Cancro ai polmoni, nuovo test del sangue prevede la recidiva con quasi un anno di anticipo. C’è un’arma in più contro la lotta al cancro ai polmoni, un nuovo test del sangue potrebbe prevedere la recidiva con quasi un anno di anticipo. Una delle maggiori sfide cliniche riguarda ciò che accade dopo l’intervento chirurgico: anche quando un tumore viene individuato in fase precoce e rimosso con successo, la malattia può ripresentarsi mesi o anni dopo.
Fino a oggi, il monitoraggio dei pazienti operati si è basato soprattutto su tomografie computerizzate e altri esami radiologici periodici, strumenti capaci di individuare il tumore soltanto quando ha raggiunto dimensioni visibili. Questo intervallo tra remissione apparente e conferma della recidiva rappresenta da tempo un punto critico che la medicina cerca di superare.
In questo contesto, ricercatori del NYU Langone Health e della Grossman School of Medicine di New York hanno dimostrato che un test del sangue basato sulla biopsia liquida può rilevare tracce molecolari di tumore polmonare molto prima dei metodi convenzionali, anche nelle fasi iniziali della malattia. I risultati pubblicati sul Journal of Molecular Diagnostics indicano che il monitoraggio del DNA tumorale circolante, costituito da frammenti di materiale genetico rilasciati dalle cellule cancerose nel sangue, permette di prevedere con elevata accuratezza il rischio di recidiva e apre la possibilità di interventi terapeutici personalizzati.
Le percentuali di ricadute
Il carcinoma polmonare non a piccole cellule è la forma più comune della malattia. Quando viene diagnosticato negli stadi iniziali, il trattamento standard prevede l’asportazione chirurgica del tumore e presenta tassi di sopravvivenza relativamente elevati. Nonostante ciò, le recidive restano una realtà significativa. Tra i pazienti in stadio I, la ricaduta interessa dal cinque al diciannove per cento dei casi; in stadio II la percentuale arriva al ventisette per cento e, nello stadio III, può raggiungere il quaranta per cento.
Secondo quanto spiegato da Matija Snuderl, responsabile principale dello studio e medico del Dipartimento di Patologia del NYU Langone Health, del Laura and Isaac Perlmutter Cancer Center e della Grossman School of Medicine, le biopsie liquide stanno diventando uno strumento fondamentale perché consentono di ridurre il divario tra la conclusione del trattamento e la recidiva clinica.
Il gruppo di ricerca ha seguito pazienti con tumore al polmone durante le diverse fasi terapeutiche, utilizzando campioni di sangue raccolti in serie e analizzati tramite sequenziamento dell’intero genoma. I livelli di DNA tumorale circolante sono stati monitorati come una sorta di impronta digitale molecolare del cancro, capace di segnalarne la presenza persino quando gli esami radiologici non mostrano anomalie evidenti.
L’aspetto più rilevante
L’aspetto più rilevante emerso è che la positività del test ha funzionato come indicatore altamente sensibile di malattia residua minima, cioè della presenza di cellule tumorali non rilevabili con i controlli abituali. Il sistema ha individuato recidive microscopiche con largo anticipo rispetto alla comparsa di tumori visibili nelle immagini diagnostiche. Al contrario, un risultato negativo è apparso strettamente associato a una remissione duratura.
Harvey I. Pass, coautore dello studio e medico del Dipartimento di Chirurgia Cardiotoracica presso NYU Langone Health, ha sottolineato che i pazienti restano esposti al rischio di recidiva anche nelle fasi iniziali. Ha inoltre evidenziato che la biopsia liquida può offrire sensibilità e specificità utili al monitoraggio postoperatorio e alle decisioni sui trattamenti successivi.
I dati riportati indicano una sensibilità del settantacinque per cento e una specificità dell’ottantatré per cento. Nei pazienti risultati positivi prima della conferma clinica, il vantaggio temporale mediano rispetto ai controlli convenzionali è stato di sedici virgola sette mesi.
Gli autori hanno comunque precisato che si tratta di uno studio retrospettivo condotto su quarantadue pazienti e che saranno necessarie ulteriori ricerche. Lo studio descrive possibili applicazioni lungo tutto il percorso assistenziale del paziente. L’identificazione precoce della recidiva potrebbe favorire trattamenti tempestivi.
Seguici anche su Facebook. Clicca qui












Aggiungi Commento