De Crescenzo a Belve: il trash conquista la Fagnani. E la Rai infanga Napoli con soldi pubblici. La Rai ha deciso: Rita De Crescenzo sarà ospite a Belve. E così, nel regno della televisione pubblica pagata con i soldi del canone, trionfa ancora una volta il folklore sopra ogni cosa, l’eccesso come rappresentazione e la caricatura come verità. Non un filosofo napoletano, non uno scrittore, non un artista o un imprenditore innovativo che magari racconti una Napoli moderna, complessa, viva. No, troppo rischioso: meglio puntare sulla formula magica del trash, che fa rumore, crea hype e non obbliga nessuno a pensare.
La scelta non è casuale, anzi, pare chirurgica. Rita De Crescenzo è perfetta per incarnare quel mix di colore, sregolatezza e teatralità che da anni l’Italia superficiale scambia per “napoletanità”. È la rappresentazione comoda di un Sud che si guarda dall’alto, che fa sorridere e al tempo stesso rassicura chi preferisce i cliché alla realtà. In un momento in cui Napoli cerca con fatica di liberarsi da decenni di pregiudizi, di risollevarsi culturalmente, socialmente e moralmente, la Rai decide di rimetterla nel fango. Con un sorriso e una risata di sottofondo.
Si dice, perché la notizia non è ufficiale, che la tiktoker non percepirà alcun compenso, come se questo bastasse a lavare la coscienza. Ma il punto non è quanto guadagna l’ospite: è che la trasmissione che la accoglie, la macchina produttiva che la promuove, lo spazio pubblico che la legittima, sono tutti pagati dai cittadini. Da chi ogni anno versa il canone per sostenere – almeno sulla carta – la cultura, la qualità, il servizio pubblico. Invece, ecco servito il solito piatto: folklore fritto e rifritto, condito con una buona dose di superficialità.
La controversia è diventata un pretesto per fare spettacolo
Ci si nasconde dietro l’idea che Belve “racconti i personaggi controversi”, ma la verità è che ormai la controversia è diventata un pretesto per fare spettacolo dell’abisso. Non si scava, si amplifica. Non si analizza, si monetizza. E Napoli, nel frattempo, paga il conto: una città che ha dato all’Italia Totò, Eduardo, Basile e centinaia di voci straordinarie, viene ancora una volta ridotta a macchietta, a contenuto virale da prima serata.
E poi c’è Francesca Fagnani, la conduttrice e giornalista che con il suo stile tagliente aveva conquistato una parte del pubblico per la capacità di mettere a nudo i suoi ospiti. Stavolta però la lama affonda nella credibilità della trasmissione stessa. L’invito a Rita De Crescenzo segna una caduta di stile, un passo falso clamoroso che la iscrive di diritto nel club degli eredi di Barbara D’Urso: quelli che usano il disagio come spettacolo e la superficialità come intrattenimento. Un autogol che trasforma la giornalista in personaggio, e Belve in un salottino da share facile.
Il messaggio è chiaro: la Rai non racconta la Napoli che pensa, crea, innova, ma quella che si agita e urla. Perché la cultura non fa share, mentre il folklore, quello sì, riempie i trend di TikTok. E allora avanti, spalanchiamo i palinsesti al nuovo realismo digitale: quello in cui la realtà non è più raccontata, ma ridicolizzata. La televisione pubblica, con i soldi di tutti, continua a vendere la stessa vecchia cartolina deformata: Napoli come spettacolo di se stessa. E così, mentre la città prova a rialzarsi, la Rai la rimette in scena – non come capitale culturale, ma come barzelletta nazionale.
Carmine Gallucci
direttore@brevenews.com
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