Levante: “Nuovo album? Il titolo ha spaventato mio suocero. Mentre scrivevo ho capito perché le mie storie d’amore fallivano”. Levante sul nuovo album, il rapporto con il compagno, Sanremo, e non solo. La cantautrice siciliana, 39 anni, parla del suo sesto album “Dell’amore il fallimento e altri passi di danza”, uscito il 9 ottobre, in una intervista a ‘Tv Sorrisi e Canzoni’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.
Levante racconta che la gestazione del nuovo album è stata «volutamente lunga». Per un decennio aveva sempre portato avanti più progetti insieme, tra dischi e libri, ma questa volta ha scelto di rallentare: stava scrivendo un disco e, allo stesso tempo, stava «risolvendo delle questioni con me stessa». Per farlo ha avuto bisogno di isolarsi: lei, che dice di parlare «pure con la presa della corrente», si è ritrovata a vivere come un’eremita. Dopo la nascita di Alma Futura, lavorare da casa sarebbe stato impossibile, così ha affittato uno studio a pochi passi da casa per ritrovare l’intimità necessaria.
Levante: “Nuovo album? Il titolo ha spaventato mio suocero”
In quello spazio andava ogni giorno, «come in ufficio, dalle 9 alle 7 di sera, con la pausa pranzo. Sempre da sola». Un ritmo che ha mantenuto per mesi, «da novembre 2024 a maggio dell’anno successivo», periodo in cui ha portato avanti anche un percorso personale con una «life coach», psichiatri e psicoterapeuti. Cercava una risposta precisa: «Perché facessi sempre fallire le mie storie d’amore». La svolta è arrivata quando si è ritrovata a parlare idealmente con suo padre, «là dove l’amore mi era stato insegnato e dove mi era stato rubato».
È proprio questo il nucleo emotivo della canzone Abissale, dove Levante dice di aver capito «di dover interrompere quel ciclo, spezzare la catena che mio padre mi ha tramandato». Da bambina, perdere l’uomo della sua vita l’aveva portata a pensare di «dover uccidere l’amore piuttosto che vivere di nuovo un’assenza», e a non avere «il coraggio di gettarmi nelle braccia di un altro». Oggi ne parla con leggerezza, ma il percorso è stato lungo: «Ci sono voluti mesi di terapia ed è un lavoro che prosegue. Ho quasi 40 anni, è un dolore maturo, un trauma calcificato. È come scoprire che hai un enzima che non ti fa digerire certi cibi».
Nel frattempo, con Pietro, suo compagno, il dialogo è stato continuo. Quando è stato annunciato il titolo dell’album, il padre di lui ha chiamato chiedendo: «Tutto bene tra di voi?»; una domanda che lei ricorda ridendo. Di Pietro dice: «È più intelligente di me ed è il motivo per cui stiamo insieme da sette anni: mi vede, mi legge, mi capisce prima che io capisca me stessa. Lui è avanti e mi sta aspettando». Insieme hanno fatto anche terapia di coppia, che Levante definisce «bellissima, la consiglierei a chiunque! È una triangolazione potente e ci ha aiutati tantissimo». Il loro equilibrio, racconta, è solido anche perché «Pietro ha un ego in pace, è un uomo risolto».
Levante: “Nuovo album? Mentre scrivevo ho capito perché le mie storie d’amore fallivano”
Il suo, invece, a volte ha preso il sopravvento: «Credo di essermi sempre comportata in maniera rispettosa per via della mia seria educazione “palagonese”, ma a volte il mio ego si è nutrito di insicurezze e paure». È stata perentoria, talvolta sgradevole, ma oggi fa scelte più aperte: «Ho persino cantato una hit estiva (“Al mio paese” con Serena Brancale e Delia). Se qualcuno mi invita alla festa, ci vado!».
La stessa apertura l’ha portata a recitare nella serie L’invisibile, trasmessa da Rai1: «Anni fa il mio ego si sarebbe ribellato, invece mi sono divertita tanto». Ha parole affettuose per Michele Soavi, «al regista voglio un mondo di bene», e per Lino Guanciale, «meraviglioso, sul set mi tranquillizzava». Vorrebbe rifarlo, studiando di più. Ricorda anche la telefonata del produttore Pietro Valsecchi: «Stiamo cercando una siciliana, il provino è tra due settimane»…
Infine, il capitolo Sanremo: «È stato il mio Festival più bello, prima mi faceva paura». Nonostante una cordite emorragica le avesse fatto perdere la voce, è riuscita a vivere l’esperienza con serenità: «Sono stata seguita da fisioterapisti e foniatri e poi è andata bene».
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