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Salute

Bere caffè può salvare la vita: “Ogni tazzina riduce del 3% un rischio”. Lo studio

Bere caffè può salvare la vita: “Ogni tazzina riduce del 3% un rischio”. Lo studio. A pubblicare la ricerca è l’Università di San Francisco, che ha analizzato gli effetti positivi del caffè sulle aritmie cardiache. Stando a quanto emerso dai risultati, ogni tazzina può ridurne il rischio del 3%.

Ovviamente non bisogna esagerare, come in ogni cosa del resto, ma i ricercatori, analizzando l’impatto del consumo di caffè sull’incidenza dell’aritmia in più di 380.000 persone, hanno evidenziato la scoperta. La bevanda, infatti, può portare nervosismo, ma può ridurre il rischio di ritmi cardiaci anormali o “aritmie”.

Come riporta il Daily Mail, lo studio è stato intrapreso dal bioingegnere Eun-jeong Kim dell’Università della California, San Francisco e colleghi e prova che ogni tazza in più che si consuma quotidianamente sembra ridurre del 3% il rischio di sviluppare un ritmo cardiaco irregolare.

“In questo studio prospettico di coorte, quantità crescenti di assunzione abituale di caffè erano associate a un minor rischio di aritmia”, hanno scritto i ricercatori nel loro articolo.

Questo è stato il caso, hanno aggiunto, “in particolare per la fibrillazione atriale e la tachicardia sopraventricolare, senza alcuna prova che differenze geneticamente determinate nel metabolismo della caffeina modificassero queste associazioni”.

Bere caffè può salvare la vita: lo studio

“I divieti comuni contro la caffeina per ridurre il rischio di aritmia sono probabilmente ingiustificati”. Nel loro studio, il dottor Kim e colleghi hanno analizzato i dati sulla salute, la genetica e le abitudini di consumo di caffè di 386.258 partecipanti nel corso di circa 5 anni.

I dati per lo studio sono stati raccolti dalla UK Biobank, un database su larga scala contenente informazioni genetiche e sanitarie dettagliate su mezzo milione di partecipanti. Durante il periodo di follow-up, 16.979 partecipanti hanno sviluppato un’aritmia incidente.

Dopo aver aggiustato i fattori di disturbo dei dati, come le caratteristiche demografiche, le condizioni di comorbidità e le abitudini di vita, il team ha scoperto che ogni tazza di caffè regolare in più consumata riduce il rischio di aritmia incidente del 3%. I risultati completi dello studio sono stati pubblicati sulla rivista JAMA Internal Medicine.

Ulteriori analisi hanno rivelato riduzioni simili e statisticamente significative del rischio sia di fibrillazione atriale che di tachicardia sopraventricolare, in particolare. Nella parte finale dello studio, il team ha cercato di vedere se sette diverse varianti genetiche note per influenzare il metabolismo della caffeina, alterassero la relazione tra consumo di caffè e rischio di aritmia, concludendo che non avevano alcun effetto.

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