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Salute

Brain fog, la nebbia mentale che può essere la chiave per combattere il cancro ai polmoni

La cosiddetta brain fog, o nebbia mentale, potrebbe offuscare la capacità del sistema immunitario di rilevare i tumori e potrebbe essere la chiave per combattere il cancro ai polmoni che si sviluppa anni prima della diagnosi. Il team dell’University College London (UCL) ha monitorato questo segnale utilizzando prototipi di test del sangue e lo ha invertito con l’ausilio di farmaci.

Guidata dal professore associato James Reading e dal professor Sam Janes, la ricerca, pubblicata sulla rivista Nature, individua nuove possibilità per intercettare il cancro ai polmoni nelle sue fasi iniziali, prima che le lesioni precancerose si trasformino in tumori.

Nel Regno Unito questa malattia provoca circa 32.800 decessi ogni anno. Tra le persone a cui viene diagnosticato un tumore polmonare, soltanto l’11,1% ha una probabilità di sopravvivere almeno dieci anni. La difficoltà principale è rappresentata dalla diagnosi tardiva: quando compaiono sintomi evidenti, soprattutto negli stadi avanzati, le possibilità di trattamento risultano più limitate.

I risultati

Il gruppo di ricerca ha esaminato campioni di sangue e tessuti provenienti da partecipanti a studi di sorveglianza e screening a lungo termine. Gli scienziati hanno inoltre analizzato processi analoghi nei topi, per comprendere i meccanismi che favoriscono la trasformazione delle lesioni precancerose in tumori polmonari.

L’attenzione si è concentrata sulle cellule T regolatorie, note come Treg, componenti specializzate del sistema immunitario. I ricercatori hanno osservato che queste cellule si accumulano progressivamente mesi o anni prima della comparsa del cancro. La loro presenza potrebbe quindi costituire un segnale precoce dello sviluppo della malattia, individuabile prima che il tumore diventi clinicamente evidente.

Normalmente, le Treg limitano l’attività di altre cellule immunitarie. Questo meccanismo, tuttavia, può favorire la crescita delle lesioni precancerose, che riescono così a sottrarsi al controllo dell’organismo. La cosiddetta brain fog descrive proprio questa condizione, nella quale le difese dell’organismo non contrastano efficacemente le cellule potenzialmente tumorali.

I test nel mirino

Attraverso prototipi di esami del sangue, il team ha verificato che misurare i livelli delle Treg potrebbe aiutare a individuare le persone maggiormente esposte al rischio di cancro polmonare e i pazienti nelle fasi iniziali della malattia. I test potrebbero offrire uno strumento per identificare precocemente i soggetti da sottoporre a controlli mirati.

Gli scienziati hanno inoltre sperimentato farmaci antitumorali capaci di intervenire su specifici processi immunitari, con l’obiettivo di ridurre l’effetto immunosoppressivo delle Treg. Negli esperimenti condotti sugli animali, questo trattamento ha dimezzato la percentuale di soggetti che sviluppavano tumori polmonari e ha impedito la formazione di tutti i tumori di grandi dimensioni.

Charlotte Durkin, direttrice associata di medicina molecolare e cellulare presso l’MRC, ha sottolineato il valore delle nuove informazioni sui meccanismi iniziali della malattia. Catherine Elliott, direttrice della ricerca e delle collaborazioni presso Cancer Research UK, ha evidenziato le prospettive per strategie preventive personalizzate.

Secondo Janes, la ricerca punta a intervenire sulle lesioni precancerose, anziché limitarsi a trattare tumori già formati. Questo approccio, definito intercettazione del cancro, mira a impedire la progressione della malattia. I risultati aprono prospettive per diagnosi precoci e interventi preventivi, senza garantire ancora applicazioni cliniche immediate.

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