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Laura Chiatti: “Quasi Vera? Vi spiego il mio concetto di amore. La diagnosi mi ha aiutato. Mio marito il più lasciato d’Italia? Ha scherzato”

Laura Chiatti: “Quasi Vera? Vi spiego il mio concetto di amore. La diagnosi mi ha aiutato. Mio marito il più lasciato d’Italia? Ha scherzato”. Laura Chiatti su Quasi Vera, la diagnosi di Adhd, il marito Marco Bocci, e non solo. L’attrice perugina, 43 anni, parla a cuore aperto in una intervista a ‘Io Donna’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Laura Chiatti riflette sul partner perfetto e ammette che, se dovesse costruirlo lei, sarebbe «l’uomo più bipolare della Terra, di questo ne sono certa, io sono una contraddizione vivente. Ma forse è proprio questo il lato interessante: non può esserci nulla di razionale. Sulla carta potremmo pure “ordinare” un uomo come un piatto». Da qui si apre la sua visione dell’amore, che considera un territorio complesso: secondo lei ci innamoriamo non solo della persona reale, ma anche dell’immagine che ci costruiamo. Lo spiega dicendo che «forse ci appassioniamo anche all’idea che ci siamo fatti di qualcuno, perché per natura proiettiamo sull’altro quello di cui abbiamo bisogno. Poi, conoscendola davvero, quell’immagine cambia. E forse è proprio lì che capisci se ami davvero qualcuno: quando vedi la realtà per com’è e senti di voler approfondire anche quello che non corrispondeva alla tua visione iniziale. Nel film questa dinamica è portata all’estremo attraverso il virtuale, ma in effetti è una domanda molto attuale».

Laura Chiatti: “Quasi Vera? Vi spiego il mio concetto di amore”

Parlando del marito, che scherza dicendo di essere “l’uomo più lasciato d’Italia”, Chiatti ricorda quel momento di smarrimento vissuto pochi giorni dopo le nozze: «Marco scherza, ma un po’ è vero. Ci conoscevamo da tre mesi e, in un momento di lucidità, mi sono detta: “Ma chi è questo? Forse è meglio prenderci del tempo”. È stato un momento di paura, credo comprensibile, per quanto strano. Per il resto, nel mio matrimonio ci sono stati, e ci sono, momenti molto intensi e anche tanti scontri. Condividere la vita con qualcuno è impegnativo, inutile raccontarcela diversamente. Ma l’amore è proprio questo: non trovare una persona che corrisponda sempre ai nostri desideri, ma scegliere di confrontarsi con un essere reale, che può sorprenderci, contraddirci e perfino farci arrabbiare. Un compagno programmato per assecondarci sarebbe più semplice, ma non so se sarebbe altrettanto vivo».

Quando le viene chiesto se potrebbe confidare qualcosa di personale a un chatbot, la risposta è netta: «Per niente. Un chatbot non ha la possibilità di possedere qualcosa di vitale che si chiama empatia. Io, per esempio, essendo una persona estremamente sensibile ed emotiva, non riesco neanche a confrontarmi e a entrare in sintonia con esseri umani che hanno un approccio estremamente razionale alla vita, figuriamoci con una macchina».

Laura Chiatti: “La diagnosi mi ha aiutato”

Nel 2025 ha raccontato pubblicamente di aver ricevuto una diagnosi di Adhd, dislessia e disgrafia, e descrive quel momento come un sollievo: «Scoprirsi neurodivergente a 42 anni è stato un sollievo. Dare finalmente un nome a quelle difficoltà mi ha permesso di guardarmi con meno severità e di abbracciare quella bambina che ha vissuto sempre con ingiusti sensi di colpa. Un esempio: a scuola non ero brava nelle materie scientifiche. Sono arrivata a pensare di non essere intelligente, soffrivo per la paura dei giudizi. Ovviamente, scoprirlo da adulta significa aver passato una vita senza quelle strategie compensative che, se imparate da bambini, possono aiutare moltissimo. Oggi le difficoltà restano e ci convivo ogni giorno. Con i miei figli, su questo, c’è molta complicità. I bambini hanno un’intelligenza emotiva: osservano e non c’è bisogno di spiegare loro tutto».

Sul set, quella mente velocissima può diventare una risorsa: «Sul set, quella mente velocissima a volte può trasformarsi anche in una risorsa. Vivo di mappe mentali, di tempi diversi, di geroglifici associati a parole o battute, che mi permettono di costruire una memoria visiva tutta mia, difficilmente comprensibile a chi crede ancora che dichiarare di avere l’Adhd sia una moda. A vent’anni è diventata uno dei volti del cinema italiano. Ha lavorato con Sorrentino con Sofia Coppola in Somewhere. Di quell’esperienza ha raccontato di essersi sentita “piccola, fragile, persa”».

Laura Chiatti: “Mio marito il più lasciato d’Italia? Ha scherzato”

Alla domanda se oggi sarebbe ancora quella ragazza impaurita entrando sullo stesso set, risponde: «Temo di sì. Pensiamo che il tempo e l’esperienza ci rendano più sicuri, ma non è sempre così. Crescere non significa necessariamente perdere le proprie paure o fragilità. Forse la differenza è che oggi saprei riconoscere meglio quella paura e conviverci, invece di pensare di doverla superare per forza».

Infine, parlando di L’Aura e del lavoro con il marito, racconta che «Lui mi affida personaggi nei quali posso affondare, senza avere paura di essere troppo, di essere scomoda o di mostrarmi fragile. Il film racconta una dipendenza affettiva dalle dinamiche tossiche. Per arrivare in certi luoghi emotivi devi sentirti libera, devi poterti anche perdere un po’. Il fatto di conoscerci così profondamente, invece di essere un limite, sul set diventa un dono».

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