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Anna Mazzamauro: “Silvani? Sono altri due i personaggi più importanti. Ho un solo rimpianto e non ha paura della morte ma di un’altra cosa”

Anna Mazzamauro: “Silvani? Sono altri due i personaggi più importanti. Ho un solo rimpianto e non ha paura della morte ma di un’altra cosa”. Anna Mazzamauro sulla signorina Silvani, la carriera, e non solo. L’attrice romana, 87 anni, parla del personaggio che l’ha resa celebre, tra le altre cose, in una intervista a ‘La Repubblica’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Anna Mazzamauro ripercorre gli incontri decisivi della sua carriera, spiegando che oltre a Paolo Villaggio ce n’è stato uno in particolare. Ricorda infatti: «Quello col regista Aldo Trionfo, poi non saprei. Dicono che sono cattiva, ma non è vero. Io ci ho provato a recitare con attori mediocri, ma alla fine erano a disagio loro: che ci posso fare se la gente mi vuol bene e mi applaude di più? Mi hanno appena offerto una commedia strepitosa con un’altra bravissima attrice, ma ho rifiutato perché poi sarebbe diventata una gara. Io non sono invidiosa: ma di chi dovrei esserlo? Non devo più dimostrare chi sono. Preferisco la solitudine da palcoscenico. In questo ultimo spettacolo Brava. Bravissima… anche meno (29 e 30 ottobre al Teatro Parioli di Roma, ndr) con me ci sono Paolo Bonanni, una sorta di angelo custode, e il pianista Sasà Calabrese, che mi accompagna da 13 anni. Mi racconto senza sipario, tutto scritto da me. Ormai sono autosufficiente: alla mia età nessuno me deve dì che devo fa…».

Anna Mazzamauro: “Silvani? Sono altri due i personaggi più importanti”

Parlando di ciò che si sogna e si teme alla sua età, Mazzamauro racconta con ironia e lucidità un momento particolare della sua vita professionale: «Sono una rediviva, stanno a morì tutti e mi fanno un sacco di proposte lavorative bellissime: se lo sapevo, ci arrivavo prima. Era dall’asilo che aspettavo ‘sto momento. Ho fatto un provino per Al Pacino e su 300 siamo rimaste in due, ora deve scegliere tra me e una che ha vent’anni di meno… E chi ci pensava? Io col cinema poi non c’entro nulla, dai, della Silvani non se ne può più…».

Il tema del giudizio degli altri ritorna spesso, e lei lo affronta senza filtri, rivendicando la propria natura: «Non sono di quegli attori che devono fare i profondi, oculati e simpatici nelle interviste per farsi amare. Se uno è sciocco, lo dico. Sono una belva, ma non ho accettato l’invito della Fagnani. Non posso dire che odio i social, che avranno anche il loro perché, ma nel mio caso una scema totale – e non mi faccia circostanziare l’accaduto – con un marito più scemo di lei mi ha ferita scrivendo di me ‘le vecchie parlano…’. Non posso abbassarmi a questo livello».

Ripensando ai personaggi che ha amato interpretare oltre la celebre signorina Silvani, Mazzamauro cita figure che hanno segnato la sua vita artistica: «Anna Magnani, che interpretai in Raccontare Nannarella. Ma anche Cyrano che feci senza spese extra di trucco per il naso. Sono stati i momenti più importanti della mia vita artistica, desideri esauditi che avevo fin da bambina. Avrei voluto fare Medea, ma qualsiasi regista mi avrebbe chiesto di dare a Giasone della merdaccia…».

Anna Mazzamauro: “Ho un solo rimpianto e non ha paura della morte ma di un’altra cosa”

Quando si parla di rimpianti, l’attrice torna agli anni della formazione e alle difficoltà incontrate nel mondo del teatro, raccontando episodi che hanno segnato il suo percorso: «Di non aver finito l’università, Lettere. Ma se non sto su un palco sono una donna inutile. All’Accademia ero convinta che mi avrebbero steso tappeti rossi, e invece no: sei così strana che non sapremmo cosa insegnarti. Andai al Piccolo, ma Strehler non mi riceveva mai: affittai una sedia dal portinaio e passavo le giornate in cortile. Odio i provini, in cinque minuti devi dimostrare che sei bravissimo, bellissimo e raccomandatissimo. Nel ’65 Dario Fo era indeciso tra me e la Melato, quando lei ancora aveva il naso. Ci portò al bar, non sapeva chi prendere, alla fine io andai da suo fratello Fulvio allo Stabile di Torino per fare l’Anconitana del Ruzante, bellissimo ruolo: una puttana».

Infine, riflettendo sul senso della vita e sulla fine, Mazzamauro affronta il tema con la stessa schiettezza che attraversa tutta la sua storia: «Sono atea. Non ho paura della morte, ma di morire. Perché non lo capisci e nel momento in cui lo capisci hai finito di capire. Ora che ho quasi tutto quel che volevo, ma perché devo morì? Resisterò finché un cavallo bianco di luna non mi riporterà nel nulla infinito. Mi farò cremare e non voglio funerali: sarebbero come una prima a teatro, con la paura che non venga abbastanza gente. Farò mettere le mie ceneri in un barattolo con l’etichetta ‘Sono in tournée’».

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