercettazioni Juve, la frase shock: “Come Calciopoli, ma ora ce la siamo creata noi”

Intercettazioni Juve, la frase shock: “Come Calciopoli ma ce la siamo creata noi”. L’edizione odierna de ‘Il Corriere della Sera’ pubblica le intercettazioni agli atti della Procura di Torino nell’ambito dell’inchiesta Prisma, che ha scatenato un vero e proprio terremoto in casa Juventus. Gli investigatori hanno intercettato i dirigenti bianconeri che, in pratica, hanno rivelato i dettagli grazie ai quali si è arrivati alla chiusura delle indagini che ha portato, come riportano tutti i maggiori quotidiani nazionali, alla richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Agnelli e un’altra dozzina di dirigenti del cda juventino.

Tornando alle intercettazioni, il direttore finanziario della Juve Stefano Cerrato, parlando dello scambio Tongya/Aké con il Marsiglia, valso una plusvalenza di 8 milioni, dice a un collega: «Tanto la Consob la supercazzoliamo». Inoltre, riporta CorSera, dopo aver parlato dell’affare Arthur-Pjanic con il suo predecessore Stefano Bertola (capo dell’area business), Cerrato chiama un revisore di Ernst&Young per dirgli di aver preparato la relazione: «Penso, che però, sarebbe opportuno dargli (alla Consob, ndr) un riferimento più o meno di principio contabile o di qualche cosa, cioè posso io supercazzolarli in modo più raffinato? Invece di dire solo questo?».

Intercettazioni Juve, le conversazioni che mettono nei guai i bianconeri

Per quanto riguarda invece le plusvalenze, gli inquirenti sarebbero in possesso di una lunga conversazione tra il ds Federico Cherubini e Bertola, intercettati la sera del 22 luglio mentre cenano in ristorante. I due parlano del capo dell’area tecnica Fabio Paratici, che da pochi giorni aveva lasciato il club. «Io l’ho detto a Fabio (Paratici, ndr): è una modalità lecita ma hai spinto troppo», dice Cherubini. «E lui mi rispondeva: “Non ci importa nulla, perché negli scambi se metti 4 o metti 10 è uguale, nessuno ti può dire nulla”». Il ds insiste: «Fabio ha avuto carta libera». La discussione è tale che Bertola confida: «La situazione è davvero delicata. Io in 15 anni faccio un solo paragone: Calciopoli. Lì c’era tutto il mondo che ci tirava contro, questa invece ce la siamo creata noi».

Parole inequivoche per gli investigatori, che ora contestano ai vertici del club — Andrea Agnelli, Pavel Nedved e Maurizio Arrivabene e ad altri manager — false comunicazioni sociali per tre bilanci (dal 2018 al 2020), ostacolo alla vigilanza, aggiotaggio e false fatturazioni. Sotto accusa ci sono le presunte «plusvalenze artificiali» e le «manovre stipendi» sul differimento delle mensilità dovute ai calciatori nei mesi di pandemia.

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