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Spettacolo

Laura Laurenzi si racconta: “Cominciai da abusiva. Mi imbucai alle nozze di Maradona. E su Montanelli…”

Laura Laurenzi si racconta: “Cominciai da abusiva. Mi imbucai alle nozze di Maradona. E su Montanelli…”. La giornalista e scrittrice, 69 anni, ripercorre le tappe più significative della sua lunghissima carriera in una intervista ad Aldo Cazzullo per ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Laura Laurenzi, lei fa la giornalista da più di mezzo secolo.
«Cominciai da abusiva a Momento sera. Lavoravo gratis, quando arrivava l’amministratore dovevo nascondermi, eppure mi sentivo una privilegiata: prima o poi mi avrebbero assunta».

A Repubblica i redattori elessero a voto segreto la più bella: vinse lei.
«Non ero l’unica vincitrice e comunque nessuno me lo disse. Lo scoprii solo quando Franco Recanatesi, il caporedattore centrale, lo scrisse nel suo libro. Era passato troppo tempo perché potessi arrabbiarmi».

[…] Com’erano i rapporti tra Montanelli e Scalfari?
«Montanelli lo prendeva un po’ in giro. Mi chiedeva: “Ma davvero Eugenio apre la riunione stringendo la mano al caporedattore, come il direttore d’orchestra con il primo violino? Io non sarei capace di fare queste cose”».

In «Mai in prima persona», il suo nuovo libro, lei racconta che la vita di Montanelli era divisa tra due donne.
«A Roma con la moglie, Colette Rosselli, e a Milano con un’altra signora, di cui non si sapeva quasi nulla».

Laura Laurenzi si racconta: “Cominciai da abusiva”

Colette però sapeva. Non era gelosa?
«Certo. Diceva che non si può amare senza gelosia; tutto sta in come la si gestisce. Lei non era tipo da scenate: “Sono alta un metro e ottanta, se mi agitassi sembrerei un mulino a vento” sorrideva. Gli incontri con Indro le apparivano viaggi all’estero, di quelli che ogni tanto è bello fare».

[…] Che ricordo ha di Marta Marzotto?
«Diede una festa da 1.600 invitati per la figlia Diamante nel castello Odescalchi di Bracciano illuminato a giorno dalle fiaccole. Era il 7 luglio 1981. Infuriava il terrorismo, due giorni prima le Br avevano ammazzato Giuseppe Taliercio, il capo del Petrolchimico di Marghera. Marta fu molto criticata. Lei disse: ho avuto un’infanzia senza favole, e ho voluto regalare una favola a mia figlia».

Lei fu tra i primi ad arrivare in via Fani…
«Salii sulla berlina di Moro, mi sedetti nel posto dietro a quello di guida, accanto a dove era seduto lui. C’era una pila di carte, le sfogliai: erano le tesi dei suoi studenti di procedura penale. Arrivarono i carabinieri a farmi scendere. Contai i bossoli. Un rigagnolo di sangue continuava a scorrere sul marciapiedi».

… E parlò con Alfredino Rampi, prigioniero nel pozzo.
«C’era un vigile del fuoco, Nando Broglio, che con il microfono e la cuffia conversava con il bambino, per tenerlo sveglio. La mattina del secondo giorno, distrutto per la notte insonne, si tolse la cuffia e me la passò: “Ci parli un po’ lei, che almeno è una donna”».

Cosa disse ad Alfredino?
«Di non avere paura, che tutto sarebbe finito presto, che sarebbe arrivata la mamma. Erano davvero convinti di salvarlo. Lui si lamentava per il freddo, per il buio. È un ricordo terribile. Vorrei tanto averlo dimenticato».

Laura Laurenzi si racconta: “Così mi imbucai alle nozze di Maradona”

[…] Lei si imbucò al matrimonio di Maradona.
«Era stato papa Wojtyla a convincerlo a sposarsi: aveva già due bambine. Fece il volo di andata con un cartello al collo: “Io sono single, è mia moglie che si sposa”. Alla cerimonia civile ero l’unica giornalista, e lui mi fece cacciare. Non è vero che tutti gli argentini lo amavano, anzi, la sua auto passò tra due ali di folla che la prendevano a calci e sputavano sui finestrini; anche perché era una Rolls-Royce Phantom del 1938 appartenuta a Goebbels, il gerarca nazista. Il giorno dopo ci fu il matrimonio religioso. Il banchetto andò avanti sino alle otto del mattino».

Si imbucò pure a una festa di Berlusconi…
«Mi chiese se il lifting era venuto bene. Lui non era soddisfatto, e in effetti l’occhio destro era più gonfio e meno mobile del sinistro».

… E alle nozze di Pavarotti.
«Con la mia collega e complice Maria Corbi ci dicemmo che per passare da musiciste dovevamo indossare qualcosa di eccentrico. Maria aveva un enorme colbacco rosa, io una spilla di Vandea in simil diamanti con la croce conficcata nel cuore. Ci fecero entrare. Finimmo al tavolo con un tizio dall’aria familiare, con gli stivaletti e la basetta feroce. Quando Pavarotti chiamò i suoi amici artisti per cantare, il tizio si alzò. Era Bono degli U2».

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