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Al Bano: “Felicità come un’anguilla. A Romina non piace? Meglio se sto zitto. Da Carlo Conti solo scorrettezze”

Al Bano: “Felicità come un’anguilla. A Romina non piace? Meglio se sto zitto. Da Carlo Conti solo scorrettezze”. Al Bano su Felicità, Romina, Sanremo e le “scorrettezze” ricevute da Carlo Conti, e non solo. Il cantante pugliese, 82 anni, parla a cuore aperto in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Al Bano ricorda con semplicità uno dei suoi piccoli riti quotidiani: un bicchiere di vino e un panino. Racconta che l’ultima volta è stata «Ieri sera a casa mia davanti al camino. Qualche sorso di rosso e due fette di pagnotta con mortadella e provolone». Un’immagine domestica che si intreccia con la sua storia artistica, perché, come osserva, anche questa è Felicità: un brano che canta dal 1982 e che è diventato un simbolo.

Parlando della canzone, rievoca il momento in cui la ascoltò per la prima volta e la certezza immediata del suo successo: «Appena l’ho ascoltata chiamai il discografico Freddy Naggiar: “Questa minimo vende un milione e mezzo di copie”. Siamo arrivati a oltre 20 milioni, ormai è un inno». Eppure, qualche giorno fa, Romina l’ha criticata dicendo: «Non la volevo nemmeno incidere, la trovavo banale». La replica di Al Bano è secca, trattenuta solo in parte: «Meglio se sto zitto». Poi aggiunge: «È come sputare nel piatto in cui mangi. Ci ha guadagnato bei soldi, grazie a me. Avercene, di canzoni così. Ed è tutto meno che banale: fu la mia risposta ai colleghi che, negli anni delle Br, ammiccavano a quello stato di cose».

Al Bano: “Felicità come un’anguilla. A Romina non piace? Meglio se sto zitto”

Quando riflette sul significato della felicità, la definisce con un’immagine sfuggente: «Un’anguilla. Se la acchiappi non sai quanto ti resterà tra le mani». E ripensando ai suoi giorni più gioiosi, ne elenca molti, a partire da quello in cui, nel 1961, salì sul treno per Milano: «Tanti. Quando nel ‘61 ho messo piede sul treno per Milano. Non ho chiuso occhio: l’Italia l’avevo vista solo in tv. E poi la nascita dei miei sei figli. Ci sono stati anche momenti bruttissimi ma non mi lascio atterrare da quelli. Nella vita conta non arrendersi mai. C’è sempre una soluzione. Ripeto questo: “Voglio essere io un problema per i problemi”».

Oggi, dice, la felicità lo accompagna comunque: «Lo sono sempre. Detesto la tristezza, l’ho provata». E parlando del passato condiviso con Romina, ammette senza esitazioni: «Chiaro che sì, grazie a Dio». La gente pensava che non si sarebbero mai lasciati, ma lui ricorda come nella famiglia di lei il divorzio fosse quasi una consuetudine: «Quando mi misi con lei, nella sua famiglia la parola “divorzio” era la normalità. Suo padre, sua madre, i nonni, erano tutti divorziati. Sa come si dice: “Lu zumpu ca face la crapa lu face puru la crapetta” (il salto che fa la capra lo fa pure la capretta). Pensai: “Durerà per due o tre anni”. Però non volevo perdere neanche un giorno di quella vita eccezionale».

Quando le parole di Romina tornano a galla — «Non si smette mai di amare chi si è amato» — lui risponde con realismo: «Mah, con le parole possiamo dire tutto. L’amore c’è stato, è innegabile, come dopo la divisione. Abbiamo messo al mondo dei figli, meglio farsi la pace che la guerra. Da qui a chiamarlo amore però ce ne passa».

Al Bano: “Da cameriere a star grazie a Pippo Baudo”

Ricorda anche un curioso equivoco dei primi tempi, quando la scambiava per la gemella Raffaella: «Mica ero l’unico, sono due gocce d’acqua. Mi chiese un’intervista, poco dopo dovetti partire. Quando tornai la incontrai per caso, la salutai ma lei guardò dall’altra parte. Ci restai male. Dopo mi spiegarono che c’era una gemella. “Ah, complimenti!”».

Ripercorrendo gli inizi della sua carriera, cita la leggenda secondo cui fu Baudo a scoprirlo mentre lavorava come cameriere al ristorante “Il dollaro”: «L’ho conosciuto dopo, ma a Pippo piaceva raccontare questa storiella. Siamo stati come fratelli. Il cameriere lì l’ho fatto davvero, prendevo 60 mila lire al mese e mangiavo gratis. In più dipingevo bene e vendevo i miei quadri». Con quei soldi aiutava la famiglia: «Guadagnavo più io da solo che mamma, papà e mio fratello in tre. Ai miei avevo detto che ero impiegato al Comune di Milano. Un giorno passò un compaesano di Cellino. Gli diedi pure 50 mila lire da consegnare alla mia famiglia, non glieli ha mai dati. E gli rivelò che ero solo un cameriere».

La reazione dei suoi fu dura: «Al Sud era come dire che facevi lo schiavo. Ma almeno finalmente mangiavo». Ricorda anche la fame dei primi tempi e un episodio quasi comico: «Un giorno, con gli ultimi soldi, presi un barattolo dallo scaffale di un alimentari. Era vicino alla Simmenthal, credetti che fosse carne a fette. Era ananas sciroppato. “Ma che strana carne che mangiano i milanesi”. Per una settimana andai avanti a pane e ananas».

Al Bano: “Da Carlo Conti solo scorrettezze”

Non mancarono le umiliazioni: «Il capo cameriere mi urlò: “Voi terroni ci rubate il lavoro e le ragazze”. “Tra due giorni me ne vado, ma tornerò e tu dovrai servirmi”». E infatti, due anni dopo, con Nel sole primo in classifica, tornò davvero: «Mi ripresentai al locale, ma gli dissi: “Siediti e mangiamo insieme”». Con i primi guadagni fece un regalo importante al padre: «Comprai il trattore a papà. Prima aveva solo il mulo. Mi disse: “Ora la gente mi guarda male, è invidiosa”».

La sua lunga storia con Sanremo si è chiusa nel 2017: «Nel 2017 mi cacciarono la prima sera, avevo una canzone meravigliosa. Ora basta, non propongo più niente». E parlando di Carlo Conti, non nasconde il rancore: «Da lui ho ricevuto solo scorrettezze però pazienza, la rabbia non fa bene. Non abbiamo un buon rapporto, ma siccome soffro di sanremite acuta lo guarderò e gli auguro un grandissimo successo. Sono un Re, non mi mischio con dei semplici Conti». Infine, con autoironia, affronta anche le battute dell’amico Peppino di Capri sul fatto che si tinga i capelli: «Sì, me li tingo, mbè? Non ho niente da nascondere. Non sopporto il bianco sulla mia faccia, mi sbatte».

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