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Reggiani: “Gatta morta? C’è una differenza tra uomo e donna. Ho un compagno, storia nata in lockdown”

Reggiani: “Gatta morta? C’è una differenza tra uomo e donna. Ho un compagno, storia nata in lockdown”. Francesca Reggiani su Gatta morta e non solo, l’attrice comica e conduttrice romana a tutto tondo in una intervista rilasciata ai microfoni de ‘Il Messaggero’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Chi è la gatta morta?
«Quest’ estate riflettevo sul fatto che se un uomo cerca di fare il piacione, nessuno dice niente, anzi viene incoraggiato. Se invece una donna ha comportamenti seduttivi, immediatamente diventa una gatta morta».

Quindi il suo vuole essere un manifesto in difesa delle gatte morte?
«Più che altro è in difesa di tutte quelle donne che, superata una certa età, non riescono a trovare un amore e neanche un innamoramento».

Perché, secondo lei? È colpa dello stigma sociale?
«C’è il mito insopportabile della giovinezza che provoca una forte discriminazione tra i generi».

Lei l’ha subita?
«Io sono stata fortunata perché, dopo la fine della lunga relazione con il padre di mia figlia (con il quale vado anche d’accordo), in pieno lockdown ho trovato un meraviglioso compagno. Lui non fa parte del mio mondo, ma ci capiamo perfettamente. Insomma, a 62 anni non mi sento sola».

Francesca Reggiani: “Gatta morta? C’è una differenza tra uomo e donna”

Dove vi siete conosciuti?
«È una storia pazzesca. Ci conosciamo da bambini, da quando io avevo 5 anni e lui 9. Poi però le nostre strade si erano separate».

[…] E lei quale relazione ha con il mondo virtuale?
«Diciamo che sono curiosa e cerco un confonto».

È facile demonizzarlo.
«A me ha insegnato una certa libertà. Una volta che ti infili in quel binario, scopri possibilità incredibili. Ma se devo prendere appunti, prendo penna e quaderno».

Scrive spesso?
«Ho buon rapporto con la scrittura e la lettura. Deve sapere che mio nonno, che era milanese, è stato il primo grande distributore di giornali. Alla fine della guerra, ha avuto l’idea che tutta l’Italia, da Nord a Sud, dovesse essere unificata dalla lettura mattutina del giornale».

C’è un personaggio drammatico che le piacerebbe interpretare?
«Più che altro mi piacerebbe lavorare con registi come Sorrentino o Martone. Magari anche in un ruolo drammatico. Ma, come diceva il mio maestro Gigi Proietti, è più difficile far ridere che far piangere».

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