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Salute

Il caldo frena la fame ma fa ingrassare: l’incredibile scoperta 

Il caldo frena la fame ma può comunque favorire l’aumento di peso. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori del Pennington Biomedical Research Center, che ha identificato un meccanismo cerebrale chiave che collega la temperatura ambientale all’appetito e al bilancio energetico. La scoperta offre nuove prospettive su come le condizioni esterne possano influenzare il peso corporeo nel tempo.

I risultati, pubblicati sulla rivista Communications Biology, descrivono un gruppo di neuroni che collega termoregolazione, fame e metabolismo. Lo studio si è concentrato sull’ipotalamo, regione cerebrale centrale nella regolazione della temperatura corporea e del bilancio energetico, individuando in particolare i neuroni recettori della leptina nell’area preottica, sensibili alle alte temperature.

Attraverso tecniche avanzate su modelli animali, i ricercatori hanno osservato che il caldo attiva questi neuroni, riducendo l’assunzione di cibo e aumentando la sazietà. I neuroni comunicano con il sistema della melanocortina, una via fondamentale per il controllo della fame e della sazietà, e la sua attivazione riproduce gli effetti di soppressione dell’appetito indotti dal calore.

Meno calorie bruciate

La riduzione dell’appetito, tuttavia, non impedisce necessariamente l’aumento di peso. Le temperature elevate diminuiscono anche il dispendio energetico dell’organismo, facendo bruciare meno calorie. Di conseguenza, la riduzione del consumo calorico può essere maggiore della diminuzione dell’assunzione di cibo, favorendo nel tempo un aumento del peso corporeo.

I ricercatori definiscono questo fenomeno un effetto obesogeno degli ambienti caldi e sottolineano che la temperatura rappresenta un fattore rilevante, spesso trascurato, nella regolazione del peso a lungo termine. Secondo Laura Kaiser, autrice principale dello studio e dottoranda senior presso il Central Leptin Signaling Laboratory, i risultati mostrano che il cervello integra segnali ambientali, come la temperatura, con quelli metabolici, offrendo un quadro più completo dei fattori che influenzano il peso.

Heike Muenzberg-Gruening, direttrice del Laboratorio Centrale di Segnalazione della Leptina, ha sottolineato che gli ambienti caldi riducono il dispendio energetico e che, anche con un calo dell’appetito, l’effetto complessivo può favorire l’aumento di peso. Il fenomeno potrebbe aiutare a comprendere il ruolo degli ambienti moderni a temperatura controllata nell’obesità.

I risultati

Secondo i ricercatori, comprendere il rapporto tra temperatura e bilancio energetico potrebbe contribuire a spiegare l’aumento dei tassi di obesità negli ambienti interni climatizzati, oltre a chiarire come il caldo possa favorire l’aumento di peso anche in individui sottopeso nonostante la riduzione dell’appetito. Lo studio apre inoltre la strada a potenziali strategie terapeutiche mirate ai circuiti neurali che collegano ambiente e metabolismo, offrendo una visione più completa dell’interazione tra stile di vita, condizioni ambientali e salute nel tempo.

La ricerca evidenzia quindi un conflitto tra due risposte dell’organismo alle alte temperature: da una parte diminuisce la fame, dall’altra si riduce il consumo di energia. Questo collegamento tra termoregolazione e regolazione dell’apporto energetico riguarda circuiti cerebrali specifici e potrebbe spiegare perché condizioni ambientali persistenti abbiano effetti sul peso nel tempo.

I risultati indicano inoltre che intervenire su questi circuiti potrebbe rappresentare un possibile approccio per affrontare l’obesità e comprendere meglio il rapporto tra ambiente, metabolismo, alimentazione e salute a lungo termine. anche nel lungo periodo e nella vita quotidiana.

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