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Spettacolo

Maya Sansa: “Lotta a discriminazioni è positiva ma corriamo un rischio. Censura non favorisce chi combatte”

Maya Sansa: “Lotta a discriminazioni è positiva ma corriamo un rischio. Censura non favorisce chi combatte”. Maya Sansa sulla lotta alle discriminazioni, la censura e non solo, l’attrice romana, 47 anni parla a tutto tondo in una intervista a ‘io Donna’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

[…] Un’ansia che lei non ha…
“Mai avuta. Certo, se ti avvicini ai 50 buona cosa è accettare la realtà, ma è una realtà che per ora non mi pesa. Forse non aver ancora realizzato tutti i miei sogni mi rende progettuale, mi fa desiderare di andare avanti. Certe volte “restare indietro” non è così male. Per esempio, non avrei mai immaginato che lavorare nelle serie tv mi avrebbe divertito tanto. Mi sembra di tornare all’Accademia quando conservi gli stessi compagni di lavoro a lungo e la famiglia artistica resta salda; una cosa importante per me che mi affeziono. Forse perché sono cresciuta in contesti di grande condivisione, mia madre era molto giovane quando mi ha avuta, aveva un sacco di amici intorno”.

Maya Sansa: “Lotta a discriminazioni è positiva ma corriamo un rischio”

Condividere è attitudine poco praticata oggi.
“Io l’ho imparato da bambina, avendo avuto un’infanzia che, se la osservo con gli occhi di oggi, mi sembra bella e complicata insieme. C’era la serenità assoluta portata da mia nonna (94 anni, che oggi vive accanto a lei a Parigi, ndr) e una vita rock’n’roll, a tratti molto divertente, con mia madre che viveva senza un compagno e amava molto fare festa. Sono cresciuta con un senso di incertezza, ma con un punto fermo. E la mia vita ha continuato a essere così. Le incertezze ancora oggi mi creano eccitazione, se non fosse così non avrei potuto fare questo lavoro. Pure le pause tra i film, stranamente, non mi angosciano: nei momenti di inattività mi sono sempre divertita, ho fatto altro, e questo altro mi ha sempre riempita: ho viaggiato, ho fatto la mamma. E se penso al mio personaggio nel film – che ha l’aspetto di una ragazza ultra dark che in gioventù ha frequentato i “bad boys” di Genova, ma che però poi ha studiato, si è laureata in biologia marina e ha un lavoro stabile e bello all’acquario – mi dico che ha trovato un suo modo di stare nel mondo”.

[…] È l’unica figura salda in un mondo di uomini perduti. C’è un’attenzione diversa nella scrittura dei personaggi femminili da qualche tempo?
“Il cinema è industria e tutto ciò che ha a che fare con il denaro è specchio del mondo. La nostra è una società patriarcale, ovvio che il cinema lo sia, si è sempre piegato a un certo umorismo, ha garantito più lavoro agli attori, ha preferito sceneggiatori uomini. Però se parliamo di artisti, ci sono talenti capaci di accogliere dentro di sé uno sguardo femminile. Gli uomini hanno sempre avuto desiderio di raccontare le donne e molti lo hanno fatto benissimo. Ora in questo momento di ribellione che ha prodotto una discriminazione positiva necessaria, si sta provando a riequilibrare le parti tra i generi e riguardo l’origine etnica delle persone. Però stiamo sperimentando anche fanatismo e se questa difesa dei diritti delle minoranze diventerà una guerra senza intelligenza, fatta di repressione della parola dell’altro, è sicuro che ci si ritorcerà contro”.

Maya Sansa: “La Censura non favorisce chi combatte”

C’è la guerra tra i sessi pure in Barbie…
“Le lotte identitarie, di qualunque tipo, producono ghetti: invece di unirci ci dividiamo in gruppi sempre più piccoli e isolati. È solo dialogando che ci si trasforma. Mio padre è sempre stato femminista, ma lui è cresciuto in Iran, l’ha toccata con mano l’ingiustizia che subivano le donne. E oggi i giovani iraniani sono tra gli uomini più femministi al mondo, li abbiamo visti battersi accanto alle loro sorelle. Mentre l’Occidente che blatera di #MeToo ha fatto poco e niente per sostenere il motto “donna vita libertà”, che è la loro versione di liberté egalité fraternité, la bandiera dell’Europa. Loro si uniscono e noi ci dividiamo. La generazione di mia madre, negli anni ’70, ha combattuto le sue battaglie unendo le forze di tutti e “diverso” a quel tempo era sinonimo di bellissimo. Io sono cresciuta così, vedere questo coro di “io” che difendono solo il proprio piccolo mondo mi spaventa: il separatismo ci porterà al disastro. E il revisionismo storico pure. Se ambientiamo un film negli anni in cui c’erano razzismo e omofobia e togliamo tutte le parole scomode per non urtare le varie sensibilità, che servizio facciamo a chi ha lottato per quei diritti? Li buttiamo al macero insieme al vocabolario proibito. Tom Hanks ha chiesto scusa per aver interpretato un gay in Philadelphia trent’anni fa!”.

Il mestiere dell’attore è sempre più difficile…
“Il mestiere dell’attore è proprio questo: allontanarsi da sé per capire l’altro, per permettere al pubblico di comprenderne le ragioni. Ed è stato molto bello essere diretta da un attore. Alessandro è un vero cinefilo. Non ci vediamo spesso, lui vive a Roma io a Parigi, ma quando sono a Roma e vado al cinema lo incontro sempre. Il suo profilo Instagram non è “io io io”, piuttosto “film film film””.

Mia figlia piccola ancora senza pressioni

[…] Sua figlia vive in un Paese e ne conosce già altri, le assomiglia. Anche lei ha cominciato a esplorare presto altri mondi.
“La società su di lei non ha ancora esercitato grandi pressioni, Talitha è ancora se stessa, coi suoi sogni e desideri. Più in là non so, credo che ci si confronti davvero con i figli solo quando diventano adolescenti. Io ho cercato di trasmetterle tutto quello di positivo che mi veniva dall’infanzia, compreso il vagabondare. Talitha è felice anche tra braccia che non sono quelle di sua madre e suo padre, fa pigiama party da quando ha tre anni. In questo assomiglia più a me che a Fabrice (Fabrice Scott, attore e docente di recitazione, ndr) che aveva la sua gang di fratelli e stava soprattutto con loro”.

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