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Serena Brancale: “Bocciata da Simona Ventura? Su una cosa aveva ragione. Stereotipi di ‘Al mio paese’? A me piacciono”

Serena Brancale: “Bocciata da Simona Ventura? Su una cosa aveva ragione. Stereotipi di ‘Al mio paese’? A me piacciono”. Serena Brancale bocciata da Simona Ventura? La cantautrice pugliese, 36 anni, parla di questo ed altro in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Serena Brancale racconta che il brano Al mio paese, diventato uno dei tormentoni estivi, contiene un verso che sintetizza bene un certo immaginario meridionale: «Giri le case di tutti i parenti perché, “Se non vieni, mi offendo”». Di fronte a chi parla di un Sud da cartolina, pieno di stereotipi, Brancale rivendica invece un legame profondo con quelle radici, spiegando come «Io sono amante dei luoghi comuni, o meglio, mi mancano perché ormai sto a Roma da tanto tempo. E invece è importante ricordarsi da dove proveniamo, di quanto siano preziose le cose semplici. Capisco chi non apprezza, ma è giusto che ognuno canti quello che vuole. Io non canto la politica, canto il sorriso e la felicità di essere una donna del Sud».

Serena Brancale: “Stereotipi di ‘Al mio paese’? A me piacciono”

Ripercorrendo la sua storia, Brancale torna anche al giudizio ricevuto da Simona Ventura a X Factor, quando fu definita “non credibile”. Oggi, con lucidità, riconosce quel momento come una tappa formativa: «No, aveva ragione, all’epoca ero ancora acerba. Grazie anche a quell’esperienza sono tornata a casa e mi sono messa a studiare, mi sono iscritta in conservatorio per sentirmi completa. L’importante è mettersi in gioco e io non mi sono mai buttata giù».

Nella sua gavetta ci sono anche i matrimoni, che per lei hanno rappresentato una palestra fondamentale. Li descrive come una vera scuola, spiegando che «Sono una grande scuola, ti insegnano a essere molto professionale, a stare sul palco, a gestire il pubblico, a presentare i pezzi, a capire la scaletta e la dinamica musicale di un concerto. È una prova live di quello che sai fare con la musica e non è scritto su un foglio per un esame in conservatorio. Sono una grande fan dei matrimoni».

Il percorso musicale di Brancale affonda però le radici nella sua infanzia, quando viveva circondata dai pianoforti e dallo studio di sua sorella maggiore. Ricorda quel periodo come decisivo: «Io sono cresciuta in mezzo ai pianoforti, perché mia sorella, che è più grande di me, si preparava agli esami per il conservatorio. Sono cresciuta sentendola ripetere Rachmaninov, Brahms, Beethoven, Liszt. Sono sempre stata educata alla musica: non ho mai avuto un piano B».

Serena Brancale: “Bocciata da Simona Ventura? Su una cosa aveva ragione”

La famiglia ha avuto un ruolo centrale anche nel sostenerla: una madre musicista e un padre calciatore in Serie C che l’hanno sempre incoraggiata. Brancale racconta che «Mi hanno sempre spronato a fare quello che mi viene meglio. Credo sia un grande dolore per un figlio avere un genitore che non accetta i tuoi sogni. Perché se a 40 anni fai quello che hai scelto di fare, la mattina ti svegli con il sorriso. A me succede così: apro gli occhi felice di fare il mio mestiere perché ho avuto dei genitori che me l’hanno permesso e mi hanno sempre spinto a fare meglio. È magico e raro».

Oggi è in tour e, parlando del rapporto con il palco, confessa di non aver mai sofferto di ansia, se non in un’occasione particolare: «No, magari mi sono emozionata prima del brano Qui con me».

Quel brano è dedicato alla madre, scomparsa all’improvviso sei anni fa, e rappresenta per lei un passaggio emotivo molto forte. Racconta infatti che «Con quel brano ho superato una grande paura, la paura di mettermi a nudo. Cantarla a Sanremo è stata una grande prova, bastava poco che mi tremasse la voce. Invece è stato tutto perfetto perché ho lavorato molto sul fatto che dovessi farlo per lei e per me. Non è stato facile perché è bello portare la festa sul palco, ma portare te bambina che hai perso la mamma da un momento all’altro non è semplice. In quel momento però non ho pensato al dolore, ho pensato soprattutto a lei, felice che cantassi, a come mi voleva vedere e a come avrebbe fatto lei stessa che era una cantante professionista».

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