Ian Gillan: “Nuovo album? La fonte di ispirazione è soprattutto una. Feci una proposta a Pavarotti: mi diede del pazzo”. Ian Gillan sul nuovo album, e non solo. Il cantante 81enne dei Deep Purple parla dell’ultimo lavoro discografico della rock band tra le più grandi della storia, a 58 anni dalla fondazione, in una intervista a ‘La Stampa’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.
Ian Gillan racconta che la scintilla iniziale dell’album nasce da una riflessione sulla dinamica interna del gruppo, spiegando come l’ispirazione arrivi direttamente dalle relazioni personali: «La chimica umana. Il chitarrista Simon McBride (al secondo disco con i DP, ndr) ha fatto un gran lavoro, dimostrando di avere le nostre stesse radici».
Ian Gillan: “Nuovo album? La fonte di ispirazione è soprattutto una”
Ripercorrendo gli ultimi mesi, Gillan ricorda anche la sorprendente reunion di agosto con Ritchie Blackmore, un ritorno sul palco che ha segnato un momento inatteso dopo decenni: «È stato fantastico rivederlo sul palco e sorridere. Ritchie può essere molto cupo, ma ha anche un lato sfrontato, con un buon senso dell’umorismo. In questi ultimi anni siamo rientrati in contatto, lasciandoci alle spalle i vecchi rancori».
Guardando indietro ai rapporti complessi con il chitarrista, Gillan riflette su ciò che è accaduto nel corso degli anni, senza rimpianti ma con lucidità: «No, perché la vita cambia. All’inizio eravamo come cinque fratelli, che andavano in giro con un furgoncino e dividevamo le stanze, anche se il batterista Ian Paice dormiva solo perché aveva i piedi puzzolenti. Poi è arrivato il successo, i soldi, un’organizzazione più grande, le fidanzate che non si sopportano tra di loro e persone esterne che ti mettono in testa strane idee. Così io e Ritchie abbiamo cominciato a guardare in direzioni diverse. Per il nostro ultimo disco insieme, Who do we think we are, non si presentò nemmeno alle registrazioni fatte a Roma. È stato meraviglioso riunirsi dopo in Perfect Stranger, ma le crepe sono riemerse».
Passando alla musica, Gillan ricorda come quella storica formazione diede vita nel 1972 a Smoke on the Water, un brano nato quasi per necessità dopo il celebre incendio al concerto di Frank Zappa: «Non cercavamo un successo commerciale. Dovevamo riempire 7 minuti di Machine Head, nell’ultimo giorno di registrazioni a Montreaux. Il tecnico del suono si ricordò di quella prova fatta il giorno prima e funzionò».
Ian Gillan: “Feci una proposta a Pavarotti: mi diede del pazzo”
Da lì arrivò anche Made in Japan, un live destinato a diventare leggendario, il cui titolo nascondeva un’ironia precisa: «Il titolo è ironico. Quando nel 1969 registrammo Concert for group and orchestra insieme con Royal Philharmonic Orchestra, una giornalista chiese: “Ma chi si credono di essere?”. Non colse il senso dell’idea del tastierista John Lord, che aveva concepito un gruppo rock e un’orchestra come due giganti che si scontravano e poi si riconciliavano. All’epoca tutti i prodotti giapponesi erano considerati economici e scadenti, così scegliemmo quel titolo, come per dire che la nostra musica era scarsa».
Gillan ricorda anche un episodio particolare della sua carriera, il duetto con Luciano Pavarotti, nato da una telefonata inattesa e proseguito con un curioso scambio di proposte: «Ricordo quando squillò il telefono e mia moglie mi disse che c’era Pavarotti in linea. Mi propose di fare Child in Time, ma io chiesi di cantare Nessun Dorma. Mi rispose “ma sei pazzo?”. A un certo punto parlammo anche della possibilità di fare insieme un album rock. Credo che non ne sarebbe venuto fuori niente di buono. Così come la mia voce non è fatta per l’opera, la sua non era adatta al rock. Non parlo del timbro, ma dai mondi dai quali provenivamo. Avrebbe però potuto cantare delle ballate rock, in quello sarebbe stato straordinario».
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