Tecla Insolia: “Idda? C’è un terzo protagonista. Ho sempre temuto i social, soprattutto per un aspetto”. Tecla Insolia su Idda, la musica, e non solo. L’attrice siciliana, 22 anni, veste i panni di Adele una delle protagoniste del film di Irene Dionisio, presentato al Festival del Cinema di Roma. Ne parla in una intervista a ‘Io Donna’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Tecla Insolia racconta Idda come una storia in cui il vulcano non è soltanto un’ambientazione, ma una presenza viva che accompagna Adele e Sofia nel loro viaggio verso la cima dell’Etna. Per lei, il vulcano diventa davvero un personaggio: «Direi che è il terzo protagonista del film. Irene è riuscita a raccontarlo attraverso la fotografia e attraverso i sentimenti di Adele e Sofia. Io mi considero una persona abbastanza cinica, ma durante le riprese era inevitabile avere la sensazione di far parte di qualcosa di speciale. I miei genitori sono siciliani, quindi conosco la Sicilia, ma non ero abituata alla montagna siciliana, al vulcano. Sono posti che hanno un tempo tutto loro. Nell’arco di un’ora potevano cambiare completamente le condizioni: le nuvole, il vento, la pioggia, poi improvvisamente il sole. È qualcosa a cui non puoi non fare caso».
Parlando dei ruoli che interpreta, Insolia spiega che ciò che le resta addosso sono soprattutto sensazioni ed emozioni. Ricorda come, durante la promozione de L’arte della gioia, si sentisse quasi invasa dal personaggio: «All’inizio della promozione de L’arte della gioia dicevo di sentirmi quasi “posseduta” da Modesta e Valeria Golino rideva moltissimo. Quello che sto capendo ora, però, è che, nel frattempo, più si va avanti più si cambia. E si arriva a pensare: ma se quel film fosse arrivato oggi, come lo avrei affrontato? È un’evoluzione continua».
Tecla Insolia: “Idda? C’è un terzo protagonista”
A soli 22 anni ha già vinto un David di Donatello, un riconoscimento che la conferma sulla strada giusta ma che porta con sé anche una certa inquietudine: «Mi fa un po’ paura. Sono abbastanza pragmatica e so che le cose non durano all’infinito. Può esserci l’anno in cui non giri niente, perché le proposte non arrivano o i provini non vanno in porto. Questo mestiere è ciclico. Io vorrei riuscire sempre a prendere parte a progetti che mi ispirano e ai quali sento di poter dare qualcosa di speciale. La pressione c’è, certo, ma è soprattutto la paura di vedere tutto crollare a un certo punto. Per questo cerco di restare con i piedi ben saldi a terra, ma proprio belli piantati».
Fuori dal set, la sua vita è fatta di attese, studio e quotidianità: «Aspetto, studio copioni, incontro persone e vivo come tutti. Bisogna stare nel proprio tempo, altrimenti quando si recita, che cosa si dà? Di cosa ti riempi? Vivere per me significa anche stare a casa, sistemare i mobili, occuparmi di tutto quello che esiste fuori dal mestiere. Mi piacerebbe riuscire a ritagliarmi del tempo anche per studiare prima o poi».
La sua storia artistica nasce dalla musica: da bambina partecipò a Pequeños gigantes, poi vinse Sanremo Young nel 2019 e nel 2020 il Premio della Sala Stampa Radio-TV-Web “Lucio Dalla” per 8 marzo. Un percorso che lei stessa riassume così: «Cantare è stato a lungo, fin da bambina, il mio mezzo di espressione perché riuscivo a comunicare cose che a voce non riuscivo a dire. Ora ho il cinema. Poi chissà…».
Tecla Insolia: “Ho sempre temuto i social, soprattutto per un aspetto”
Sui social, che appartengono alla sua generazione, ha uno sguardo critico: «Quella dei social è una libertà controversa. Non sono stati proprio un beneficio per la costruzione delle nostre personalità. Ne ho sempre avuto un po’ timore, soprattutto per la possibilità di perdere il controllo sulla realtà e sulla percezione di me stessa. Ormai, però, sono un linguaggio che fa parte della nostra quotidianità, ma gli abbiamo dato un potere enorme. Cerco di prenderne le distanze: se scopro, ad esempio, su Instagram una notizia che genera molto hype (eccitazione, ndr), vado subito a verificarla altrove».
Li usa anche per prendere posizione su temi civili, soprattutto quelli legati alla violenza e ai conflitti: «Sicuramente la violenza che viviamo quotidianamente, come il genocidio a Gaza. Non penso che basti esprimersi su quello che succede in Palestina perché le cose cambino, però credo che, se ognuno fa la propria parte, qualcosa possa arrivare. Non sono una persona che parla di politica e non so tutto di politica, ma questo non significa che non si possa mostrare solidarietà o dire di no».
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