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Salute

Un problema in gravidanza aumenta il rischio che un bambino sviluppi l’ADHD: la scoperta

Un problema in gravidanza aumenta il rischio che un bambino sviluppi l’ADHD: la scoperta. Uno studio pubblicato su JAMA Psychiatry ha esaminato il rapporto tra i livelli del fattore di crescita placentare durante la gravidanza e una successiva diagnosi di disturbo da deficit di attenzione e iperattività, noto come ADHD, nei bambini. La ricerca parte dall’osservazione che l’ADHD interessa più del 10% dei bambini statunitensi tra 3 e 17 anni e che, nonostante la sua frequenza, mancano biomarcatori e trattamenti basati su meccanismi biologici definiti.

Gli autori sottolineano che diverse evidenze indicano origini prenatali per l’ADHD e per altri disturbi del neurosviluppo. Queste condizioni sono state associate anche a una salute meno favorevole della placenta e della gravidanza. In questo quadro, lo studio prende in esame il fattore di crescita placentare, o PlGF, una sostanza considerata importante per lo sviluppo dei vasi sanguigni della placenta, per la crescita del feto e per la perfusione fetoplacentare.

La ricerca si concentra sull’andamento del PlGF nel corso della gravidanza, valutandone le traiettorie nei diversi trimestri. L’obiettivo è verificare se i livelli materni del fattore di crescita placentare seguano un andamento differente nelle donne i cui figli riceveranno successivamente una diagnosi di ADHD. Il lavoro appartiene quindi a un filone di ricerca che indaga possibili collegamenti tra condizioni presenti prima della nascita e sviluppo neurologico successivo.

Fattore già conosciuto

Il fattore studiato è già conosciuto nell’ambito delle complicazioni della gravidanza. Livelli ridotti di PlGF sono infatti associati a condizioni come la preeclampsia e la restrizione della crescita fetale. Tuttavia, secondo gli autori, il possibile rapporto tra i fattori angiogenici placentari e materni durante la gravidanza e gli esiti del neurosviluppo dei figli è stato finora esplorato in misura limitata.

Lo studio considera dunque la placenta come un possibile elemento collegato alle condizioni prenatali che possono accompagnare lo sviluppo dell’ADHD. In questo contesto, i problemi della placenta e della gravidanza rappresentano il quadro biologico nel quale viene esaminato il PlGF, senza che il lavoro presenti il fattore come una causa già dimostrata del disturbo.

La ricerca, pubblicata online il 23 settembre 2026, è una ricerca di coorte e analizza specificamente le traiettorie del PlGF durante la gravidanza in relazione alla successiva diagnosi di ADHD nei figli. Il lavoro è stato pubblicato da JAMA Psychiatry e si inserisce nell’ambito della psichiatria, della salute riproduttiva e dello studio dei disturbi del neurosviluppo.

Necessità di comprendere i fattori prenatali collegati all’ADHD

L’interesse dello studio riguarda quindi la possibilità di individuare caratteristiche biologiche presenti durante la gestazione associate agli esiti neuropsichiatrici osservati più avanti nell’infanzia. Gli autori partono dalla necessità di comprendere meglio i possibili fattori prenatali collegati all’ADHD, considerando che attualmente i biomarcatori disponibili sono insufficienti.

L’analisi delle traiettorie del PlGF nei diversi periodi della gravidanza permette di concentrare l’attenzione non soltanto sui livelli del fattore, ma anche sulla loro evoluzione nel tempo. Il lavoro valuta così un possibile collegamento tra la fisiologia placentare durante la gestazione e una diagnosi di ADHD effettuata successivamente nei bambini.

Il lavoro nasce quindi dall’esigenza di approfondire il ruolo dei processi biologici che si verificano durante la gestazione. L’attenzione al PlGF consente di osservare un indicatore legato alla funzione vascolare placentare e alla crescita fetale, mettendolo in relazione con un esito neuropsviluppativo successivo. La domanda centrale rimane se le diverse traiettorie materne del fattore nei trimestri possano distinguere le gravidanze associate a figli che in seguito ricevono una diagnosi di ADHD durante i successivi anni dell’infanzia.

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