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Spettacolo

Matteo Bocelli si racconta: “Da mio padre ho ereditato un aspetto. Innamorato? Si, ma della vita”

Matteo Bocelli si racconta: “Da mio padre ho ereditato un aspetto. Innamorato? Si, ma della vita”. Matteo Bocelli si racconta, il cantante, secondogenito di Andrea Bocelli, 25 anni, ripercorre le tappe più significative della sua vita in una intervista a ‘Il Giornale’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

[…] dove vuoi arrivare invece?
«Nella vita bisogna cercare di mirare alla perfezione anche se la perfezione non esiste… e a fare del bene, poi c’è chi ci riesce di più e chi meno. Ma non bisogna mai accontentarsi, né di fare del bene né a puntare ai nostri obiettivi, e quando ci si accorge di avere già raggiunto qualcosa, alzare l’asticella un’altra volta».

Matteo Bocelli si racconta: “Da mio padre ho ereditato un aspetto”

Sei un competitivo?
«… eh un po’ sì. Questa cosa l’ho ereditata dal babbo, ce l’abbiamo nel sangue, non ci piace perdere».

Cosa pensi di avere preso da lui, a parte la voce…
«Avere ereditato la voce sarebbe già qualcosa (ride). Tralasciando la voce, una cosa che ammiro moltissimo di mio padre è la pazienza. Se la mia famiglia oggi è piuttosto equilibrata, tanto è anche grazie a lui. Riesce sempre a vedere il bene e il bello ovunque. Non sottolinea mai gli aspetti negativi e pensa moltissimo al prossimo. Il babbo dice sempre di avere ricevuto tanto dalla vita e quindi si sente in dovere di contraccambiare. Io cerco di seguire questo esempio e nel mio piccolo di fare del bene».

Per esempio come?
«Il modo per me più semplice per fare del bene in quantità, in grande, è attraverso la musica che ha un potere enorme, attraverso le emozioni che tento di trasmettere. Poi il bene va fatto anche e soprattutto alle persone vicine, che vivono nel tuo piccolo mondo. Piccoli gesti… dall’amico al conoscente, alla persona che magari ti chiede un aiuto».

Cosa ha significato chiamarsi Bocelli?
«Non mi ha mai influenzato negativamente. Quando c’è una passione vera non bisogna temere niente. Capisco che è una grande responsabilità perché il babbo ha dimostrato tanto nella sua vita attraverso la musica. Da parte mia darò sempre il massimo per cercare di fare della bella musica, regalare delle belle emozioni e poi, a prescindere dal livello che raggiungerò, io punterò a divertirmi…».

Matteo Bocelli si racconta: “Il cognome non mi ha mai influenzato”

È un consiglio del babbo?
«Lui dice che nella vita è importante fare ciò che si ama ma è ancora più importante amare ciò che si fa. Io ho avuto la fortuna di fare ciò che amo».

Ci sono state pressioni da parte sua?
«Mai. Ha introdotto tutti noi figli alla musica, anche se di fatto non c’era bisogno perché la musica c’è sempre stata in casa fin da quando siamo nati. Lui però ha sempre sostenuto che nella vita è importante imparare più cose possibili. E dato che per il babbo la musica è stata una cosa importante, voleva che i figli la conoscessero. Io poi oltre a conoscerla mi ci sono anche appassionato…».

[…] Si parla ovviamente sempre del tuo babbo. Ma in che cosa pensi invece abbia avuto parte importante la tua mamma?
«Lei è una persona molto riservata, non ama stare sotto i riflettori e questa probabilmente… chi lo sa, potrebbe essere stata anche la cosa che ha fatto purtroppo crollare un po’ tutto il castello quando poi si sono divorziati. Cosa penso di aver preso da lei? È una persona molto sensibile, anche io lo sono. D’altronde come si fa senza sensibilità ad arrivare al cuore delle persone?».

