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Salute

Vaccino contro il cancro riduce di quasi la metà il rischio di recidiva di un tumore mortale: lo studio

Vaccino contro il cancro riduce di quasi la metà il rischio di recidiva di un tumore mortale: lo studio. Il melanoma, una delle forme più aggressive di tumore della pelle, potrebbe presto essere contrastato con un approccio innovativo basato su un vaccino personalizzato che ha mostrato risultati promettenti nel ridurre il rischio di recidiva e di morte.

I dati presentati al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology di Chicago indicano che il trattamento sperimentale, denominato intismeran, è in grado di rafforzare l’efficacia dell’immunoterapia standard e di migliorare significativamente gli esiti clinici dei pazienti.

Nei casi in cui il melanoma si diffonde ai linfonodi o ad organi distanti come polmoni, fegato e cervello, la prognosi resta particolarmente difficile. In questo contesto, il nuovo vaccino contro il cancro è stato studiato come supporto alla terapia tradizionale per aumentare la capacità del sistema immunitario di riconoscere e attaccare le cellule tumorali.

La sperimentazione clinica, guidata dagli specialisti del NYU Langone Health, ha coinvolto 157 pazienti sottoposti in precedenza a intervento chirurgico. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a due gruppi: uno trattato con la combinazione di intismeran e pembrolizumab, un’immunoterapia già utilizzata nella pratica clinica, e l’altro con il solo pembrolizumab.

I dati

I risultati, pubblicati sul Journal of Clinical Oncology, hanno evidenziato benefici rilevanti nel gruppo che ha ricevuto la terapia combinata. Dopo cinque anni di osservazione, circa il 69% dei pazienti trattati con vaccino e immunoterapia risultava ancora libero dalla malattia, contro il 49% di coloro che avevano ricevuto esclusivamente il trattamento standard. Complessivamente, l’aggiunta di intismeran ha ridotto del 49% il rischio di recidiva del tumore o di decesso.

Ulteriori dati mostrano che il trattamento ha ridotto del 59% il rischio di diffusione del cancro ad altre parti del corpo, una fase che rende la malattia molto più complessa da controllare. Secondo i ricercatori, il meccanismo d’azione si basa sull’addestramento delle cellule T del sistema immunitario a riconoscere le mutazioni specifiche presenti nel tumore di ciascun paziente, favorendo una risposta più mirata e aggressiva contro le cellule cancerose.

Per realizzare questa strategia personalizzata, gli scienziati hanno analizzato i tumori rimossi chirurgicamente, individuando le proteine mutate caratteristiche di ogni caso e progettando un vaccino su misura. Questo approccio punta a superare uno dei limiti delle immunoterapie, che non sempre riescono a mantenere la loro efficacia nel tempo a causa della capacità delle cellule tumorali di sviluppare resistenza.

Il vaccino viene somministrato mediante iniezione in un linfonodo dell’ascella o dell’inguine e non per via endovenosa. Il trattamento viene effettuato ogni tre settimane e gli effetti collaterali osservati sono risultati in gran parte gestibili. È inoltre in corso una sperimentazione multicentrica di fase tre per valutare l’impiego del vaccino prima dell’intervento chirurgico e sono già attivi studi su altri tumori, compreso quello polmonare. Gli esperti hanno accolto con favore questi risultati, pur sottolineando la necessità di studi più ampi per confermare i benefici osservati.

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