Valeria Fabrizi: “A 90 anni continuo a ricevere proposte di lavoro ma ho un problemino. Vorrei andarmene dopo una festa entrando in una luce”. Valeria Fabrizi sui 90 anni, le proposte di lavoro, il problemino di salute, il marito defunto, e non solo. L’attrice veronese si racconta in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Valeria Fabrizi, che il 20 ottobre ha compiuto 90 anni, racconta che questo traguardo porta inevitabilmente a riflettere sul senso della vita e sul suo confine. Come confida, «A una certa età si comincia a pensare di essere al confine della vita. Forse bisognerebbe sparire e basta: invitare gli amici, fare una bella festa e poi uscire da una porta piena di luce, senza vedersi distesa in una bara, una brutta immagine che mi dà un fastidio tremendo, io magari mi faccio imbalsamare, dovrò decidere al momento opportuno… questa è la vita».
Valeria Fabrizi: “A 90 anni continuo a ricevere proposte di lavoro ma ho un problemino”
Parlando della vecchiaia, non nasconde le difficoltà fisiche, spiegando che «La vecchiaia è una malattia. Arrivano gli acciacchi, che non mi mancano ovviamente: ho problemino alla mano, al ginocchio, agli occhi… sono cose inevitabili purtroppo. Spesso le persone mi dicono: ma come stai bene! E sono contenta che me lo dicano ma, proprio recentemente, sono scivolata e caduta sul set del film Panettoni e contrabbando al quale ho partecipato e ho dovuto mettermi un tutore. Mia figlia Giorgia mi ha regalato un bastone, che è molto elegante… cammino a passo lento, però mi preoccupo quando ci sono degli scalini da fare, per timore di non vederli. Per fortuna la memoria non mi manca e infatti, nonostante i 90 anni, continuano a mandarmi copioni da interpretare… Attualmente sto girando la seconda serie della Ricetta della felicità e continuo a essere Suor Costanza in Che dio ci aiuti, dove ho continuato a recitare perfino quando ho scoperto di avere un tumore, che per fortuna, dopo un’operazione, è scomparso, come se non ci fosse mai stata».
Poi racconta un episodio legato al guardarsi allo specchio, spiegando che non ha mai avuto problemi: «Assolutamente no, e le racconto una cosa. Tanti anni fa, me ne regalarono uno che era enorme, serviva per truccarsi in camerino e ingrandiva il viso: all’epoca ero molto più giovane, ma guardandomi lì riflessa sembravo un rospo. Ho ancora quello specchio, me lo tengo come ricordo. Aggiungo che con gli specchi ho sempre avuto un ottimo rapporto: quando da bambina sognavo di fare l’attrice, mi ci mettevo davanti per imitare Yvonne Sanson, l’avevo vista nei film con Amedeo Nazzari e mi piaceva tanto. Nelle tasche della mia vita c’era un destino artistico… d’altronde a scuola ero una somara, non avrei potuto fare altro».
Valeria Fabrizi: “Vorrei andarmene dopo una festa entrando in una luce”
Ripercorrendo gli inizi della sua carriera, ricorda che i fotoromanzi furono la sua prima scuola di recitazione e il primo stipendio: «È stata la mia prima vera e propria scuola di recitazione e anche il mio primo stipendiuccio. In precedenza, avevo fatto tanti mestieri: impiegata catastale, parrucchiera, sarta che sono ancora molto brava a fare. Tuttavia, la passione per il mestiere di attrice l’ho ereditato da mia mamma: anche lei aveva iniziato questo percorso ma, quando stava per fare un film con Mario Soldati, è scoppiata la Seconda guerra mondiale e allora ha lasciato perdere».
Arrivando ai ricordi più luminosi, Fabrizi racconta l’emozione del concorso di Miss Universo del 1957 a Los Angeles: «Che grande emozione! E non parlavo una parola di inglese! – ride – Avevo partecipato a una selezione, curata da giornalisti a Roma, per ragazze che facevano teatro e cinema: qualcuno di loro mi aveva visto al Teatro Sistina, dove avevo recitato in una commedia di Garinei e Giovannini e sono stata scelta».
Infine, rievoca l’incontro con Giovanni Tata Giacobetti, il grande amore della sua vita, spiegando che tutto iniziò in modo inatteso: «In un ristorante a Milano, ci presentò Ugo Tognazzi. Poi partecipammo entrambi alla commedia Carlo non farlo di Carlo Dapporto e, durante la tournée, ci capitò di dormire addirittura nella stessa stanza in hotel, perché non c’erano altre possibilità. Tata si comportò benissimo, mi chiese soltanto di tenergli la mano. Era un ragazzo serio, era l’uomo giusto da sposare e, quando poi ci scambiammo le fedi, venne il suo amico Helenio Herrera con tutta la squadra della Roma. Purtroppo, quando stavamo per festeggiare le nozze d’argento… se n’è andato per sempre».
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