I tuoi genitori si sono separati quando eri molto piccolo. Come lo hai vissuto?
«Nella vita chi più chi meno vive momenti più sereni e più complicati. Sicuramente la separazione è una cosa che difficilmente non tocca l’animo di un bambino, perché quando finisce l’amore tra due persone che bene o male ti hanno creato, per un figlio non è mai semplice accettarlo. Ma sono molto fortunato perché i miei genitori sono in buonissimi rapporti, mi hanno voluto un bene dell’anima e nonostante fossero separati sono stati molto presenti. Anche il babbo, nonostante la lontananza legata al lavoro. In casa poi ci prendiamo anche in giro spesso…».

[…] Sei religioso?
«Sì, la nostra famiglia lo è molto. Diciamo che mi è più difficile credere che non esista un Dio che non il contrario. Tutto ciò che ci circonda è così perfetto. Ed è anche più bello vivere pensando che dopo la vita terrestre c’è qualcos’altro».

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«Solo» è stato il tuo primo singolo. Da dove nasce?
«Era proprio legato a quel periodo della mia infanzia, ma la mia fortuna oltre alla famiglia, sono stati i miei amici. Ho dei carissimi amici che conosco fin dai tempi dell’asilo e che mi hanno aiutato sempre, sia nelle cose più banali che sulle questioni più complicate. Me li tengo stretti e cerco di passare più tempo possibile con loro».

[…] Che musica ascolti?
«Pop e opera, soprattutto ma non mi sono mai limitato… ho ascoltato da Eminem al rap al rock. Ma nella musica tutto si ricollega sempre. I Muse, ad esempio, hanno il frontman che ha fatto studi di conservatorio classico, o Freddy Mercury è stato un grande amante dell’opera».

Con chi vorresti duettare oggi?
«Se si guarda al panorama italiano, io sono un grande amante di Ultimo. È un artista che mi piace moltissimo. I suoi testi sono molto profondi. Si sente che non solo ha dei numeri per la scrittura, ma ha dei numeri legati anche all’anima».

[…] L’ultima canzone è invece «Dimmi», con Mahmood.
«È il brano con cui ho debuttato nel panorama musicale italiano e per me è stato davvero emozionante. Sono molto legato al mio paese e per assurdo temo, o comunque, sento molto di più una performance fatta in Italia che non all’estero. Mi ha dato molta più energia il palcoscenico di Sanremo piuttosto che New York o Los Angeles».

Scrivere in italiano o in inglese. Che differenza c’è?
«In italiano abbiamo molti più modi di esprimere un concetto, un sentimento, un’emozione. Abbiamo più sfumature, in inglese è tutto ridotto. Proprio un mese fa ho analizzato insieme ad alcuni autori americani testi di De André e Vasco Rossi e loro certe espressioni proprio non le concepiscono…».

Matteo Bocelli si racconta: “Innamorato? Si, della vita”

[…] «Dimmi» è un inno all’amore, sei innamorato?
«Sì… ma in generale della vita. Per persone come noi le relazioni d’amore non sono una cosa semplice. Soprattutto per uno come me. Io sarei un abitudinario ma quando poi ti trovi a viaggiare da una parte all’altra del mondo non è mai semplice mantenere le relazioni. L’amore è una cosa importante e non è semplice costruirlo con la mia carriera. Quando mi trovo bene con una persona non è che sto a bischereggiare … come si direbbe in Toscana, rispetto moltissimo i sentimenti. Poi le cose, si sa, a volte vanno bene, a volte cambiano, fa tutto parte della vita. Si vive di emozioni. Positive o negative. Ma una vita senza emozioni non è vita».

Tu perdoni?
«Sempre. Penso sia una cosa nobile magari per me è facile perché mi sono capitate situazioni semplici, che per qualcun altro possono essere più difficili e per altri ancora una stupidaggine. Ecco, ci vuole anche molto tempo prima di entrare nella mia sfera, ma il sentimento vero poi non tradisce mai».

Di cosa hai paura?
«Forse mi potrebbe spaventare nel futuro l’assenza di felicità. Per cosa? Non lo so… Intanto bisogna godersi il presente e poi gettare delle basi salde per costruire la vita che domani ti possa aiutare. Magari con fatica e ripeto, con gli amici veri e investendo sul bene. Più bene fai, e più torna indietro. Ho scritto poco tempo fa una canzone che non è ancora uscita proprio su questo. L’amore se si dà torna indietro. E io conto su questo».

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