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Sharon Stone: “Intelligenza artificiale? Siamo di fronte a una scelta. Dopo l’ictus mi sono reicarnata”

Sharon Stone: “Intelligenza artificiale? Siamo di fronte a una scelta. Dopo l’ictus mi sono reicarnata”. Sharon Stone ha parlato di Intelligenza artificiale e disarmo nucleare nel corso del suo intervento al Campidoglio, a margine di un incontro di premi Nobel e capi di Stato. Di seguito vi proponiamo alcuni passaggi dell’intervista a ‘Il Corriere della Sera’.

L’intervistata apre la sua riflessione sull’intelligenza artificiale sottolineando come l’umanità si trovi ancora nelle fasi iniziali della comprensione di questa tecnologia. Lo chiarisce affermando: «Siamo nelle fasi iniziali della nostra comprensione dell’intelligenza artificiale. Così come un tempo lo eravamo con i computer, i cellulari, le automobili e, ancora prima, i treni. Eravamo anche agli inizi quando sono comparsi le armi da fuoco e gli ordigni nucleari..

E aggiunge: «Tutte queste cose hanno portato benefici e svantaggi, alcuni dei quali stiamo ancora cercando di comprendere. Come per tutte queste tecnologie, è importante ricordare che sono qui per servire l’umanità, non il contrario. Con questa consapevolezza e con la dovuta riflessione, possono essere utilizzate per il bene. O, al contrario, per il male. La scelta spetta a noi. Il nostro futuro dipende dalla qualità e dal valore delle nostre decisioni». Una posizione che introduce il tema delle tutele necessarie per proteggere il lavoro creativo, legate alla responsabilità nell’uso delle nuove tecnologie.

Sharon Stone: “Intelligenza artificiale? Siamo di fronte a una scelta”

Proseguendo, affronta il tema del ruolo delle donne nella narrazione cinematografica e del cambiamento dell’industria. Precisa che non si tratta di riconquistare qualcosa, ma di restare fedeli alla propria identità, ricordando che Hollywood non è separata dal resto del mondo. Lo esprime così: «Per me il punto non è riconquistare qualcosa, ma restare fedeli a noi stesse. Di conoscere davvero noi stesse. Del resto il mondo, e non solo Hollywood, è un ambiente in continuo cambiamento. Pensare che questo luogo immaginario cambi con tempi diversi significa credere che esista separatamente dal resto del mondo. L’industria cinematografica è un riflesso costante della condizione umana». Una visione che colloca il cinema dentro un movimento più ampio e universale.

Quando parla dell’Italia, il tono si fa più personale. La descrive come un insieme di persone, storia, cibo, agricoltura e spiritualità. Sharon Stone sottolinea la tradizione nella moda e nel design e un rapporto particolare con il tempo, più legato al luogo e all’esperienza condivisa che alla cronologia. Lo sintetizza dicendo: «L’Italia sono le sue persone, la sua storia, il suo cibo, la sua agricoltura e la sua spiritualità. L’Italia possiede una grande tradizione nella moda e nel design che affonda le radici nei secoli. L’Italia non ha un senso del tempo, ma un senso del luogo e dell’esperienza condivisa. È un Paese che ha il senso della famiglia». Un ritratto che mette al centro la dimensione culturale e comunitaria.

Sharon Stone: “A Hollywood una famiglia benedetta”

Riguardo a Hollywood come ambiente competitivo, l’intervistata ribadisce di aver costruito amicizie durature grazie alle persone straordinarie con cui ha lavorato. Ricorda le ore interminabili, le condizioni scomode e la disciplina necessaria, ma anche la gioia che deriva dal sentirsi parte di una famiglia creativa. Lo racconta così: «Sì. Sono grata alle persone straordinarie con cui ho lavorato e per cui ho lavorato. Per tutto ciò che mi hanno insegnato e mostrato attraverso il loro impegno, la loro disciplina e il loro duro lavoro. Quello che facciamo richiede interminabili ore di lavoro, spesso in condizioni piuttosto scomode. Eppure è soprattutto una fonte di gioia, perché sappiamo di essere una famiglia. Una famiglia fortunata e benedetta, che ha il privilegio di trasformare la propria immaginazione collettiva in qualcosa di magico».

Sharon Stone: “Dopo l’ictus mi sono reicarnata”

Infine, ricordando l’ictus del 2001, affronta il tema del successo e di ciò che conta davvero. Descrive l’esperienza della morte come qualcosa che apre gli occhi e sottolinea la fortuna di poter continuare il proprio cammino nella stessa vita e nello stesso corpo. Da quell’evento ha imparato a restare nel presente, consapevole che tutto potrebbe accadere di nuovo. Lo esprime così: «Morire è un’esperienza che apre gli occhi. Non a tutti è data la possibilità di reincarnarsi nel proprio corpo e nella propria vita e continuare il cammino. A me è successo. Si impara a restare nel presente, nel caso dovesse accadere di nuovo». Una riflessione che chiude con lucidità e gratitudine.

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